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martes, 6 de abril de 2021

Intervista a Marco Papacci dell'Associazione Nazionale d'Amicizia Italia - Cuba.

L'Italia ha votato contro Cuba al Consiglio dei Diritti Umani dell'ONU. 

Ne ho parlato con Marco Papacci, Presidente dell'Associazione Nazionale d'Amicizia Italia - Cuba. 

Nel marzo del 2020, la Lombardia era il centro della pandemia mondiale. Solo un anno fa, l'Italia guidava la classifica mondiale per morti da Covid-19 passando la soglia degli 8000 morti, anche più della Cina che era al terzo posto con oltre 3000 decessi. Ricordiamo che la Cina solo 4 mesi prima era stato il centro del focolaio. Dietro quelle cifre statistiche c'era un dramma collettivo che aveva creato timore e paura in milioni di connazionali. L'immagine che più di tutte riassunse quella tragedia sociale fu quella della colonna dei mezzi blindati che attraversava il cuore di Bergamo e si muoveva dal cimitero all'autostrada, con a bordo i feretri dei morti da COVID-19. Il camposanto della città lombarda non riusciva a contenere più l'arrivo delle bare per l'alto numero di decessi.

Immagine 1

Vista la situazione, la Regione Lombardia dovette, suo malgrado, fare richiesta dell'arrivo della Brigada "Henry Reeve", il cui nome completo è Contingente Internacional de Médicos Especializados en Situaciones de Desastres y Graves Epidemias. La Lombardia guidata da oltre 20 anni dal centro - destra, più destra che centro, chiese aiuto ai cubani. Ma dai! La Lombardia degli Arrigoni, dei Formigoni, dei Maroni e dei Fontana; tutti anti-comunisti. La Lombardia del Governatore Fontana della Lega, partito alla guida della Regione da oltre 20 anni, chiese la collaborazione a dei medici formati nel socialismo caraibico e per di più alcuni discendenti dagli afro. Un bel scherzo del destino. 

Immagine 2 

A dodici mesi dall'inizio del focolaio, siamo ancora in una situazione drammatica. In questi giorni si è ritornato a parlare di Cuba, dopo il voto contrario del governo italiano nel Consiglio dei Diritti Umani dell'ONU.

Ho contattato Marco Papacci Presidente dell'Associazione Nazionale d'Amicizia Italia - Cuba a cui ho rivolto alcune domande per saperne di più.

Marco Papacci. Immagine 3

Facciamo un breve riassunto sull'aiuto della Brigada medica Cubana in Italia, un anno fa.

I 52 medici cubani hanno visitato circa 8000 pazienti a Crema nei due mesi di permanenza nella regione, salvando la vita di 43 pazienti. La brigata di Torino era composta da 38 membri che hanno realizzato un’assistenza medica a 5210 persone, salvando 21 vite con 81019 procedure infermieristiche all'attivo. In questo periodo drammatico per tutto il paese, l’Associazione Nazionale d’Amicizia Italia – Cuba scrisse una lettera al Ministro della Salute Speranza affinché chiedesse aiuto a Cuba. La nostra richiesta non venne presa in considerazione dal Ministro bensì, dalla Regione Lombardia e Piemonte che accettarono il nostro appello rivolgendosi a noi per attivare un ponte con le autorità cubane.

Un tuo giudizio sul voto del governo italiano contro Cuba al Consiglio dei Diritti Umani dell'ONU.

Immagine 4.

Bisogna fare chiarezza sul voto del governo italiano contro Cuba. Questo non è il voto dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite dove in maggio o giugno si affronterà, per la 29º volta, la proposta di risoluzione contro il blocco economico imposto dagli Stati Uniti a Cuba. L’Italia, dal 1995 in poi, ha sempre votato contro questo blocco economico e solo nei primi tre anni di votazione (dal 1992 al 1995), si è astenuta.

L'Associazione Nazionale d’Amicizia Italia – Cuba ha scritto un documento molto chiaro  ribadendo la nostra contrarietà ai blocchi economici, alle misure coercitive e all’autodeterminazione dei popoli. Il Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU ha approvato una Risoluzione di condanna delle misure unilaterali coercitive e contrarie al Diritto Internazionale che impediscono a diversi popoli del mondo il pieno godimento dei diritti umani. Tra i paesi in oggetto rientra in pieno anche Cuba che è ormai sottoposta - da oltre 60 anni - a un’illegale e criminale blocco economico da parte degli Stati Uniti. 

Noi, come Associazione Nazionale d’Amicizia Italia – Cuba ci rammarichiamo che l’Italia insieme ad altri paesi europei e non, sia parte del gruppo minoritario di nazioni contrarie a tale risoluzione. Noi ribadiamo chiaramente alcuni concetti fondamentali. In primis, esprimiamo la nostra solidarietà al popolo cubano e a tutti quei paesi sottoposti a blocchi economici o a politiche infami che impediscono il libero sviluppo e la loro autodeterminazione. Condanniamo assolutamente la posizione del governo italiano assunta in questa votazione che è contraria ad ogni logica d’umanità soprattutto in tempo di pandemia. Invitiamo tutti gli amici di Cuba a sostenere l’appello che abbiamo lanciato nel nostro sito www.italiacuba.it

L'appello registra già l'adesione di numerosissimi cittadini, di diverse personalità del mondo artistico, accademico e di forze politiche, sociali e culturali. Queste firme verranno consegnate al governo italiano. 

Perché secondo te, l'Italia ha adottato questa posizione?

Sappiamo perfettamente che siamo alleati degli Stati Uniti ed è arrivata un’indicazione abbastanza forte, che non era diretta in particolare contro Cuba, ma a quei paesi che sono sottoposti a blocchi economici e a misure coercitive. Mi riferisco al Venezuela, al Nicaragua, alla Siria, alla Corea del Nord e all'Iran. Noi, come paese vassallo degli Stati Uniti, non potevamo non votare diversamente. Tuttavia, bisogna sottolineare che la risoluzione non è stata approvata. Quindi, i paesi europei/occidentali sono stati sconfitti dai paesi del terzo mondo e di coloro che hanno presentato questa risoluzione e cioé, Venezuela, Palestina e del Movimento dei Paesi Non Allineati.

La sindaca di Crema, dopo questa votazione, ha inviato una lettera al presidente Draghi. Come valuti quest'atto?

La sindaca di Crema Stefania Bonaldi è una donna particolamente coraggiosa. Appena ho letto la sua lettera, l’ho chiamata e mi sono complimentata con Lei perché giustamente si è sentita coinvolta in prima persona in quanto rappresentante di una popolazione che è stata colpita in maniera forte dalla pandemia del covid-19 e ha visto i rappresentanti di una piccolissima isola giungere nel suo paese e mettersi a disposizione di una popolazione del cossidetto primo mondo. Quindi, non poteva non avere un atteggiamento cosí forte e risoluto. Io sono molto contento. Da me e dall'Associazione i più vivi complimenti e sempre il nostro sostegno. 

La sindaca di Crema Stefania Bonaldi. Immagine 5

Inoltre, anche lei ha fatto un analisi più generale su quanto accaduto affermando che questo voto non era un attacco diretto a Cuba, però l'Isola Grande veniva coinvolta indirettamente in questa votazione.

Quali sono le attività dell'Associazione Nazionale d'Amicizia Italia - Cuba per rilanciare la solidarietà verso Cuba?

Abbiamo in campo diverse iniziative e la prossima sarà il prossimo 23 aprile alle 18,30 in cui festeggeremo i 60 anni della fondazione della nostra associazione e della vittoria di Playa Girón. L’evento sarà trasmesso in diretta on-line dalle pagine Facebook e YouTube dell’Associazione Nazionale d’Amicizia Italia-Cuba e dalla pagina web Siempre Con Cuba dell’ICAP (Istituto Cubano Amicizia coi Popoli). Ci saranno diversi interventi da Cuba, tra i quali quello di Fernando González Llort Presidente dell’ICAP, del Comandante Victor Dreke, il Vicepresidente dell’Associazione dei combattenti della Revolución Cubana, di Juan Carlos Aguilera Marsan membro del Partito Comunista Cubano. Ci sarà un intervento di Aleida Guevara March, figlia del Che, di Ramón Labañino Salazar, eroe della Repubblica di Cuba (uno dei 5 cubani che è stato fatto prigioniero, ingiustamente, negli USA). Dall’Italia interverrà l’Ambasciatore Cubano in Italia José Carlos Rodríguez Ruíz, la famosa giornalista Alessandra Riccio e lo scrittore Giorgio Aldrini. Per l’Associazione intervengo io come Presidente e due ex Presidenti come Irma Dioli e Sergio Marinoni. Ci saranno anche degli interventi musicali della Banda Bassotti e dei Gang. Appoggeremo tutta la campagna fino alla votazione che si terrà in maggio e continueremo con la raccolta delle firme contro il blocco USA a Cuba. Sosterreremo la campagna per il Premio Nobel ai medici della brigata medica cubana Henry Reever e poi faremo una serie d’iniziative on-line e dove sarà possibile le faremo físicamente sempre rispettando le misure imposte per la prevenzione da contagio covid-19. Tra le iniziative ce ne sarà una molto importante per il 60º anniversario della campagna di alfabetizzazione. Inoltre, voglio ricordare che il 2021 è il centenario del Partito Comunista italiano e come associazione faremo un’iniziativa con diversi studiosi cubani di Gramsci. Abbiamo molto da lavorare però l’impegno più grande è quello contro il blocco economico.

Pubblicato in: https://www.popoffquotidiano.it/2021/04/06/no-allembargo-a-cuba-anche-se-litalia-e-un-vassallo-usa/

Fonti delle immagini:

Immagine 1: https://www.ansa.it/lombardia/notizie/2020/03/18/coronavirus-colonna-mezzi-militari-a-bergamo-con-feretri_3b4e3a18-8467-4185-ad72-2939cc607f66.html

Immagine 2: https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/03/23/coronavirus-grazie-cuba-grazie-brigata-henry-reeve/5746570/

Immagine 3: https://brigadaeuropeajm.wordpress.com/2018/06/20/el-amor-por-cuba-y-su-revolucion-en-italia-y-en-la-vida-de-marco-papacci/

Immagine 4: https://it.sputniknews.com/politica/2021020810106477-usa-ritornano-a-lavorare-col-consiglio-per-i-diritti-umani-delle-nazioni-unite/

Immagine 5: https://www.pressenza.com/it/2021/03/cuba-risoluzione-onu-lettera-della-sindaca-di-crema-al-presidente-del-consiglio-mario-draghi/


sábado, 28 de noviembre de 2020

Maradona: un intellettuale organico

 Maradona: un intellettuale organico


di Davide Matrone 

L'intellettuale organico di Gramsci.

L'uomo è per natura un intellettuale, in quanto non sfugge all'elaborazione del pensiero creativo. È un essere pensante che genera cultura e una sorta di egemonia in alcuni spazi della sua esistenza.

"Tutti gli uomini sono intellettuali, però non tutti gli uomini esercitano nella società la funzione dell'intelletuale"

Con quest'affermazione Gramsci voleva ridimensionare la figura del colto, del dotto, del letterario, dello studioso cercando di ampliare il concetto d'intellettuale ad altre figure che convezionalmente non sono considerate tali. Dal filosofo all'impiegato, dall'accademico al manovale, la categoria d'intellettuale può essere piú amplia. 

Non è anche intellettuale l'operaio in quanto essere umano creatore d'idee? 

Le attività manuali non hanno bisogno dell'esercizio e dell'elaborazione del pensiero?

Detto ciò, Gramsci però  fa una distinzione tra coloro che ricoprono il ruolo specifico d'intellettuale nella società, cioè coloro la cui attività è quella di produrre contenuti ideologici che generano coerenza e consapevolezza della classe sociale a cui sono articolati. 

Questi sarebbero quelli che Gramsci chiama intellettuali organici. Un operaio che emerge dalle file dei lavoratori può svolgere la funzione sociale d'intellettuale organico della classe operaia da cui proviene costruendo una sorta d'egemonia entrando in contatto con gli altri lasciando da parte il proprio sé e difendendo gli interessi della classe d'origine e d'appartenenza. Il compito dell'intelletuale organico è creare un'opera per la libertà della propria classe che rappresenta e non un vuoto e sterile proselistismo. 

Un'egemonia emancipatrice non è - come si crede in alcuni circoli riduzionisti - un'imposizione rispettata felicemente o ipocritamente, ma l'interpretazione dei desideri di quel gruppo, della loro situazione nella storia di uomini creativi, e da lí avverrebbe la presa di coscienza, il carattere attivo dell'essere nel mondo. Ma prima bisogna mobilitare l'intellettuale organico.

Maradona e le sue origini.

Diego Armando Maradona veniva dal popolo. Era nato e cresciuto in un quartiere popolare e povero della periferia di Buenos Aires (Villa Fiorito) in una zona "privata". In un'intervista rilasciata alla televisione argentina, rispondendo alla domanda "quali sono le tue origini?", disse:

Sono nato e cresciuto in un quartiere privato. Privato d'acqua, di energia elettrica e di tutti i servizi basici"

Il quartiere in cui nacque e crebbe Diego Armando Maradona.

La sua famiglia di origine era molto umile ed era composta da suo padre Diego Maradona (1927 - 2015), da sua madre Dalma Salvadora "Tota" Franco (1930 - 2011) e da sette fratelli. Lui era il quinto di otto figli. Don Diego o el "Chitoro" come lo chiamavano tutti, si guadagnava il pane lavorando nell'azienda di macinazione Tritumol, dalle 4 del mattino fino alle tre del pomeriggio. In un'intervista rilasciata al Corriere dello Sport, nel giorno della scomparsa di suo padre (2 luglio del 2015) racconta:

"Mio padre ha sempre lavorato per sfamare la famiglia. È la persona più bella che abbia incontrato nella mia vita. Era un combattente, nato a Corner, nel Corrientes, dov'è stato barcaiolo. Poi con mamma si sono trasferiti a Buenos Aires a lavorare, con casa a Azamor Fiorito. Lavorava nell'azienda di macinazione Tritumol, dalle quattro del mattino fino alle tre del pomeriggio. Erano tempi difficili, eravamo otto figli. Ero già consapevole della povertà. Quando ero piccolo, mi piaceva dormire appoggiando la testa sulla pancia del mio vecchio per ascoltare il suo ton, ton, ton e io dormivo serenamente, perché sapevo che lui si sarebbe preso cura di me".

Facendo un analisi con Pierre Bourdieu, Diego Armando non aveva acquisito un gran capitale culturale. Le misere condizioni della sua classe sociale d'appartenenza non glielo permisero considerando, inoltre, che in molti paesi d'America Latina l'educazione non è considerata un diritto, bensí una mercanzia. La mancanza di un capitale culturale limita notevolmente il successo nell'ambito scolastico, cioè i benefici specifici che i bambini delle differenti classi sociali o frazione delle stesse possono ottenere dal mercato scolastico in relazione alla distribuzione del capitale culturale tra classi e frazioni di classe. Al piccolo Diego poco importava entrar a far parte della competizione nel campo scolastico. Lui aveva due desideri sin dalla sua adolescenza: 

"giocare un Mondiale di calcio e vincerlo" 

Maradona: intellettuale organico.

Diego Armando Maradona, nonostante avesse toccato il cielo e il successo non aveva mai dimenticato le sue origini e poi non se la menava, anzi. L'umiltà è sempre stato un carattere distintivo del suo essere. Il suo cuore è sempre rimasto a lato degli ultimi e li ha sempre difesi. Le sue dichiarazioni poco diplomatiche e senza esitazioni erano mirate contro il sistema, contro il potere e i potenti del calcio e della politica e mai contro i poveri, gli ultimi o gli emarginati. Nelle sue esternazioni c'era l'affermazione delle sue origini, la denuncia e la coscienza di classe. Nella Napoli povera, proletaria, periferica e sempre sconfitta trovò le condizioni favorevoli per esserne organico intellettualmente. Rivendicò la sua classe proletaria d'origine, fece rivendicazioni di classe originando dei contenuti ideologici in base alla coerenza e alla consapevolezza della classe sociale a cui si articolava. Maradona esercitava la funzione dell'intellettuale organico del proletariato napoletano, povero, sfruttato, sconfitto e bistrattato nei campi da calcio soprattutto del nord, nella vita quotidiana dai possidenti dei mezzi di produzioni. Si rese conto del fenomeno del razzismo che esisteva nel calcio e contro i napoletani e il Napoli e lo disse nel 1984 in diretta televisiva durante il programma "La domenica sportiva". Qualcne anno dopo, alla vigilia della semifinale Italia - Argentina da disputare a Napoli disse:

"Solo oggi l'Italia ha scoperto i napoletani"

Queste e tante altre dichiarazioni molto dirette e sincere non piacquero ai benpensanti da salotto, ai bigotti, ai potenti e ai razzisti, ovviamente. Ma piacquero e continuare a piacere al popolo, ai lavoratori, agli antirazzisti, ai napoletani, ai tifosi del Napoli che l'hanno amato, l'amano e continueranno ad amarlo 

Grazie DIEGO!!

domingo, 19 de abril de 2020

Los cuadernos de la cárcel de Antonio Gramsci


70 años de los cuadernos de la cárcel de Antonio Gramsci
Antonio Gramsci (1891 - 1937)

Martes 6 de agosto de 2019
Hace setenta años Gramsci empieza a redactar los Cuadernos de la cárcel. Es el 8 de febrero de 1929 cuando el pensador italiano escribe sus primeras líneas de la obra intelectual más importante de su vida. Lo hace desde la cárcel de Turi (Bari), en dónde escribirá la mayoría de los cuadernos[1].
Para Gramsci, no fue fácil poder plasmar sus reflexiones en papel durante su largo y tortuoso peregrinaje carcelario[2]. El permiso para escribir le fue concedido sólo dos años y tres meses después de su privación de libertad. Luchó por mucho tiempo para conseguir libros, pluma y tinta.
Antes de poder escribir, insistió para que pudiera también leer. Algunos días después de ser encarcelado en Regina Coeli[3] escribe su primera carta a la dueña de su departamento pidiéndole – entre otras cosas – el envío de tres libros: La gramática alemana, el breviario de Lingüística de Bertoni y Bartali, y una Divina Commedia. Los tres libros pedidos respondían – desde un principio – a la necesidad vital de poder sobrevivir al embrutecimiento de la cárcel. Tres meses después escribe a su amigo Sraffa, desde Ustica, pidiéndole que le enviara unos libros[4]. Sraffa abre en favor del amigo Antonio una cuenta ilimitada en la librería de Milán “Sperling y Kupfer”.[5]
Sus adversarios políticos sabían muy bien que el cerebro del marxista sardo era muy fructífero y peligroso para el régimen fascista de Benito Mussolini. El fiscal[6] que lo condenó declaró: “Durante veinte años debemos impedir funcionar a ese cerebro”. Gramsci fue condenado a 20 años, 4 meses y 5 días de reclusión. A pesar de la dura condena, de sus precarias condiciones de salud, del aislamiento en la cárcel y de la persecución fascista, el secretario general del Partido Comunista Italiano nunca dejó de hacer funcionar su cerebro. Llegará a escribir 3000 páginas.
Lo cuadernos salieron a la luz sólo después de la II Guerra Mundial y gracias a la perseverancia y tenacidad de tres personas en particular: Tania Schucht[7], Piero Sraffa[8] y Palmiro Togliatti[9]. Sin duda, el aporte de Gustavo Trombetti[10], fue determinante para que los cuadernos salieran de la cárcel sin ser secuestrados por las autoridades fascistas.
Gramsci, sin duda, es uno de los teóricos marxistas más influyentes de los últimos 70 años. Entre sus aportes debemos señalar la reformulación de los conceptos fundamentales de la teoría política marxista, a la luz de la fase revolucionaria del movimiento obrero italiano[11], en la realidad política y económica de los principios del siglo XX. Con otro pensador crítico y marxista de su época, el húngaro Georg Lukács, tuvo en común un frente que combatir, es decir: el revisionismo de la II Internacional. Ambos criticaban la incongruencia que se registraba entre los movimientos revolucionarios obreros y la posición en favor de la I Guerra Mundial de algunos partidos socialistas europeos. Los planteamientos teóricos gramscianos son innovadores y profundos. El mismo Lukács, que estudió al pensador italiano, confesará: “Gramsci era el mejor de nosotros”.
La obra del político italiano empezó a hacerse conocer en Italia por los años ’50 y de ahí dio su recorrido por el mundo. En el transcurso del tiempo sobrepasará fronteras, su reflexión adquirió dimensiones internacionales y no solamente para los analistas de la izquierda revolucionaria mundial, sino llegará a influir corrientes teóricas como la teología de la liberación, la pedagogía crítica de Paulo Freire y los estudios culturales de la Escuela de Birmingham.  
En América Latina algunos intelectuales locales no acogieron de manera favorable el pensamiento de Gramsci en la mitad del siglo XX. En el caso ecuatoriano por ejemplo, los intelectuales Agustín Cueva y Alejandro Moreano criticaron a Gramsci, argumentando su uso socialdemócrata al valorar la democracia en el marco de la lucha contra los gobiernos dictatoriales[12].
A pesar de las dificultades y de las críticas póstumas que surgieron adentro del mismo movimiento revolucionario marxista internacional, a setenta años de la elaboración del I Cuaderno de la cárcel, el pensamiento gramsciano sigue siendo estudiado, analizado y reinterpretado por los teóricos de los movimientos revolucionarios de todo el mundo.
Referencias:
Belaval, Yvon. 1974. Historia de la Filosofía. Las filosofías nacionales de los siglos XIX y XX, España: Siglo Veintiuno.
Lo Piparo, Franco. 2014. Il Professore Gramsci e Wittgenestein. Il linguaggio e il potere, Roma: Donzelli Editore
Mordenti, Raul. 1996. Quaderni dal carcere di Antonio Gramsci. Edizioni Letteratura Italiana Einaudi. Torino
Santucci, Antonio. 1996. Gramsci. Torino: Edizione Newton Tascabili
Kohan, Néstor. 2013. Gramsci. Venezuela: Ocean Sur
Ortiz, Santiago. 2018. ¿Por qué Gramsci no llegó a Ecuador? https://lalineadefuego.info/2018/05/15/por-que-gramsci-no-llego-a-ecuador-por-santiago-ortiz/
[1] Desde el de febrero de 1929 hasta al 17 de noviembre de 1933 en la cárcel de Turi, y desde el 7 de diciembre de 1933 hasta al mes de agosto de 1935 en la cárcel de Formia.
[2] Gramsci peregrinará en 14 cárceles italianas (Roma, Civitavecchia, Ustica, Napoli, Milano, Turi, Palermo, Caianiello, Isernia, Sulmona, Formia, Castellamare Adriatica, Ancona y Bologna)
[3] El 8 de noviembre de 1926.
[4] La carta fue escrita el 11 de diciembre de 1926.
[5] El día 22 de diciembre Gramsci recibirá los libros que Sraffa se enviará. Gramsci lo agradece en otras dos cartas que enviará a su amigo en las fechas del 22 de diciembre y en la fecha del 2 de enero de 1927.
[6] Michele Isgro
[7] La cuñada de Antonio Gramsci
[8] Economista y amigo de Antonio Gramsci
[9] secretario político del Partido Comunista Italiano.
[10] Compañero de prisión de Gramsci en la cárcel de Turi. Trombetti escondió los cuadernos en un baúl antes de ser enviados a los familiares del detenido. El acontecimiento se dio antes del traslado del detenido Gramsci de la cárcel de Turi hacia a la cárcel de Formia.
[11] Durante el “biennio rosso” 1919 – 1921 se agudiza el proceso revolucionario del movimiento obrero italiano del Norte de Italia con el incremento de las ocupaciones de las fábricas y de las huelgas.
[12] Ortiz, Santiago. 2018. ¿Por qué Gramsci no llegó a Ecuador? En Lalineadefuego.info https://lalineadefuego.info/2018/05/15/por-que-gramsci-no-llego-a-ecuador-por-santiago-ortiz/