COLOMBIA. Petro denuncia: “pronto un piano per assassinarmi”. Gli Usa confermano
di Davide Matrone | 26 Set 2024 | America Latina, In evidenza
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di Davide Matrone | 26 Set 2024 | America Latina, In evidenza
Un evento a suo modo storico, quello tenuto presso la Casa della Cultura Benjamín Carrión a Quito: il primo incontro delle organizzazioni e dei partiti della sinistra del paese, in vista delle elezioni presidenziali del 2025. Storico perché l’Ecuador storicamente non è mai stata terra fertile per le alleanze politiche-elettorali tra le forze di centrosinistra e della sinistra. L’ultimo esperimento di unità tra le sinistre si tenne durante le elezioni politiche del 2002. In quell’occasione a riunirsi furono 6 precandidati alla presidenza. Non si giunse a nessun accordo.
L’incontro è avvenuto il 31 luglio. Come hanno sottolineato molti esponenti politici presenti, si è dato grazie al manifesto promosso da 53 organizzazioni della società civile ecuadoriana, con l’obiettivo di riunire intorno a un tavolo tutti i partiti del centrosinistra, dei settori progressisti, dei movimenti e dei partiti politici della sinistra e battere il neoliberismo imposto dai governi di destra negli ultimi 7 anni, quelli di Lenin Moreno, Guillermo Lasso e ora di Gustavo Noboa.
Tra i promotori spicca la Federazione ecuadoriana di organizzazioni Lgbtiq+, i collettivi degli artisti ecuadoriani, la Federazione delle cooperative di trasporto pubblico (Fenacotip), le organizzazioni delle donne ed esponenti di alcune accademie del paese. I primi leader e partiti politici a rispondere in modo favorevole sono stati Leonidas Iza, presidente della grande confederazione indigenista Conaie, Luisa González, ex candidata presidenziale della Revolución Ciudadana e presidente dello stesso partito e l’ex governatore del Guayas, Jimmy Jairala del Centro democratico.
Si sono aggiunti poi Natasha Rojas come rappresentante dell’Unità Popolare, Marcelino Churuchumbi del partito Packakutik, i rappresentanti del Partito socialista ecuadoriano e quelli del Movimento Reto. Con un’assenza di peso, quella della Sinistra democratica che oggi vede tra le sue file Carlos Rabascall, ex candidato vicepresidente della Repubblica con il movimento dell’ex presidente Rafael Correa per le elezioni presidenziali del 2021.
Durante la convention, i leader dei partiti hanno mostrato buoni auspici e la disponibilità a lavorare in modo congiunto verso un accordo programmatico per battere le destre il prossimo anno. «Siamo decisi nella costruzione dell’unità della sinistre per combattere l’odio e il fascismo che hanno costruito immaginari collettivi che legittimano le disuguaglianze sociali ed economiche. Siamo però giunti a quest’incontro senza dimenticare il passato da cui provengono i gravi problemi che ancora viviamo oggi», ha dichiarato Leonidas Iza nel suo primo intervento.
Il leder della Conaie, pre-candidato presidente della Repubblica con il partito Pachakutik, ha ricordato come il razzismo in Ecuador venga dalle tappe della costruzione della Repubblica Ecuadoriana quando sin dalla Costituzione del 1830 nell’articolo 27 si sanciva l’affidamento degli indigeni – come classe innocente, abietta e miserabile – ai padri della Chiesa Cattolica. Affermazione che ha generato forti applausi nella gremitissima sala della Casa della Cultura.
«Malgrado le differenze, possiamo e dobbiamo incontrare dei punti in comune attraverso il dialogo evitando di accusarci mutuamente perché in questo mondo non andremo molto lontano. Chiedo che ogni organizzazione e partito faccia al suo proprio interno un autoesame analizzando i fattori che non hanno facilitato l’unità fin ora. Dobbiamo porre a un lato i personalismi e pensare per il futuro dei 18 milioni degli ecuadoriani che hanno perso tantissimo in questi 7 anni», ha dichiarato Luisa González di Revolución Ciudadana, il movimento di Rafael Correa.
González ha partecipato all’incontro, nonostante i dubbi mossi dall’ex presidente Correa sulle reti social, sulla sincerità di alcune formazioni presenti. L’ex presidente si riferiva in particolare ai dirigenti di Unione Popolare che da un lato si dichiarano di sinistra e dall’altro lato hanno appoggiato Moreno nel referendum del 2018 e Lasso nel ballottaggio delle elezioni del 2021.
Alla fine dell’incontro, un primo accordo: formare due Commissioni, una per lavorare all’elaborazione di un piano comune di governo, l’altra per scegliere le candidature per la possibile alleanza.
Davide Matrone
Docente e ricercatore universitario in Ecuador. Latinoamericanista
Pubblicato su:
https://ilmanifesto.it/ecuador-prove-generali-di-nuovo-fronte-popolare
Il mio articolo ripreso sul sito d'informazione e di opinione PLAN V con l'articolo scritto da Alexis Oviedo:
https://www.planv.com.ec/ideas/ideas/la-unidad-izquierdas
di Davide Matrone | 27 Giu 2024 | America Latina, In evidenza
di Mishell Mantuano Cabezas* e Davide Matrone –
Pagine Esteri, 27 giugno 2024. Nella giornata del 25 giugno 2024, la giornalista cubana Alondra Santiago, che risiede in Ecuador da 20 anni, ha informato che dal Ministero delle Relazioni Estere dell’Ecuador le è stato notificata la revoca del permesso di soggiorno da parte del vice ministro, Alejandro Dávalos. Secondo le autorità del Governo, la decisione si basa sul fatto che la giornalista Santiago, avrebbe commesso “degli atti che mettono in pericolo la sicurezza pubblica e la struttura dello Stato”. In Ecuador, da qualche tempo si rispolvera la Dottrina di Sicurezza Nazionale, come ai tempi della Guerra Fredda del secolo scorso.
L’atto è considerato, senza dubbio, come un “attentato alla libertà di stampa e alla libertà d’espressione” ad opera del Governo nei confronti della giornalista che da anni gestisce il programma politico “Gli Ingovernabili EC” nel suo canale in YouTube. In questa trasmissione si realizzano analisi di congiuntura politica con la partecipazione di invitati che vengono intervistati dalla comunicatrice cubana.
Immediata la reazione di Alondra Santiago che, una volta ricevuta la notizia ufficiale dalle Istituzioni del paese, ha pubblicato sulle sue reti sociali una serie di messaggi tra cui uno in cui ha dichiarato: “Questo governo vuole zittirmi a tutti i costi, però io non resterò in silenzio”. È importante menzionare che gli attacchi alla suddetta giornalista non sono affatto nuovi e recenti e rispondono alla logica xenofoba e neofascista alle quali la professionista è stata più volte attaccata per le sue posizioni politiche ed ideologiche.
Alcune settimane precedenti alla notifica di revoca del permesso di soggiorno, la giornalista era stata accusata di mancare di rispetto all’inno nazionale dell’Ecuador. Questo dopo aver pubblicato un clip intitolato ¡Salve, oh patria! in uno dei segmenti del suo programma dedicati alla Canzone della Settimana. Durante la riproduzione della canzone, Alondra Santiago aveva cambiato certe strofe dell’Inno Nazionale con altre in cui criticava il governo del presidente Daniel Noboa. Per lo stesso episodio, poi ha ricevuto vari attacchi e intimidazioni da parte di internauti e profili trolls nelle differenti reti sociali. Inoltre, per lo stesso motivo si era registrata una protesta nella Piazza della Merced nella cittàdi Guayaquil, di fronte alla Tribunale della Regione del Guayas, dove i manifestanti chiedevano il “rispetto dell’Inno Nazionale” e volevano che venissero applicate delle sanzioni alla stessa giornalista.
Eccole giunte le sanzioni che ora rappresentano una grave violazione dei diritti umani, della libertà di stampa e della libertà di espressione. Di fronte a questo grave atto, diversi internauti, analisti e organizzazioni dei Diritti Umani si sono pronunciati durante tutta la giornata di ieri.
Da segnalare quella della Fondazione Periodistas sin Cadenas che ha rivolto un appello a tutte le Istituzioni dello Stato, alle organizzazioni della società civile e alla cittadinanza affinché rifiutino in modo frontale qualsiasi tentativo di attentare contro le libertà sottoscritte nella Costituzione del Paese e in qualisiasi strumento internazionale.
Sulla stessa línea, l’Alleanza delle Organizzazioni per i Diritti Umani che ha dichiarato che la revoca del permesso di soggiorno alla giornalista Alondra Santiago, costituisce una violazione di vari diritti costituzionali ed una chiara mostra dell’”esercizio arbitrario del potere”. La ONG regionale di Fundamedios in un comunicato ha indicato che “rifiuta e chiede la revisione de la revoca del permesso di soggiorno” in quanto la giornalista viene accusata di attentare contro la struttura dello Stato e della sicurezza pubblica senza spiegazioni. La Casa della Cultura Ecuadoriana si è espressa contro l’atto scrivendo in un tuitt “la decisione del governo attenta contro i diritti della movilità umana”.
Sui fatti è intervenuta anche la giornalista ecuadoriana Karol Noroña, che è stata una delle giornaliste esiliate dall’Ecuador come risultato dell’incremento della violenza in Ecuador. Noroña attraverso la rete sociale X, ha detto che il presidente Daniel Noboa invece di proteggere la vita, persegue i giornalisti.
Quanto successo ad Alondra Santiago si somma alla censura del programa “Gli Irriverenti” dello scorso 10 giugno, uno spazio di analisi ed interviste che si trasmetteva attraverso il canale televisivo RTU. Sol Borja, una delle giornaliste e conduttrici del programma, ha segnalato che la chiusura del programma risponde a pressioni da parte del governo.
La giornata di ieri ha segnato un precedente di rilievo per il mondo del giornalismo ecuadoriano che deve far riflettere sul presente e sul futuro della comunicazione nel paese. Il discorso ideologico egemonico della destra ecuadoriana che per anni ha dato la colpa a Correa di essere stato un autoritario e un attentatore della libertà di stampa e di espressione in quanto sostenitore di un’ideologia contraria alla libertà e alla democrazia, perde di sostento e credibilità in quanto nei tre governi liberali e democratici di destra successivi a quelli di Correa (Moreno, Lasso e Noboa) la situazione del mondo della comunicazione non è migliorata, anzi. I governi successivi di destra che si autodenominavano liberali e democratici non hanno garantito che i giornalisti potessero esercitare la loro professione. Durante il governo di destra di Guillermo Lasso, ben 9 giornalisti dovettero lasciare il paese per aver subito varie e reiterate minacce di morte per l’aumento della violenza nel paese. Inoltre, con l’atto grave di ieri, l’accettazione popolare del presidente Noboa in continua descrescita potrebbe eriosonarsi maggiormente. Processo che bisogna verificare nei prossimi tempi ma che non va escluso. Comunque la faccenda non termina qui. La giornalista, che dovrà lasciare l’Ecuador entro 5 giorni, ha dichiarato che prima di farlo vuole coinvolgere i suoi avvocati, le istituzioni e gli organismi internazionali perché intervengano nell’accaduto. Inoltre, la giornalista ha dichiarato di aver paura per la sua vita in quanto si trova senza nessuna protezione e potrebbero verificarsi altre minacce da qualsiasi parte.
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* Giornalista afro e antirazzista. Laureata in Comunicazione Sociale con indirizzo in giornalismo presso l’Università Politecnica Salesiana di Quito. Attualmente è studentessa in un Master di Genere e Sviluppo presso la Facoltà Latinoamericana di Scienze Sociali (FLACSO). É coo-fondatrice de La Movida Antirracista, ricercatrice, presentatrice e coofondatrice del podcast antirrazista Palabras Negras.