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jueves, 2 de octubre de 2025

Lo sciopero nazionale paralizza l’Ecuador, assaltato il convoglio del presidente Noboa

 Internazionale

Lo sciopero nazionale paralizza l’Ecuador, assaltato il convoglio del presidente Noboa

lunes, 22 de septiembre de 2025

ECUADOR. Il governo risponde con il coprifuoco allo sciopero nazionale


ECUADOR. Il governo risponde con il coprifuoco allo sciopero nazionale



Quito. Negli ultimi giorni in Ecuador si registrano disordini e proteste per le ultime misure neoliberiste del governo Noboa che con autoritarismo continua il suo programma politico sotto le direttive del Fondo Monetario Internazionale. Lo scorso luglio, il Direttivo Esecutivo del FMI aveva siglato un rinnovato accordo di 48 mesi con l’Ecuador con l’obiettivo di promuovere una serie di politiche economiche mirate alla sostenibilità finanziaria del paese. Tuttavia, si generano politiche economiche che aumentano la disoccupazione (+0.8% da marzo a maggio 2025), un tasso di povertà al 24% e un incremento del 47% dei tassi di omicidi rispetto al primo semestre dell’anno precedente (dati INEC dell’Ecuador).

Abolizione del sovvenzionamento statale al diesel

Lo scorso martedì con il Decreto Esecutivo n° 126, il Governo ecuadoriano ha eliminato il sussidio al diesel generando un incremento immediato di 1 dollaro al gallone passando cosi da un valore di $1.8 a $ 2.8. Un provvedimento impopolare e storico in quanto il sussidio al diesel in Ecuador era rimasto in vigore fin dal 1974 e cioé dai tempi della dittatura militare del generale Guillermo Lara Rodríguez.

Durante la storia del paese, si sono registrati vari tentativi di abrogazione del sussidio statale come nel caso del governo di Abdalá Bucaram nel 1997 e in quello del neoliberista Jamil Mahuad nell’anno 2000. Tuttavia e in ogni circostanza, le reazioni dure e contrarie da parte della popolazione avevano poi fatto desistere le intenzioni dei governi di turno. Allora come oggi, le proteste non si sono fatte attendere. I primi a rifiutare la misura governativa sono stati i trasportatori che hanno minacciato e poi messo in pratica una sospensione del trasporto cittadino e interprovinciale in molte parti del paese. Posti di blocco si sono verificati nella regione nord del Carchi, nella zona centrale del Cotopaxi e nel sud della regione dell’Azuay. Il paese ha vissuto due giorni di caos e interruzione della regolare circolazione. I trasportatori, inoltre, hanno protestato per la mancanza di sicurezza e per l’aumento di assalti a mano armata che subiscono da tempo sulle autostrade della nazione. Alla crisi economica va aggiunta anche quella sociale, che non si placa. Dopo quasi un’intera giornata di blocchi stradali, le parti sono giunte a una serie di accordi per migliorare la sicurezza dei lavoratori del settore del trasporto e di limitare le perdite economiche con la nuova misura governativa. Altri posti di blocco e disordini si sono registrati nelle regioni di Bolivar e del Cotopaxi dove l’ex lider della CONAIE, Leonidas Iza, ha ancora seguito e consensi. Qui, anche la presidente della Regione, Lourdes Tibán, ha criticato le misure del governo in quanto questo provvedimento arrecherà problemi economici soprattutto a piccoli produttori dell’agricoltura che saranno costretti ad aumentare i prezzi dei beni di prima necessità. La CONAIE con il suo nuovo lider Vargas, ha indetto un’assemblea permanente del Consiglio Politico che dureràfino al 18 settembre per poi decidere quali saranno le prossime azioni politiche del movimento indigeno. Tra le prime richieste quella appunto di abrogare il Decreto 126. Altre proteste si sono verificate nella regione del Pichincha e nella capitale Quito dove son scesi in piazza gli studenti dell’Università pubblica della Centrale, la Federación Unitaria de Trabajadores (FUT) ed altre sigle di lavoratori che hanno attraversato le vie del centro storico con l’obiettivo di raggiungere Palacio Carondelet, sede della presidenza della Repubblica. La giornata di protesta si è conclusa con una serie di scontri in piazza con le forze dell’ordine. La tensione è ancora alta nel paese e la preoccupazione della popolazione è presente considerando l’incremento dei prezzi di alcuni prodotti alimentari nei mercati di Quito in questi primi due giorni di applicazione del decreto. Inoltre, l’abolizione del sussidio al gasolio potrebbe portare un aumento del biglietto giornaliero del trasporto cittadino e interprovinciale. Di fronte a questa situazione di disordini e caos, il governo ha risposto ancora una volta con la dichiarazione dello stato d’eccezione in 7 regioni del paese che guarda caso son quelle in cui si sono registrati i maggiori disordini. Una misura applicata già ben 11 volte in appena 16 mesi di governo. Il provvedimento prevede anche l’abolizione della libertà di riunione che si estenderà per i prossimi 60 giorni. Con questa presa di posizione, il governo dimostra ancora una volta la sua deriva autoritaria con l’obiettivo di frenare le contestazioni contro il provvedimento anti-popolare.

A Cuenca la marcia dell’acqua in difesa della Riserva Naturale Quimsacocha

Nonostante la dichiarazione dello stato d’eccezione anche nella regione del sud dell’Ecuador dell’Azuay, nel capoluogo Cuenca nella giornata del 16 settembre son scese in strada oltre centomila persone. La manifestazione per la difesa dell’acqua come bene pubblico e della riserva naturale di Quimsacocha è andata oltre qualsiasi aspettativa. La città di Cuenca aveva annunciato da tempo una grande mobilitazione cittadina alla quale avevano aderito gran parte dei settori politici e sociali del capoluogo. Anche il sindaco della città, Cristian Zamora, e il Presidente della Regione hanno aderito alla manifestazione popolare. Quest’ultimo inoltre, aveva avvertito il Presidente Noboa che la popolazione cuencana e regionale si era già espressa contraria al progetto minero di Loma Grande nei referendum locali del 2021 che aveva visto vincere il NO con l’80,9%. Referendum approvati e ratificati dal Consiglio Nazionale Elettorale. Il popolo di Cuenca e dell’intera regione ha ribadito il suo NO al progetto di estrazione di minerali che il governo centrale vuole concedere alla multinazionale canadese Dundee. Si tratta di uno scempio ambientale in una delle più grandi e più belle Riserve  Naturali del paese denominata Quimsacocha. Impattanti le immagini dei droni che hanno sorvolato l’intera città. Un immenso fiume umano ha attraversato da nord a sud la capitale della regione Azuay in una delle più imponenti manifestazioni pacifiche che si registrano nell’intero paese e forse la più grande della storia della città.

Convocazione dello sciopero generale immediato e indefinito

Nella giornata del 18 settembre, il Consiglio Politico della CONAIE, ha convocato a uno sciopero generale immediato e permanente per sua base sociale, a tutte le organizzazioni e alla società civile affinché il governo non elimini il Decreto 126 (eliminazione del sussidio al diesel), la consulta popolare di novembre e la Convocazione di una nuova Assemblea Constituente per riscrivere una nuova Carta Magna con una chiara matrice neoliberista. Dopo le dichiarazioni di Vargas, neo presidente della CONAIE, si sono aggiunte quelle di Espinoza, Presidente della FENOCIN  dichiarandosi in mobilitazione e in assemblea permanente in tutti i territori per iniziare il processo di sciopero nazionale progressivo e indefinito e di Bedoya della FUT (Federación Unitaria de Trabajadores) che dalla capitale ha annunciato il suo appoggio alla mobilitazione nazionale. La risposta del governo non si è fatta attendere dichiarando che risponderà con il pugno duro contro coloro che vorranno mettere sotto sopra il paese con l’applicazione del coprifuoco dalle 22 alle 05 in tutto il paese. L’arresto sarà immediato e per la durata di 30 anni.

Nel frattempo, secondo un ultimo sondaggio realizzato dall’Istituto CIESS, il consenso del Presidente della Repubblica, Daniel Noboa, scende dal 56% al 42%. L’operato registra un giudizio negativo soprattutto nella zona rurale del paese con un rifiuto del 67%. Inoltre, nelle due principali città del paese, Quito e Guayaquil, aumenta la delusione rispetto alle aspettative iniziali. A Quito la percentuale è del 65% mentre a Guayaquil èdel 59%. Da ricordare che proprio durante la campagna elettorale scorsa, Noboa aveva annunciato che non avrebbe eliminato il sussidio al gasolio.

Pubblicato su: https://pagineesteri.it/2025/09/20/america-latina/ecuador-il-governo-risponde-con-il-coprifuoco-allo-sciopero-nazionale/


jueves, 17 de abril de 2025

Elezioni in Ecuador: L’opposizione contesta la vittoria di Noboa e chiede il riconteggio.


La candidata della Rivoluzione cittadina Luisa Gonzalez denuncia il modo fraudolento con cui il Paese è stato condannato ad altri quattro anni di neoliberismo

Quito – il presidente uscente Daniel Noboa ha vinto le elezioni in Ecuador con il 55.65% dei voti contro il 44.35% della candidata di Rivoluzione cittadina Luisa González. Sin dall’inizio dello spoglio si è manifestato un trend nettamente a favore del presidente uscente che ha vinto in 18 province su 24. Daniel Noboa ha dichiarato che questa vittoria è storica e con un ampio margine di 10 punti percentuali non mostra dubbi sul vincitore. «Questa vittoria è il risultato della lotta e della perseveranza di ogni componente della squadra che vuole costruire un nuovo Ecuador». Se Noboa festeggia la vittoria, dall’altra parte Luisa González a due ore dal conteggio ha dichiarato di non riconoscere il risultato e di chiedere al Consiglio nazionale elettorale che si ripeta lo spoglio in quanto- afferma – si è verificato il più grottesco broglio elettorale della storia repubblicana del Paese. Ha ricordato che nelle elezioni passate la Revolución Ciudadana aveva sempre riconosciuto la sconfitta ma in questo caso non lo fa. Nei fatti 11 sondaggi, tra cui alcuni vicini al governo, davano la vittoria a lei e nessuno aveva mostrato una differenza tanto amplia come quella che si è vista alla fine dello scrutinio. «Io denuncio davanti al mio popolo, ai mezzi di comunicazione e al mondo intero che l’Ecuador sta vivendo una dittatura». Così ha chiuso il suo intervento dal quartier generale della RC a Quito.

La denuncia di irregolarità perpetuate dal Cne da parte della coalizione di sinistra
Nei giorni scorsi c’erano state delle avvisaglie da parte di alcuni attori della sinistra sul comportamento del Consiglio nazionale elettorale dell’Ecuador durante la seconda fase delle elezioni. In un comunicato congiunto la Revolución Ciudadana, Pachakutik, Reto, Partido Socialista Ecuadoriano e Centro Democrático avevamo denunciato la preoccupante azione del Cne che ha destabilizzato l’opinione pubblica e i comizi durante il ballottaggio. Nel comunicato si legge che durante tutto il processo elettorale si è assistito a una vergognosa gestione del Cne che non ha compiuto le funzioni dettate dalla Costituzione. Per esempio si è registrato un cambiamento all’ultimo momento di ben 18 seggi elettorali con la scusa dei temporali invernali, in pieno silenzio elettorale sono state annunciate azioni di governo, a delegazioni di osservatori internazionali è stato negato l’ingresso nel Paese per assistere ai comizi, sono state usate risorse dello Stato per la consegna di Bonus (570 milioni di dollari), ci sono stati pagamenti all’ultimo momento per fornitori statali, per non dire del decreto dello Stato di massima allerta in 7 regioni, sospendendo i diritti civili di inviolabilità del domicilio, di circolazione e di riunione e poi la sospensione della votazione degli ecuadoriani in Venezuela.

Le alleanze di Luisa González non hanno fatto somma
Dal 9 febbraio fino a due giorni prima delle elezioni la candidata Luisa González e il partito della Revolución Ciudadana avevano lavorato abbastanza nel tessere alleanze e di costruire un discorso basato sull’unità cercando di abbandonare rancori e personalismi. Va detto che il lavoro di Luisa González e della sua squadra è stato sostenuto da una buona comunicazione politica, scegliendo anche i tempi politici giusti. Dall’8 marzo al 11 aprile la Revolución Ciudadana ha raccolto l’appoggio del Partido Socialista Ecuadoriano, del candidato Carlos Rabascal della Izquierda Democrática, del partito Pachakutik e della Conaie, del Centro Democratico, della lista Amigo e di Jan Topic che prevedevano un plus al voto raccolto al primo turno. Una serie di alleanze che avevano rotto con il trend delle ultime tre elezioni presidenziali nelle quali la Revolución Ciudadana viveva in pieno isolamento. In politica la sommatoria non sempre fa una coalizione e le somme non sono mai meramente aritmetiche. Il voto vive processi di carattere sociologico e culturale che vanno oltre la matematica, detto questo al secondo turno Luisa González non solo non aumenta voti ma addirittura ne perde quasi 115 mila. Come spiegarlo?

I bonus elargiti da Noboa
Durante il dibattito presidenziale del passato 23 marzo Noboa aveva annunciato che dal giorno dopo avrebbe elargito bonus e benefici economici a vari settori della popolazione. Dalla metà di marzo fino a qualche giorno prima delle elezioni Noboa ha offerto ben 14 benefici economici tra bonus, borse di studio e pagamenti arretrati per il popolo ecuadoriano. Una generosità che costa allo Stato 518 milioni di dollari. Noboa ha promesso e dato un bonus di 510 dollari a 56 mila unità della Polizia nazionale, 400 dollari a 83 mila Jóvenes en Acción che consiste in un programma nazionale che promuove l’imprenditoria giovanile tra i 18 e 29 anni, 400 dollari a 120 mila Ecuatorianos en Acción che consiste in un programma nazionale per tutti i cittadini dai 30 ai 64 anni per promuove il lavoro comunitario e fomenta la partecipazione. Sicuramente questi bonus hanno fatto il loro effetto e migliaia di ecuadoriani hanno preferito l’uovo oggi che la gallina domani. A questo si aggiunge il ruolo dei mezzi di comunicazione tutti schierati a favore di Noboa, il discorso trito e ritrito anti Venezuela della desdolariación. Così, l’Ecuador dovrà vivere 4 anni ancora di neoliberismo. Resisterà? Io penso di no.

L’autore: Davide Matrone è docente all’Universitad politecnica salesiana

In foto Daniel Noboa con la moglie Lavinia Valbonesi alla cerimonia di insediamento nel 2023

Pubblicato su: https://left.it/2025/04/16/elezioni-in-ecuador-lopposizione-contesta-la-vittoria-di-noboa-e-chiede-il-riconteggio/?_gl=1*195gszt*_up*MQ..*_ga*MjgzMDk4MTQxLjE3NDQ5MTA4MTI.*_ga_89ESDCYM0F*MTc0NDkxMDgxMi4xLjAuMTc0NDkxMDgxMi4wLjAuNDUwNTQ1ODU2


martes, 15 de abril de 2025

Elecciones en Ecuador: Daniel Noboa gana y Luisa González denuncia fraude.

                                                                         Ecuador

Elecciones en Ecuador: Daniel Noboa gana y Luisa González denuncia fraude

A pesar de las alianzas tejidas por el partido de Luisa González, Ecuador se prepara, a partir de hoy, para cuatro años más de neoliberalismo.

Daniel Noboa, ayer en el recinto electoral en Olón, provincia de Santa Elena, para ejercer su derecho al voto. Foto: Isaac Castillo/ Presidencia del Ecuador.

Quito, Ecuador
14 abr 2025 08:43

Con el 95,12% de los votos escrutados, Daniel Noboa ha ganado con el 55,82% de los votos frente al 44,18% de la candidata Luisa González. Desde el inicio del recuento, se ha manifestado una clara tendencia a favor del presidente saliente, que ha vencido en 18 de las 24 provincias. Noboa ha ganado también en aquellas provincias en las que el partido Revolución Ciudadana (RC) de Luisa González había conquistado más votos en la primera vuelta, como en la provincia de Orellana o en El Oro.

Luisa González, por su parte, no reconoce la validez de los resultados y ya ha pedido al Consejo Nacional Electoral (CNE) que repita el conteo

Daniel Noboa ha calificado la victoria, con un margen de más de diez puntos, de “histórica” y no muestra dudas sobre quién es el ganador de los comicios. “Esta victoria es el resultado de la lucha y la perseverancia de cada integrante del equipo que quiere construir un nuevo Ecuador”, declaró. Luisa González, por su parte, no reconoce la validez de los resultados y ya ha pedido al Consejo Nacional Electoral (CNE) que repita el conteo, ante la posibilidad de fraude.

Revolución Ciudadana, que en ocasiones anteriores siempre había reconocido la derrota, ha asegurado que no lo hará en esta ocasión. Luisa González dijo también que, de 11 sondeos, incluidos algunos cercanos al Gobierno, todos le daban la victoria y ninguno había mostrado una diferencia tan amplia como la que se vio al final del recuento. “Denuncio ante mi pueblo, ante los medios de comunicación y ante el mundo entero que Ecuador vive bajo una dictadura”, concluyó tras su discurso desde la sede del partido en Quito, mientras sus simpatizantes gritaban: “¡No al fraude!”.

La coalición de izquierda mira hacia el Consejo Nacional Electoral

En los últimos días han surgido alertas de algunos actores de la izquierda sobre el comportamiento del Consejo Nacional Electoral durante la segunda fase de los comicios. En un comunicado conjunto, Revolución Ciudadana, Pachakutik, Reto, el Partido Socialista Ecuatoriano y Centro Democrático denunciaron la posibilidad de que el CNE estuviese desestabilizando la democracia.

En el comunicado se denuncia la gestión del CNE durante todo el proceso electoral y se le acusa de no haber cumplido con el mandato y las funciones dictadas en la Constitución. Se señala al organismo por falta de transparencia y de igualdad entre las dos candidaturas, por permitir que se usasen fondos públicos para bonos, por mirar hacia otro lado ante la interferencia en la entrada de delegaciones de observación internacional o por no decir nada sobre los pagos de última hora a proveedores del Estado por parte del Gobierno saliente, entre otros.

Los bonos que dio Noboa

Durante el debate presidencial del 23 de marzo, Noboa anunció que a partir del día siguiente otorgaría bonos y beneficios económicos a diversos sectores de la población. Desde mediados de marzo hasta pocos días antes de las elecciones, Noboa ofreció 14 beneficios económicos entre bonos, becas y pagos atrasados ​​para el pueblo ecuatoriano. Prometió y entregó un bono de 510 dólares a 56.000 unidades de la Policía Nacional, 400 dólares a 83.000 participantes de Jóvenes en Acción, un programa nacional que promueve el emprendimiento juvenil entre los 18 y los 29 años y también dio 400 dólares a 120.000 personas de Ecuatorianos en Acción, un programa nacional para todos los ciudadanos y ciudadanas de entre 30 y 64 años que tiene como finalidad promover el trabajo comunitario y fomentar la participación.

A estas medidas hay que sumarle el papel de los medios de comunicación, la gran mayoría de ellos alineados a favor de Noboa; y el omnipresente discurso antivenezolano de la desdolariación, presente durante toda la campaña electoral.

Las alianzas de Luisa González no han sumado

Desde el 9 de febrero y hasta dos días antes de las elecciones, la candidata Luisa González y el partido Revolución Ciudadana trabajaron para tejer alianzas y construir un discurso basado en la unidad y el abandono de rencores y personalismos. Revolución Ciudadana reunió el apoyo del Partido Socialista Ecuatoriano, del candidato Carlos Rabascal de la Izquierda Democrática, del partido Pachakutik y de la Conaie, el Centro Democrático, la lista Amigo y Jan Topic, quienes esperaban un plus a la votación obtenida en la primera vuelta

Esta serie de alianzas habían roto con la tendencia de las últimas tres elecciones presidenciales en las que Revolución Ciudadana vivió en completo aislamiento. A pesar de eso, en la segunda vuelta, Luisa González no solo no aumentó sus votos, sino que perdió casi 115.000. Con este resultado y si nada cambia, Ecuador se prepara, a partir de hoy, para cuatro años más de neoliberalismo.

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