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sábado, 9 de mayo de 2020

La solidarietà dei medici cubani in Italia.

Intervista a Irma Dioli
 Presidente dell’Associazione Nazionale di Amicizia Italia – Cuba.
L'arrivo dei medici cubani in Italia

di Davide Matrone 
Nel Consiglio dei Ministri nº 37 del 16 marzo del 2020 viene approvato il Decreto “Cura Italia “ (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il 17 marzo) nel quale troviamo l’art. 13 che consente al personale medico straniero - con titolo professionale conseguito all’estero e riconosciuto nell’Albo gremiale del paese d’appartenenza - di poter temporaneamente prestare servizio in Italia per fronteggiare la crisi Coronavirus. Un cambiamento ad hoc per consentire l’arrivo dei medici cubani, tra gli altri.
1) Perché l’Italia e la Regione Lombardia chiedono aiuto a Cuba?
L’attenzione sulla possibile collaborazione delle Brigate mediche cubane, a sostegno della sanità italiana nella lotta al Covid-19, è stata posta dalla nostra Associazione con una lettera al Ministro della salute Roberto Speranza, il 6 marzo scorso.
In seguito sono state le istituzioni locali ad assumere l’iniziativa, a partire dalla Regione Lombardia, direttamente attraverso l’Ambasciata di Cuba in Italia  e dopo pochissimo tempo dalla Regione Piemonte che, attraverso la sua Unità di Crisi si era rivolta all’Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba sul percorso da seguire, e che a nostra volta abbiamo indirizzato all’autorità diplomatica cubana.
Il sistema sanitario cubano è noto in tutto il mondo per la sua eccellenza, sia dal punto di vista della qualità, preparazione e specializzazione del personale medico e paramedico, sia per la sua ricerca scientifica e l’industria biotecnologica.   
Credo che la Regione Lombardia, la più colpita dall’emergenza sanitaria provocata dal coronavirus, abbia tenuto conto proprio di questo nella sua richiesta di aiuto a Cuba.
Ricordiamo che già dal mese di febbraio la situazione negli ospedali era al collasso, con mancanza di personale sanitario e costretto a fare turni massacranti. I dati relativi al contagio e ai pazienti in terapia intensiva, così pure i decessi erano allarmanti e fonte di grande preoccupazione e angoscia.
Le strutture sanitarie italiane di fatto si sono trovate impreparate nella gestione di tale emergenza anche a causa della continua riduzione di personale sanitario, così come della spesa pubblica e a causa della pesante privatizzazione nel settore.

In data 23 marzo giunge all’aeroporto di Milano Malpensa la brigada medica cubana “Henry Reeve”.
2) Perché la Brigada medica cubana in Italia porta il nome Henry Reeve, già cittadino di New York?
Le due missioni mediche di Crema e di Torino fanno parte della Brigata Henry Reeve specializzata in situazioni di disastri e gravi epidemie. Porta il nome di Henry Reeve in memoria di un giovane combattente nordamericano che è morto lottando per l’indipendenza di Cuba nel 1876.
E’ una Brigata medica che nasce nel 2005 per volere del Comandante in capo Fidel Castro, a seguito dell’uragano Katrina in Lousiana per offrire sostegno e collaborazione agli Stati Uniti che però la rifiutarono.
La Brigata internazionale dei medici Henry Reeve è stata impegnata in diverse situazioni di emergenza, tremendi terremoti uragani e inondazioni e  terribili epidemie in molte parti del mondo.
Nel 2017 ha ricevuto dall’OMS il premio Dr. Lee Jong-Wooh della salute pubblica quale riconoscimento della solidarietà e del lavoro svolto dal 2005, e per avere “disseminato un messaggio di speranza a tutto il mondo”.
I medici e infermieri che ci stanno aiutando in Italia sono altamente preparati e specializzati e con alle spalle anni di esperienza in altre missioni,  tra le quali quella contro l’ebola in Africa occidentale nel 2015.

La brigata "Henry Reeve" giunge in Italia
3) Dopo oltre un mese di lavoro nelle Regioni Lombardia e Piemonte, qual è il bilancio?
Il bilancio della collaborazione sanitaria cubana a Crema e a Torino è indubbiamente positivo da tutti i punti di vista e a detta dei soggetti coinvolti: da parte dei responsabili delle strutture ospedaliere, delle istituzioni, Regioni e Comuni interessati, cosi come è enorme la gratitudine dei pazienti guariti e dei loro familiari verso i medici e infermieri cubani.
Soddisfazione anche da parte dei due Capo Brigata: Carlos Ricardo Perez di Crema e di Julio Guerra di Torino per i risultati finora raggiunti insieme ai colleghi italiani.
La collaborazione dei professionisti della salute cubana si conferma come un aiuto forte e decisivo in prima linea e da intere settimane a sostegno del personale sanitario locale nella lotta contro il covid-19.

4) La città in cui hanno maggiormente operato i 52 cubani è stata la città di Crema, perchè?
Credo che la scelta della Regione sia stata proprio quella di andare a supportare le realtà  e province più pesantemente colpite dalle conseguenze dell’espansione della pandemia. Tra queste il territorio cremasco che viveva una situazione drammatica.
Crema, in provincia di Cremona, era uno degli epicentri dove il covid 19 ha messo in crisi il sistema sanitario.
Non a caso la Sindaca Stefania Bonaldi del Comune dichiarò in quell’occasione che avrebbe accolto la Brigata Cubana a braccia aperte. 
Crema

In questi giorni, il sindaco della città di Crema Stefania Bonaldi ha ricevuto il ministro consigliere Jorge Alfonzo e il segretario degli Affari Consolari Féliz Gonzalez.
5) Ci può dire com’è andato quest’incontro e perchè si è tenuto?
Si è trattato di un incontro importante a un mese esatto dall’arrivo della Brigata a Crema, durante il quale oltre ai ringraziamenti per la splendida ospitalità ricevuta dalla città, l’Ambasciata ha ribadito l’impegno della Brigata nella cura dei malati di Covid-19.
Di fronte alla migliorata situazione rispetto alla fase inziale dell’ arrivo dei medici e infermieri cubani si è proposta la loro destinazione verso la cura dei pazienti post-ricovero che necessitano di riabilitazione e verso la cura e prevenzione domiciliare. Si tratta di nuove forme di assistenza legate alla cosiddetta “fase 2”. Il lavoro dei sanitari cubani continuerà sempre nel solco della solidarietà internazionale, dell’umanità e dell’altruismo fino a quando le autorità italiane lo riterrà necessario.
L'incontro istituzionale

6) Fin qui, quali sono i riconoscimenti istituzionali?
Finora vi sono stati importanti riconoscimenti sul lavoro solidale svolto a livello delle istituzioni locali, e  da parte dei Governatori della Regione Lombardia e Piemonte.
Importante è stato il messaggio dal Gruppo di Amicizia e Solidarietà con il popolo di Cuba nel Parlamento Europeo di ringraziamento e gratitudine per il grande lavoro umanitario dei professionisti della salute, in soccorso all’Italia, (Andorra e nei dipartimenti francesi d’oltremare) per il contenimento della diffusione della pandemia di  Covid-19.
Due Ministri del Governo italiano: il Ministro degli esteri e della cooperazione internazionale Luigi di Maio e la Ministra della Pubblica Amministrazione Fabiana Dadone  hanno ringraziato, attraverso i social il gesto di solidarietà e generosità di Cuba per l’aiuto medico dato all’Italia, in occasione del loro arrivo a Torino.
Auspichiamo che alla fine della loro esperienza in Italia possano aggiungersi altri formali e autorevoli riconoscimenti istituzionali.
Il nostro impegno futuro sarà quello di continuare a tenere vivo il legame instaurato attraverso tale cooperazione internazionale tra le rispettive istituzioni nazionali, regionali e locali, tra quelle sanitarie e soprattutto tra i due popoli.
In questo momento l’Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba si unisce alle campagne in atto a livello internazionale a sostegno della candidatura per l’attribuzione del Premio Nobel per la Pace alla Brigata medica Henry Reeve.

Cuba da oltre 60 anni ha esportato i suoi medici in tutto il mondo con il suo spirito internazionalista e solidale.
7) Cosa ci dice al riguardo?
La collaborazione medica è una delle espressioni più nobili della solidarietà e della vocazione internazionalista di  Cuba.
Cuba  ha puntato subito, con il trionfo della Rivoluzione, alla salute universale gratuita per tutte e tutti e il principale artefice è stato il comandante Fidel Castro, attraverso lo sviluppo di un  sistema sanitario nazionale che ha portato la salute, quale diritto umano  in ogni parte dell’isola, ma anche in ogni luogo del mondo che ne avesse bisogno.  Secondo il principio di “non dare ciò che avanza ma di condividere ciò che si ha".
Ed è così che Cuba dal ‘60 ha attivato la Collaborazione Medica internazionale, mandando oltre 400.000 professionisti della salute in oltre 164 paesi al mondo a cui si aggiunge recentemente la Brigata Henry Reeve, impegnata contro il covid-19, di cui fanno parte le due missioni di Crema e Torino, è che è presente in 24 paesi, con circa 2000 sanitari in  Europa, Africa, Medio Oriente e America Latina.
Il modello della sanità cubana, di cui i professioniti della salute sono un pilastro fondamentale è minato, oggi più che mai e proprio nel mezzo di una pandemia, dall’inasprimento del blocco e delle sanzioni imposte dall’amministrazione Trump. Sono immensi i danni provocati in questo settore: cito soltanto le navi a cui viene impedito di arrivare sull’isola con il prezioso carico di medicinali e apparecchiature sanitarie o di aziende che si rifiutano di vendere i respiratori a Cuba.
Nonostante l’illegale e crudele blocco economico finanziario e commerciale da parte degli Stati Uniti da quasi 60 anni, Cuba continua ad essere esempio per tutti i popoli del mondo.

La Escuela Latinoamericana di Medicina a Cuba 
8) Qual è stato il ruolo dell’Associazione Nazionale d’Amicizia Italia – Cuba in questo periodo di partecipazione attiva dei cubani nel nostro paese?
Assemblea pubblica dell'Associazione Nazionale d'Amicizia Italia - Cuba 

All’indomani della diffusione della nostra lettera al Ministro della Salute Speranza vi è stata da parte della popolazione italiana una grande aspettativa verso il sostegno dei medici cubani, così come dei loro farmaci, quali l’interferone Alfa 2B ricombinante.
Siamo felici di aver contribuito a realizzare quello che fino ad allora sembrava un obiettivo irraggiungibile: si è trattato di un fatto storico così rilevante che rimarrà sempre nella nostra memoria.
Sono 91 i medici e infermieri cubani, arrivati prima a Crema il 23 marzo e poi a Torino il 12 aprile per aiutare a combattere il Covid-19
Queste 2 Brigate hanno suscitato in Italia un profondo impatto politico ed emotivo.  L’Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba, è diventata in tale situazione un importante punto di riferimento.  Alla posta dell’Associazione continuano ad arrivare centinaia e centinaia di attestati di stima, gratitudine, solidarietà e vicinanza ai medici e infermieri cubani , così come alla casella mail dedicata presso il Comune di Crema con il quale, su nostra proposta, realizzeremo  in merito una specifica pubblicazione.
Sono stati effettuati alcuni incontri tra l’Associazione e le due rispettive Brigate, alla presenza delle autorità cubane e locali. In particolare a Crema sta sorgendo un nuovo Circolo dell’Associazione anche quale azione concreta e testimonianza del legame di amicizia instaurato tra i paesi.
In un momento in cui la pandemia continua a minacciare tutto il mondo, la presenza attiva delle Brigate cubane ci impone anche di rilanciare il fronte della solidarietà con l’Isola per contrastare innanzitutto le menzogne e le campagne immorali e offensive di discredito sul loro lavoro offerto disinteressatamente e in forma volontaria, come parte della storica solidarietà internazionale.
Per ricambiare l’impegno altruista e solidale dimostrato verso il nostro Paese, abbiamo lanciato da inizio aprile una campagna di raccolta fondi, insieme a Medi-Cuba Europa, per la lotta al covid-19 a Cuba da destinare all’IPK Istituto di Medicina Tropicale Pedro Kourì, centro scientifico cubano di fama internazionale. Crediamo che si possa definire un gesto di riconoscenza e solidarietà per una piccola isola e un grande popolo.
Il nostro principale obiettivo è sempre e comunque la battaglia per la rimozione totale e immediata del blocco degli Stati Uniti contro Cuba. In questo senso va la richiesta dell’Associazione al Presidente del Consiglio dei Ministri per un intervento urgente. Mantenere il blocco contro Cuba e altri paesi, soprattutto durante la crisi determinata dal Covid-19, è una conferma della crudeltà e disumanità del governo degli Stati Uniti.
Solo con uno sforzo globale, con l’unione di tutti i popoli e mettendo al centro la salute come diritto umano, e non il profitto e gli interessi di parte, si potrà frenare la pandemia.
Oggi un grande esempio viene proprio da Cuba, un paese che costruisce ponti, che non invia armi ma medici, che ama il suo popolo e il mondo e lo dimostra quotidianamente attraverso la sua politica di umanesimo e di solidarietà internazionalista.
Ė proprio la solidarietà e la cooperazione tra i popoli che può far rinascere la speranza in un mondo migliore.
Le immagini sono state scaricate dai seguenti siti in ordine cronologico: 
cubaoggi.wordpress.com, milano.corriere.it, italiacuba.it, giteinlombardia.it, ekuonews.it, pensandoamericas.com
Contatto: presidente@italiacuba.it



viernes, 8 de mayo de 2020

Intervista a Blanca Chancosa.

Uniti si vince!

Blanca Chancosa

Leader storica del movimento indigeno ecuadoriano. Coofondatrice del Movimento Contadino Indigeno dell’Ecuador, oggi componente della CONAIE.
Nell'attuale Costituzione dell’Ecuador si riconosce il Sumak Kawsay
Si! L’attuale Costituzione dell’Ecuador include moltissimo del modello di sviluppo denominato "Sumak Kawsay".
Durante l’elaborazione della Carta Costituzionale di Montecristi (nel 2007), l’organizzazione CONAIE (Confederacion Nacionalidades Indigenas del Ecuador) elaborò e propose una carta costituzionale alternitava. Fu l’unica organizzazione a farlo, gli altri si limitarono a proporre delle modifiche alla Costituzione in elaborazione. In quel momento storico molte proposte avanzate dalla CONAIE furono accettate.
Un altro elemento riconosciuto nella Magna Carta è stata la PLURINAZIONALITÀ che rappresenta un aspetto fondamentale per noi popoli indigeni dell’Ecuador in quanto nel nostro Paese ci sono 14 nazionalità.
Però questo stesso riconoscimento, non presente nella Costituzione del ’98, non viene applicato dall’attuale governo. Questo genera attrito con l'ufficialismo. Il Presidente Correa, nelle occasioni pubbliche ed ufficiali, si presenta come Presidente dell’Ecuador e non anche delle 14 nazionalità indigene. Questo per esempio non succede in Bolivia dove il Presidente Morales e i ministri si presentano come i rappresentanti di uno Stato Plurinazionale ed Interculturale.
L’interculturalità, a mio avviso, viene interpretato come tolleranza delle culture differenti del paese mentre la Plurinazionalità viene associato all’esercizio del diritto che è un processo ed un riconoscimento di carattere politico che manca ancora.
Un altro diritto riconosciuto, grazie alla nostra pressione come organizzazione, è stato quello dell'autoderminazione dei popoli dell’Ecuador. Questi diritti e doveri oggi sanciti nella Costituzione hanno una storia lunga più di 20 anni. Una storia segnata dal sacrificio e dalla lotta.
Quali sono le contraddizioni del Governo e come si manifesta coi movimenti indigeni?
Moltissime. Ci hanno concesso molte cose peró in cambio di altre. La concessione di frequenze per l'apertura di radio comunitarie, locali e nazionali è positivo ma non possiamo avere una posizione contraria al Governo. Se ci poniamo contro l'officialismo rischiamo la censura e la chiusura della radio.
La contraddizione esiste anche nelle politiche estrattive e minerarie. L’estrazione viola le leggi costituzionali che difendono il territorio e le risorse naturali del Paese.
Una cosa molta grave è la criminalizzazione del Movimento Indigeno, a mio avviso.  Questo fenomeno si sta registrando negli ultimi tempi. Il Presidente ci sta criminalizzando e dividendo. Le nostre manifestazioni sono represse, nonostante ci siano proposte per il miglioramento della situazione attuale.
Qualche tempo fa è stato ucciso un leader indigeno della Provincia dell’Imbabura ed il Governo invece di fare delle ricerche serie ha cominciato ad incolparci. Anch’io sono stata perseguitata ed ho rischiato 5 anni di carcere.
In definitiva esiste una contraddizione di fondo. Il Sumak Kawsay trova fertilità e giusta applicazione in un sistema socialista effettivo, in un sistema comunitario e convivenziale con la Pacha Mama (Madre Natura) e non in un sistema liberale nel quale stiamo vivendo.
Che fare?
Bisogna continuare a lottare. Penso che non dobbiamo limitarci semplicemente alla difensiva ma anche elaborare proposte alternative. Dobbiamo, inoltre, combattere l’arrivismo all’interno dello stesso movimento indigeno. Sono contraria alla scelta di un leader che debba rappresentarci; questo serve a dividerci e ad allontanarci.
Noi abbiamo bisogno di un’autorità popolare e comunitaria. Bisogna realizzare delle assemblee comunitarie che rappresentino en todo l’AUTORITÀ che ci consenta di POTER POTERE e non di NON POTER POTERE.
Come continua il tuo contributo all’interno del Movimento Indigeno?
Il mio contributo è rivolto soprattutto alle donne. Dobbiamo cominciare a rafforzarci, entrare nella formazione dei quadri politici. Stiamo continuando a riunirci nelle assemblee, ma senza lasciare il confronto con gli altri. Creare una rete per essere uniti, perché uniti si vince.
di Davide Matrone
*Lintervista si tenne a San Antonio de Ibarra nel 2012.

martes, 5 de mayo de 2020

El recorte presupuestario a la educación pública vulnera derechos constitucionales

PRONUNCIAMIENTO


El recorte presupuestario a la educación pública vulnera derechos constitucionales


4 de mayo de 2020



El 16 de abril de 2020, el Viceministro de Finanzas -Fabián Carrillo Jaramillo-, emitió las directrices para la “EJECUCIÓN PRESUPUESTARIA PARA EL SEGUNDO TRIMESTRE DEL AÑO 2020”, la que facultan al Ministerio a liquidar certificaciones presupuestarias tanto del gasto permanente, como del gasto no permanente.


El 30 de abril de 2020, el Ministerio de Educación emite las “DIRECTRICES POR RECORTE PRESUPUESTARIO”, donde  menciona que el Ministerio de Economía y Finanzas ha realizado una reducción del presupuesto asignado. Además, establece que:


  1. Se elimina el presupuesto para los programas Servicio de Atención Familiar para la Primera Infancia, Alfabetización y Postalfabetización. En consecuencia, se desvincula a todos los trabajadores y trabajadoras de estos programas

  2. Todos los contratos de servicios ocasionales bajo régimen de la LOSEP, bajarán dos grados en la escala salarial; y

  3. Los contratos de servicios profesionales se reducirán dos escalas salariales “como mínimo”.


En este contexto, la Senescyt anunció mediante un comunicado oficial el domingo 3 de mayo, que debido a la reducción en la recaudación de  impuestos, se afectaría al menos el 10% del presupuesto universitario y, con ello, se produciría una afectación de forma diferenciada a cada centro académico. La propuesta es “optimizar todos los recursos que sean posibles, además habrá gastos universitarios que debido a la emergencia no serán canalizados”. Esto, además, implica “soluciones operativas, normativas y presupuestarias” anunció esta cartera de Estado. 


Las y los representantes de las universidades, se pronunciaron ante este recorte que supera los 98 millones de dólares, lo cual implicaría despidos y disminución en las remuneraciones para profesores y personal administrativo de 32 universidades públicas del país. En total, la reducción del presupuesto en todos los niveles de educación  asciende a 389 millones de dólares, los cuales se suman a los recortes que ha sufrido este sector durante al menos los últimos dos años en el Presupuesto General del Estado. Incluso antes del recorte anunciado, ya se habían suspendido programas en educación, como los de Profesionalización Docente.


Las organizaciones sociales y de derechos humanos que suscribimos esta alerta, le recordamos nuevamente al Estado ecuatoriano que su deber primordial es el de “(g)arantizar sin discriminación alguna el efectivo goce de los derechos establecidos en la Constitución y en los instrumentos internacionales, en particular la educación, la salud, la alimentación, la seguridad social y el agua para sus habitantes”. Así también, está obligado a respetar y garantizar el derecho a la vida digna que asegure “educación, trabajo, empleo, seguridad social”.


Afirmamos que: “(l)a educación es un derecho humano intrínseco y un medio indispensable de realizar otros derechos humanos. Como derecho del ámbito de la autonomía de la persona, la educación es el principal medio que permite a adultos y menores marginados económica y socialmente salir de la pobreza y participar plenamente en sus comunidades. La educación desempeña un papel decisivo en la emancipación de la mujer, la protección de los niños contra la explotación laboral, el trabajo peligroso y la explotación sexual, la promoción de los derechos humanos y la democracia, la protección del medio ambiente y el control del crecimiento demográfico. Está cada vez más aceptada la idea de que la educación es una de las mejores inversiones financieras que los Estados pueden hacer, pero su importancia no es únicamente práctica pues dispone de una mente instruida, inteligente y activa, con libertad y amplitud de pensamiento, es uno de los placeres y recompensas de la existencia humana”.


La Constitución ecuatoriana al referirse a la educación la reconoce como un derecho constitucional (art. 26), afirma que esta es indispensable para el conocimiento, el ejercicio de los derechos y la construcción de un país soberano; que constituye un eje estratégico para el desarrollo nacional; que será gratuita hasta el tercer nivel de educación superior; que constituye un deber ineludible e inexcusable del Estado y un área prioritaria de la política pública y de la inversión estatal (arts 26, 27 y 28). Tan importante es la educación en la Constitución que no solo está enumerada entre los “deberes primordiales del Estado”, sino que incluso, durante estados de excepción, el Presidente o la Presidenta no puede utilizar en la emergencia fondos destinados a la salud y a la educación (art. 165.2).


Por otro lado, la Constitución estipula que la educación se financiará con ingresos permanentes, que “(...) serán prioritarios y, de manera excepcional, podrán ser financiados con ingresos no permanentes”. (art. 286). De la misma manera, cuando se habla de preasignaciones presupuestarias, se establece taxativamente los casos en los que estas son permitidas, solamente: “a los gobiernos autónomos descentralizados, al sector salud, al sector educación, a la educación superior; y a la investigación, ciencia, tecnología e innovación en los términos previstos en la ley” (art. 298). 


Estas disposiciones constitucionales ponen énfasis en que si los ingresos permanentes no son suficientes para garantizar el financiamiento de la educación, excepcionalmente, podrán ser financiados con recursos no permanentes. No es posible, por lo tanto, aceptar los argumentos que ha difundido la Senescyt, señalando que “la educación superior se financia con un porcentaje de recursos de la recaudación del IVA y de la Renta, si estos disminuyen el presupuesto universitario se actualizará”.


La educación es un derecho, no es un privilegio sujeto a la voluntad de las y los gobernantes de turno. Por ello, la Constitución señala que: 


“La educación pública será gratuita y el Estado la financiará de manera oportuna, regular y suficiente. La distribución de los recursos destinados a la educación se regirá por criterios de equidad social, poblacional y territorial, entre otros. (...). La falta de transferencia de recursos en las condiciones señaladas será sancionada con la destitución de la autoridad y de las servidoras y servidores públicos remisos de su obligación”. (art.348)


Respecto del personal docente en todos los niveles y modalidades, el Estado tiene la obligación de garantizar su “estabilidad, actualización, formación continua y mejoramiento pedagógico y académico; una remuneración justa, de acuerdo a la profesionalización, desempeño y méritos académicos” (art. 349).


Asimismo, la Constitución señala sobre el sistema de educación superior que “(l)a Función Ejecutiva no podrá privar de sus rentas o asignaciones presupuestarias, o retardar las transferencias a ninguna institución del sistema, ni clausurarlas o reorganizarlas de forma total o parcial” (art. 355). El Estado “garantizará el financiamiento de las instituciones públicas de educación superior” (art. 356). 


Finalmente, la Constitución señala que “(s)erá inconstitucional cualquier acción u omisión de carácter regresivo que disminuya, menoscabe o anule injustificadamente el ejercicio de los derechos” (art. 11.8). En ese sentido, el Comité de Derechos Económicos Sociales y Culturales  ha señalado que: 


“(l)a admisión de medidas regresivas adoptadas en relación con el derecho a la educación, y otros derechos enunciados en el Pacto, es objeto de grandes prevenciones. Si deliberadamente adopta alguna medida regresiva, el Estado Parte tiene la obligación de demostrar que fue implantada tras la consideración más cuidadosa de todas las alternativas y que se justifica plenamente en relación con la totalidad de los derechos previstos en el Pacto y en el contexto del aprovechamiento pleno del máximo de los recursos de que se disponga el Estado Parte”.


De la misma manera, la Corte Interamericana de Derechos Humanos, citando al Comité de Derechos Económicos Sociales y Culturales de las Naciones Unidas y a  la Comisión Interamericana de Derechos Humanos, “ha considerado que para evaluar si una medida regresiva es compatible con la Convención Americana, se deberá 'determinar si se encuentra justificada por razones de suficiente peso'. Por todo lo expuesto, cabe afirmar que la regresividad resulta justiciable cuando de derechos económicos, sociales y culturales se trate”.


En el mismo sentido, la CIDH, en las Observaciones de su visita a Ecuador, publicadas el 14 de enero de 2020, recordó al Estado ecuatoriano las Observaciones Finales formuladas a Ecuador el 14 de noviembre de 2019, tras el examen del Cuarto Informe Periódico de Ecuador de Comité de Derechos Económicos, Sociales y Culturales, en el sentido de “tener en cuenta que las medidas regresivas solo son compatibles con el Pacto Internacional de Derechos Económicos, Sociales y Culturales, si son necesarias y proporcionadas, en el sentido de que la adopción de cualquier otra política o el hecho de no actuar resultaría más perjudicial para el ejercicio de los derechos económicos, sociales y culturales; y además, deben haber sido consultadas con las poblaciones afectadas y estar sujetas a un examen independientes”.


Por todo lo anterior, las organizaciones sociales y de derechos humanos y personas que suscribimos esta alerta exigimos al Estado ecuatoriano garantizar el derecho a la educación en los términos establecidos en la Constitución y estándares internacionales de derechos humanos. Esto implica, por lo tanto, que el presupuesto aprobado para dicho fin se mantenga .Exigimos, a su vez, se apliquen las sanciones correspondientes respecto de las y los funcionarios que no han realizado las transferencias para garantizar el derecho a la educación, de acuerdo con lo determinado en el artículo 348 de la Constitución.


Asimismo, advertimos que en el caso de que se generen distintas manifestaciones y protestas pacíficas por los recortes presupuestarios que impiden el goce y ejercicio de los derechos económicos sociales y culturales a gran parte de la población, el Estado ecuatoriano está obligado a respetar y garantizar el derecho a la protesta pacífica, aún en tiempos de pandemia. En ese sentido, le recordamos al Gobierno nacional: 


  • Que la misma Comisión Interamericana de Derechos Humanos, con fecha 14 de abril de 2020, recomendó al Estado ecuatoriano a “Respetar y garantizar el goce pleno de los derechos a la protesta, a la libertad de expresión, a la reunión pacífica y a la participación política de la población. En esa misma medida, asegurar que los operativos de seguridad con respecto a protestas y manifestaciones se ejecuten según protocolos de actuación que sean congruentes con los estándares internacionales relativos al uso de la fuerza por los agentes encargados de hacer cumplir la ley”.


  • Que la Corte Constitucional en su dictamen del mes de octubre No. 5-19-EE/19 estableció que “(iv) la Policía Nacional y complementariamente las Fuerzas Armadas en el ejercicio de sus atribuciones constitucionales deben respetar, el derecho de los ciudadanos a manifestarse, siempre que lo hagan de forma pacífica, sin alterar el orden público”, y que el dictamen No. 1-20-EE/20 no excluye expresamente el derecho de protesta pacífica. 


  • Que otros Tribunales Constitucionales, como el Tribunal Constitucional Alemán han señalado que “que los ciudadanos tienen derecho a manifestarse, también en tiempos de coronavirus, siempre que cumplan las reglas de distancia física vigentes”.


Que tal como se señala en el Informe “Protesta y Derechos Humanos” de la Relatoría Especial para la Libertad de Expresión de la Comisión Interamericana de Derechos Humanos,“(l)a protesta social es un elemento esencial para la existencia y consolidación de sociedades democráticas y se encuentra protegida por una constelación de derechos y libertades que el sistema interamericano garantiza tanto en la Declaración American
  • a de los Derechos y Obligaciones del Hombre como la Convención Americana de Derechos humanos (...). ”La protesta también juega un papel central en la defensa de la democracia y los derechos humanos. (...)”.


ADHESIONES 


MIEMBROS DE LA ALIANZA DE ORGANIZACIONES POR LOS DERECHOS HUMANOS


Acción Ecológica - Amazon Frontlines - Amazon Watch - ATP-Norte

Comité Permanente por la Defensa de los Derechos Humanos - CDH Guayaquil

CEDENMA - Comisión Ecuménica de Derechos Humano -CEDHU - Cuencas Sagradas- Extinction Rebellion

Fundación Alejandro Labaka - Fundación Aldea - Fundación Dignidad - Fundación Pachamama - Idea Dignidad

Fundación INREDH - OMASNE - Surkuna - Yasunidos

Fundación DEFENSA DE LAS NIÑAS, NIÑOS Y ADOLESCENTES (DEFENSA NNA)


ORGANIZACIONES HERMANAS ADHERENTES


Frente en Defensa de la Educación Pública - Asociación de Docentes de la Facultad de Comunicación Social - UCE

Colectivo de Geografía Crítica del Ecuador - Sociedad Pedagógica del Chimborazo

Red Estrado Ecuador, Red de investigación sobre trabajo docente - Mujeres de Frente - Land Is Life

Aborto libre Gye - Instituto de Estudios Ecologistas del Tercer Mundo

Coalición Feminista de la Universidad Central del Ecuador - Museo Universitario MUCE de la Universidad Central del Ecuador

Dirección del Sistema Integrado de Museos y Herbarios de la Universidad Central - Guarichas Insurrectas Colectivo Feminista

Red Interuniversitaria de Investigación Feministas sobre Acoso Sexual - Wasi Media

Kapari Comunicación - Colectivo de Antropólogas del Ecuador - Comité Estudiantil FLACSO - El Colectivo, organización político-cultural de izquierdas

Femininjas - Cocasen - Colectivo PRODH  - Fundación PAKTA - Colectivo El Punto 

Sindicato Casa Uvilla - Konchas Batukada anarkolesbofeminista - Comuna Santa Clara de San Millán

Centro de Documentación en Derechos Humanos “Segundo Montes Mozo S.J.” (CSMM) 

Coalición por el Derecho a la Educación, Ecuador - Mujeres de Frente


https://www.cdh.org.ec/ultimos-pronunciamientos/453-no-al-recorte-presupuestario-a-la-educacion-publica.html