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martes, 20 de julio de 2021

CUBA. Le proteste tra riforme e controrivoluzione

 CUBA. Le proteste tra riforme e controrivoluzione

sábado, 10 de julio de 2021

Vi racconto chi è Pedro Castillo.

Non viene dalla politica, bensì dalla lotta sociale. Non era vincolato a nessun partito ed è un maestro. "Il Partito Libre ha candidato Castillo perché aveva tutti i requisiti necessari" dice l'ex deputata Indira Huilca. "Una faccia nuova, un forte radicamento regionale, una provenienza dal settore popolare"


Intervista a Indira Huilca ex deputata del Parlamento del Perú

di Davide Matrone da Quito

È terminato lo spoglio totale dei voti. Castillo vince le elezioni con un margine di 49.000 voti. Eppure non c’è ancora la proclamazione del Presidente della Repubblica del Perù. Perché?

Negli ultimi giorni il partito di destra di Keiko Fujimori, ha deciso di utilizzare una strategia precisa: quella di mettere sott’accusa la validità di tutte le elezioni. Per questa ragione, stiamo ancora aspettando la proclamazione ufficiale dei risultati da parte dell’organismo elettorale, che deve accogliere la richiesta di Keiko Fujimori e poi dare una risposta. Dietro tutto questo c’è una strategia precisa: ritardare il più possibile la proclamazione dei risultati per delegittimare tutto il processo elettorale. Il Fujimorimo ha diffuso una parola d’ordine che va avanti dai primi momenti successivi al voto: ricorrere al broglio elettorale sistematico. Per quanto questa narrativa non abbia molto senso e malgrado non ci siano riscontri che confermino questa presunta irregolarità, la tattica sta funzionando. Complici i mezzi di comunicazione che durante la campagna elettorale hanno preso posizione a favore della candidata Keiko Fujimori. Inoltre, questa strategia aumenta l’instabilità politica e sociale nel paese.



In questo scenario quale può essere il ruolo dell’Oea, l'Organizzazione degli Stati Americani, che rimane ancora in silenzio?

Ufficialmente l’Oea ha terminato il suo compito di osservatore del processo elettorale e, all'indomani dei primi risultati, il suo rapporto coincide con quello degli altri organismi internazionali. Non c’è nessuna osservazione rilevante al riguardo. Di conseguenza si potrebbe affermare che il giorno delle elezioni non si è registrato nessun atto irregolare. Però sembra strano che non ci sia, da due settimane, un pronunciamento dell’OEA. Quello che stiamo vivendo è una situazione molto pericolosa. Al Fujimorismo si sommano altri attori come i mezzi di comunicazione ed altre forze politiche che creano confusione e incertezza. Se si continua cosi potrebbe generarsi più instabilità. Sarebbe dunque opportuno che l'Oea si pronunci allo scopo di legittimare l’Organismo elettorale come entità preposta a controllare il processo elettorale. Da notare, inoltre, che in questi giorni il livello di tensione nella popolazione è cresciuto, perché Fujimori ha inviato i suoi sostenitori a dar vita a delle manifestazioni pubbliche e, per di più, proprio nelle zone dove vivono i funzionari dell’Organismo elettorale nazionale. Questi sono atti d’intimidazione vera e propria a mio avviso è abbastanza grave e per niente democratico. Non solo l’Oea, ma anche gli altri organismi internazionali devono pronunciarsi.

C’è il rischio che possa ripetersi quanto accaduto in Bolivia nel 2019?

Si, certo! Si potrebbe arrivare ad una situazione analoga. Il ruolo dell’Oea non è di prendere posizione rispetto a un determinato candidato o un altro ancora, se non quello di legittimare le autorità elettorali incaricate all’esame dei voti.

In questo momento delicato, Keiko Fujimori viene convocata dalla procura per chiarire la sua posizione su alcuni atti di corruzione. Quali possono essere le conseguenze di quest’atto?

Una situazione inedita. Alle elezioni del 2016 il margine di vittoria di Kuczynsk fu ancora più ridotto rispetto al risultato odierno, eppure allora non si è registrato né questo livello d’aggressività da parte del Fujimorismo con l’uso di questi meccanismi quasi al limite della legalità. Quindi, l’elemento di differenza rispetto al 2016 è la possibilità di andare in carcere per Keiko Fujimori né l'uso di meccanismi quasi al limite della legalità. La novità sta nel fatto che oggi, a differenza del 2016, Keiko Fujimori potrebbe andare in carcere. Attualmente, si sta costruendo il processo giudiziario e si stanno raccogliendo le prove, che sono molte, contro di lei. Il processo inizierà tra qualche mese e si avanzerà una richiesta di 30 anni di carcere nei suoi confronti. Il Fujimorismo è consapevole di questa situazione. Se Keiko non dovesse vincere le elezioni, il suo destino sarebbe il carcere. Si stanno giocando tutto e sono disposti a qualsiasi cosa pur di evitare che Pedro Castillo assuma la presidenza della Repubblica.

Qual è la tua analisi del voto?

Al primo turno elettorale c’è stata una partecipazione bassa, intorno al 70%, e un’alta percentuale di voti nulli e bianchi. Da un lato, l’apatia del primo turno, dovuta anche alla pandemia, ha favorito la conquista del secondo turno di Keiko Fujimori, con uno striminzito 13.5%. Nonostante l'eigua percentuale, il suo partito è riuscito a passare. Dall’altro, il candidato Pedro Castillo ha conseguito una votazione stupefacente in alcune regioni del Paese, che gli ha permesso di avere un risultato nazionale dignitoso e di raggiungere il 19%. La sua crescita si evidenzia nelle regioni fuori dalla città di Lima. Conquistato il ballottaggio, il Fujimorismo pensava che la vittoria su Castillo fosse alla portata di mano: il maestro era considerato un candidato facile da battere, anche perché si poteva sempre giocare la carta dell’anticomunismo, dell’antichavismo e dell’antiterrorismo. Invece, non è stato cosi.

La figura di Castillo

Non viene dalla politica, bensì dalla lotta sociale. Non era vincolato a nessun partito. Il Partito Perù Libre l’ha candidato perché aveva tutti requisiti necessari: una faccia nuova, un forte radicamente regionale, una provenienza dal settore popolare. Nonostante le premesse favorevoli, nessuno, anche all'interno dello stesso partito, si aspettava questo alto livello d’accettazione popolare. La crescita di Castillo viene soprattutto nella zona sud del Paese, che contesta maggiormente il modello di sviluppo neoliberista e che, inoltre, rifiuta il centralismo della capitale Lima.

Il sud del paese è una zona ricca ma povera. Da qui viene buona parte dell’appoggio a Pedro Castillo. Cosa ne pensi?


Si, è una zona molto ricca di minerali e di gas, ma, nonostante queste ricchezze, non si può dire che sia avvenuto un miglioramento delle condizioni di vita dei suoi abitanti. C’è ancora molta disuguaglianza, perché le risorse vanno via e non restano sul territorio. Qui, lo Stato non ha mai attuato un piano serio di sviluppo, lasciando invece l’iniziativa ai privati e alle multinazionali straniere. In definitiva, il sud è la zona del Paese che è più incline a votare per un candidato che generi delle trasformazioni e in questa elezione Pedro Castillo ha rappresentato il candidato del cambiamento. È il sud che ha designato il nuovo presidente della Repubblica del Perù.

Quali sono gli scenari futuri per il Perù con la vittoria di Castillo?

Prevedo uno scenario molto difficile, a fronte dell’alto livello d’aggressività da parte delle opposizioni. Ho l'impressione che questa dinamica continuerà anche nei prossimi anni e, d'altronde, è un meccanismo che si è prefigurato fin dal primo giorno e che ha generato uno stallo per i primi mesi di governo. Il Parlamento l’alleanza Castillo – Mendoza può contare su 42 parlamentari contro un totale di 130. È un buon numero, ma non è sufficiente. Di conseguenza la sfida di Castillo sarà mantenere compatta la sua base sociale per bloccare gli attacchi che verranno dalla destra. La stessa base sarà, inoltre, importante e determinante per la convocazione di un’Assemblea costituente.

Quanto è sentita nella popolazione la riscrittura di una nuova Costituzione?

Secondo gli ultimi sondaggi il 50% della popolazione chiede una Nuova costituzione, mentre il 30% vuole una riforma parziale e solo un 20% dichiara di non volerla cambiare. 

Pubblicato in: https://left.it/left-n-27-9-luglio-2021/

domingo, 20 de junio de 2021

Adil Belakhdim y la masacre más larga.

 Adil Belakhdim y la masacre más larga


  • Domingo 20 de Junio de 2021
    di Davide Matrone 

    “La masacre más larga” es el título del libro escrito por el sindicalista siciliano Dino Paternostro y presentado el pasado 30 de abril en Italia, en el día nacional a la memoria del sindicalista. Cada 30 de abril en el Bel Paese, se recuerda el sacrificio de muchos hombres y mujeres asesinados por la Mafia por defender los derechos de los campesinos y trabajadores italianos. La masacre empezó en el año 1860 en el Bronte, durante la Guerra de Independencia. En el siglo XX. se recuerda otra gran masacre de sindicalistas campesinos en la localidad de Portella delle Ginestre en el año 1947. La masacre sigue a pesar de los avances en términos de derechos y marco legales. Las victimas son siempre las mismas: los sindicalistas italianos.

    El último ha sido asesinado el viernes pasado en el norte de Italia, afuera del establecimiento de la cadena de supermercados LidlSu nombre era Adil Belakhdim de 37 años, padre de dos hijos y sindicalista del SiCobas del cantón de Novara. Un camión lo ha atropellado y, además, lo ha arrastrado por casi dos metros como un animal en las cercanías de las fábricas de la empresa, en un intento de romper el piquete de la huelga nacional de trabajadores logísticos. El chofer después del asesinato se ha fugado, para ser capturado por los agentes de la Pública Seguridad.

    En Italia, los derechos laborales están sancionados en el Código del Trabajo Italiano promulgado en el año 1970. Un código promulgado después de décadas de luchas y muertes. Los códigos del trabajo de cada país del mundo tienen un elemento en común: la sangre de lxs trabajadorxs muertxs y asesinadxs por las clases patronales. Detrás del asesinato de Adil hay la misma lógica perversa de la acumulación del capital, del egoísmo de la clase del patronato que jamás estaría dispuesta a ceder un centavo en defensa de las ganancias y de los intereses de clase. Además, las reformas laborales en Italia y en Europa en las últimas tres décadas han tutelado más al capital que al trabajo, con la aplicación del antiguo lema “divide et impera”.

    Las empresas se externalizan, se fragmentan y los trabajadores divididos, explotados y despedidos para ser remplazados por otros a precio de huevo. Estos últimos son los migrantes, los que representan siempre aquel ejército de reserva industrial funcional para la acumulación del capital en cada época. Marx en sus escritos identificaba los componentes de este ejército de la época en los irlandeses que desempeñaban los trabajos que los ingleses ya no estaban dispuestos a hacer. “Se trata de un contingente disponible, que pertenece al capital de un modo tan absoluto como si se criase y mantuviese a sus expensas” (Marx, 1979: 286). Esta historia se repite desde hace siglos.

    La masacre más larga, lamentablemente, no es exclusiva de Italia. Según el último informe del Índice Global de los Derechos Sociales de la CSI del 2019, los 10 peores países del mundo para los trabajadores en ese año han sido: Arabia Saudita, Argelia, Bangladesh, Brasil, Colombia, Filipinas, Guatemala, Kazajstán, Turquía y ZimbabueEn estos países, ser sindicalista significa casi un suicidio. Sin embargo, los derechos laborales reclaman siempre su existencia.

    Para saber más sobre el asesinato de Adil he contactado a Giuliano Granato, portavoz de Poder Popular de Italia al que he dirigido algunas preguntas:

    ¿Qué ha pasado?

    Asesinato. Este es el término que debería utilizarse para explicar lo ocurrido en la madrugada del viernes 18 de junio a las puertas de Lidl en Briandate, Novara. Adil Belakhdim fue asesinado, atropellado por un camión que quería forzar el piquete de los trabajadores de la logística en huelga nacional para pedir mejores condiciones contractuales, el reconocimiento de los sindicatos y la convocatoria de una mesa de negociación.

    Este no es el primer caso que se ha dado últimamente.En las últimas semanas, ya hemos visto un aumento de la violencia empresarial frente a los almacenes logísticos. En San Giuliano Milanese primero, después en Tavazzano (Lodi) finalmente en TexPrint de Prato, los empresarios habían contratado escuadrones para golpear a los trabajadores en las guarniciones.

    ¿Cómo se inscribe el asesinato de Adil en la coyuntura italiana?

    El asesinato de Adil está inscrito en este cuadro. Y aunque el asesino probablemente será acusado de “asesinato en la carretera”, los trabajadores que protestan organizando piquetes cada vez se arriesgan a juicios y condenas penales porque los decretos de seguridad, solicitados por Salvini y la Lega, recibidos con entusiasmo por el M5S, no han cambiado sustancialmente por el PD. A pesar de las protestas verbales, convirtieron la barricada en un delito.

    A lo largo de los años, se ha construido un marco legislativo punitivo para los trabajadores, que exculpa de cualquier responsabilidad a los empresarios.

    Evidentemente, en las últimas semanas, los empresarios creen que una recuperación es posible y están literalmente con la sangre en los ojos, negándose a aceptar retrasos y problemas en los trabajos de los trabajadores que simplemente piden trabajar por horas humanas y salarios decentes y nunca más los 7 días de la semana, 12 horas al día, tal vez por 900 euros.

    Desde las primeras horas después del asesinato, hubo una movilización generalizada en muchas ciudades, con acciones de solidaridad a menudo frente a los puntos de ventas de la Lidl.

    En las plazas de Italia, la respuesta no tardó en manifestarse con contundencia. El 19 de junio en Roma, una marcha en la capital, logró visibilizar la precariedad de la situación laboral de los trabajadores logísticosEste sector es central para el funcionamiento del capital, pero siempre invisibilizado y empujado a condiciones que con demasiada frecuencia se asemejan a la esclavitud.

    Publicado en:

    https://www.revistacrisis.com/debate-global/adil-belakhdim-y-la-masacre-mas-larga