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jueves, 17 de abril de 2025

Elezioni in Ecuador: L’opposizione contesta la vittoria di Noboa e chiede il riconteggio.


La candidata della Rivoluzione cittadina Luisa Gonzalez denuncia il modo fraudolento con cui il Paese è stato condannato ad altri quattro anni di neoliberismo

Quito – il presidente uscente Daniel Noboa ha vinto le elezioni in Ecuador con il 55.65% dei voti contro il 44.35% della candidata di Rivoluzione cittadina Luisa González. Sin dall’inizio dello spoglio si è manifestato un trend nettamente a favore del presidente uscente che ha vinto in 18 province su 24. Daniel Noboa ha dichiarato che questa vittoria è storica e con un ampio margine di 10 punti percentuali non mostra dubbi sul vincitore. «Questa vittoria è il risultato della lotta e della perseveranza di ogni componente della squadra che vuole costruire un nuovo Ecuador». Se Noboa festeggia la vittoria, dall’altra parte Luisa González a due ore dal conteggio ha dichiarato di non riconoscere il risultato e di chiedere al Consiglio nazionale elettorale che si ripeta lo spoglio in quanto- afferma – si è verificato il più grottesco broglio elettorale della storia repubblicana del Paese. Ha ricordato che nelle elezioni passate la Revolución Ciudadana aveva sempre riconosciuto la sconfitta ma in questo caso non lo fa. Nei fatti 11 sondaggi, tra cui alcuni vicini al governo, davano la vittoria a lei e nessuno aveva mostrato una differenza tanto amplia come quella che si è vista alla fine dello scrutinio. «Io denuncio davanti al mio popolo, ai mezzi di comunicazione e al mondo intero che l’Ecuador sta vivendo una dittatura». Così ha chiuso il suo intervento dal quartier generale della RC a Quito.

La denuncia di irregolarità perpetuate dal Cne da parte della coalizione di sinistra
Nei giorni scorsi c’erano state delle avvisaglie da parte di alcuni attori della sinistra sul comportamento del Consiglio nazionale elettorale dell’Ecuador durante la seconda fase delle elezioni. In un comunicato congiunto la Revolución Ciudadana, Pachakutik, Reto, Partido Socialista Ecuadoriano e Centro Democrático avevamo denunciato la preoccupante azione del Cne che ha destabilizzato l’opinione pubblica e i comizi durante il ballottaggio. Nel comunicato si legge che durante tutto il processo elettorale si è assistito a una vergognosa gestione del Cne che non ha compiuto le funzioni dettate dalla Costituzione. Per esempio si è registrato un cambiamento all’ultimo momento di ben 18 seggi elettorali con la scusa dei temporali invernali, in pieno silenzio elettorale sono state annunciate azioni di governo, a delegazioni di osservatori internazionali è stato negato l’ingresso nel Paese per assistere ai comizi, sono state usate risorse dello Stato per la consegna di Bonus (570 milioni di dollari), ci sono stati pagamenti all’ultimo momento per fornitori statali, per non dire del decreto dello Stato di massima allerta in 7 regioni, sospendendo i diritti civili di inviolabilità del domicilio, di circolazione e di riunione e poi la sospensione della votazione degli ecuadoriani in Venezuela.

Le alleanze di Luisa González non hanno fatto somma
Dal 9 febbraio fino a due giorni prima delle elezioni la candidata Luisa González e il partito della Revolución Ciudadana avevano lavorato abbastanza nel tessere alleanze e di costruire un discorso basato sull’unità cercando di abbandonare rancori e personalismi. Va detto che il lavoro di Luisa González e della sua squadra è stato sostenuto da una buona comunicazione politica, scegliendo anche i tempi politici giusti. Dall’8 marzo al 11 aprile la Revolución Ciudadana ha raccolto l’appoggio del Partido Socialista Ecuadoriano, del candidato Carlos Rabascal della Izquierda Democrática, del partito Pachakutik e della Conaie, del Centro Democratico, della lista Amigo e di Jan Topic che prevedevano un plus al voto raccolto al primo turno. Una serie di alleanze che avevano rotto con il trend delle ultime tre elezioni presidenziali nelle quali la Revolución Ciudadana viveva in pieno isolamento. In politica la sommatoria non sempre fa una coalizione e le somme non sono mai meramente aritmetiche. Il voto vive processi di carattere sociologico e culturale che vanno oltre la matematica, detto questo al secondo turno Luisa González non solo non aumenta voti ma addirittura ne perde quasi 115 mila. Come spiegarlo?

I bonus elargiti da Noboa
Durante il dibattito presidenziale del passato 23 marzo Noboa aveva annunciato che dal giorno dopo avrebbe elargito bonus e benefici economici a vari settori della popolazione. Dalla metà di marzo fino a qualche giorno prima delle elezioni Noboa ha offerto ben 14 benefici economici tra bonus, borse di studio e pagamenti arretrati per il popolo ecuadoriano. Una generosità che costa allo Stato 518 milioni di dollari. Noboa ha promesso e dato un bonus di 510 dollari a 56 mila unità della Polizia nazionale, 400 dollari a 83 mila Jóvenes en Acción che consiste in un programma nazionale che promuove l’imprenditoria giovanile tra i 18 e 29 anni, 400 dollari a 120 mila Ecuatorianos en Acción che consiste in un programma nazionale per tutti i cittadini dai 30 ai 64 anni per promuove il lavoro comunitario e fomenta la partecipazione. Sicuramente questi bonus hanno fatto il loro effetto e migliaia di ecuadoriani hanno preferito l’uovo oggi che la gallina domani. A questo si aggiunge il ruolo dei mezzi di comunicazione tutti schierati a favore di Noboa, il discorso trito e ritrito anti Venezuela della desdolariación. Così, l’Ecuador dovrà vivere 4 anni ancora di neoliberismo. Resisterà? Io penso di no.

L’autore: Davide Matrone è docente all’Universitad politecnica salesiana

In foto Daniel Noboa con la moglie Lavinia Valbonesi alla cerimonia di insediamento nel 2023

Pubblicato su: https://left.it/2025/04/16/elezioni-in-ecuador-lopposizione-contesta-la-vittoria-di-noboa-e-chiede-il-riconteggio/?_gl=1*195gszt*_up*MQ..*_ga*MjgzMDk4MTQxLjE3NDQ5MTA4MTI.*_ga_89ESDCYM0F*MTc0NDkxMDgxMi4xLjAuMTc0NDkxMDgxMi4wLjAuNDUwNTQ1ODU2


martes, 15 de abril de 2025

Elecciones en Ecuador: Daniel Noboa gana y Luisa González denuncia fraude.

                                                                         Ecuador

Elecciones en Ecuador: Daniel Noboa gana y Luisa González denuncia fraude

A pesar de las alianzas tejidas por el partido de Luisa González, Ecuador se prepara, a partir de hoy, para cuatro años más de neoliberalismo.

Daniel Noboa, ayer en el recinto electoral en Olón, provincia de Santa Elena, para ejercer su derecho al voto. Foto: Isaac Castillo/ Presidencia del Ecuador.

Quito, Ecuador
14 abr 2025 08:43

Con el 95,12% de los votos escrutados, Daniel Noboa ha ganado con el 55,82% de los votos frente al 44,18% de la candidata Luisa González. Desde el inicio del recuento, se ha manifestado una clara tendencia a favor del presidente saliente, que ha vencido en 18 de las 24 provincias. Noboa ha ganado también en aquellas provincias en las que el partido Revolución Ciudadana (RC) de Luisa González había conquistado más votos en la primera vuelta, como en la provincia de Orellana o en El Oro.

Luisa González, por su parte, no reconoce la validez de los resultados y ya ha pedido al Consejo Nacional Electoral (CNE) que repita el conteo

Daniel Noboa ha calificado la victoria, con un margen de más de diez puntos, de “histórica” y no muestra dudas sobre quién es el ganador de los comicios. “Esta victoria es el resultado de la lucha y la perseverancia de cada integrante del equipo que quiere construir un nuevo Ecuador”, declaró. Luisa González, por su parte, no reconoce la validez de los resultados y ya ha pedido al Consejo Nacional Electoral (CNE) que repita el conteo, ante la posibilidad de fraude.

Revolución Ciudadana, que en ocasiones anteriores siempre había reconocido la derrota, ha asegurado que no lo hará en esta ocasión. Luisa González dijo también que, de 11 sondeos, incluidos algunos cercanos al Gobierno, todos le daban la victoria y ninguno había mostrado una diferencia tan amplia como la que se vio al final del recuento. “Denuncio ante mi pueblo, ante los medios de comunicación y ante el mundo entero que Ecuador vive bajo una dictadura”, concluyó tras su discurso desde la sede del partido en Quito, mientras sus simpatizantes gritaban: “¡No al fraude!”.

La coalición de izquierda mira hacia el Consejo Nacional Electoral

En los últimos días han surgido alertas de algunos actores de la izquierda sobre el comportamiento del Consejo Nacional Electoral durante la segunda fase de los comicios. En un comunicado conjunto, Revolución Ciudadana, Pachakutik, Reto, el Partido Socialista Ecuatoriano y Centro Democrático denunciaron la posibilidad de que el CNE estuviese desestabilizando la democracia.

En el comunicado se denuncia la gestión del CNE durante todo el proceso electoral y se le acusa de no haber cumplido con el mandato y las funciones dictadas en la Constitución. Se señala al organismo por falta de transparencia y de igualdad entre las dos candidaturas, por permitir que se usasen fondos públicos para bonos, por mirar hacia otro lado ante la interferencia en la entrada de delegaciones de observación internacional o por no decir nada sobre los pagos de última hora a proveedores del Estado por parte del Gobierno saliente, entre otros.

Los bonos que dio Noboa

Durante el debate presidencial del 23 de marzo, Noboa anunció que a partir del día siguiente otorgaría bonos y beneficios económicos a diversos sectores de la población. Desde mediados de marzo hasta pocos días antes de las elecciones, Noboa ofreció 14 beneficios económicos entre bonos, becas y pagos atrasados ​​para el pueblo ecuatoriano. Prometió y entregó un bono de 510 dólares a 56.000 unidades de la Policía Nacional, 400 dólares a 83.000 participantes de Jóvenes en Acción, un programa nacional que promueve el emprendimiento juvenil entre los 18 y los 29 años y también dio 400 dólares a 120.000 personas de Ecuatorianos en Acción, un programa nacional para todos los ciudadanos y ciudadanas de entre 30 y 64 años que tiene como finalidad promover el trabajo comunitario y fomentar la participación.

A estas medidas hay que sumarle el papel de los medios de comunicación, la gran mayoría de ellos alineados a favor de Noboa; y el omnipresente discurso antivenezolano de la desdolariación, presente durante toda la campaña electoral.

Las alianzas de Luisa González no han sumado

Desde el 9 de febrero y hasta dos días antes de las elecciones, la candidata Luisa González y el partido Revolución Ciudadana trabajaron para tejer alianzas y construir un discurso basado en la unidad y el abandono de rencores y personalismos. Revolución Ciudadana reunió el apoyo del Partido Socialista Ecuatoriano, del candidato Carlos Rabascal de la Izquierda Democrática, del partido Pachakutik y de la Conaie, el Centro Democrático, la lista Amigo y Jan Topic, quienes esperaban un plus a la votación obtenida en la primera vuelta

Esta serie de alianzas habían roto con la tendencia de las últimas tres elecciones presidenciales en las que Revolución Ciudadana vivió en completo aislamiento. A pesar de eso, en la segunda vuelta, Luisa González no solo no aumentó sus votos, sino que perdió casi 115.000. Con este resultado y si nada cambia, Ecuador se prepara, a partir de hoy, para cuatro años más de neoliberalismo.

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martes, 1 de abril de 2025

Ecuador, Pachakutik e Revolucion Ciudadana vogliono tornare a battere la destra.

 

Ecuador, Pachakutik e Revolucion Ciudadana vogliono tornare a battere la destra


Accordo storico in vista del ballottaggio del 13 aprile Il partito del movimento indigeno e le sinistre unite si schierano al fianco della candidata "presidenta" Luisa González

Luisa González e Guillermo Churuchumbi mostrano alla folla l’accordo appena firmato – Ap


Davide Matrone  QUITO

Domenica 30 marzo, in una gremittisima piazza di Aluasi, localita della Cordigliera delle Ande dell’Ecuador, si è realizzato un evento storico: l’accordo politico ed elettorale raggiunto tra il partito Pachakutik (braccio politico del movimento indigeno dell’Ecuador) e la Revolucion Ciudadana della candidata presidenziale Luisa González.

A SIGLARE L’ACCORDO sono stati Guillermo Churuchumbi coordinatore nazionale del partito Pachakutik, Luisa González presidenta nazionale del Movimento Revolución Ciudadana, Raúl Chávez presidente del Movimiento Reto, Gustavo Vallejo e Vilma Pillajo della piattaforma nazionale “Mujeres por la Igualdad”, César Pérez della piattaforma per il Condono debitario e infine Samuel Lema, coordinatore dell’Unità delle Sinistre. La firma è avvenuta durante l’«Incontro Nazionale per un Ecuador equitativo, plurinazionale e libero dalla violenza» organizzato dal Pachakutik nella regione andina con la percentuale più alta della popolazione indigena dell’Ecuador, il Chimborazo.

ALL’EVENTO erano presenti migliaia di indigeni delle differenti nazionalità della Cordigliera ma anche i quadri politici e i militanti di un bel pezzo della sinistra dell’Ecuador, tra i quali anche il Partito Socialista Ecuadoriano che in un comunicato dello scorso 8 marzo aveva ufficializzato l’appoggio a Luisa González per il ballottagio del 13 aprile.

L’intesa tra le due principali forze politiche del paese ha un peso simbolico enorme nell’attuale congiuntura politica interna e manifesta la volontà di unire le sinistre dopo anni di litigi e divisioni.


L’ULTIMO ACCORDO tra i due attori si era registrato l’8 novembre del 2006 tra l’allora economista e lider del partito Alianza Pais, Rafael Correa, candidato alla presidenza della Repubblica e Gilberto Talahua, l’allora coordinatore nazionale di Pachakutik. A quei tempi l’allenza aveva un fine analogo a quello di oggi, cioè battere la destra che in quelle elezioni era rappresentata da un altro Noboa, Álvaro, padre dell’attuale presidente della Repubblica Daniel Noboa. In quelle elezioni Pachakutik conquistò un 2.6% dei voti con il candidato Macas, tuttavia l’accordo funzionò in quanto Correa vinse le elezioni.

Questo accordo politico basato su 25 punti punta a rilanciare l’economia, rispristinare il Welfare State e difendere i diritti dei settori popolari e delle nazionalità del paese. Tra i principali punti c’è l’adozione di un piano di sicurezza che rispetti i diritti umani, il rispettare dei referendum popolari sulle questioni ambientali del Yasuní, del Chocó Andino e della Regione dell’Azuay.

POI SI VUOLE PROTEGGERE la produzione nazionale e garantire la sovranità alimentare, rafforzare il sistema d’educazione interculturale e bilingue, avviare azioni per riscuotere valori pendenti presso l’Agenzia delle entrate dell’Ecuador dei maggiori debitori dello Stato, ristabilire l’Iva al 12% (oggi è al 15%), rilanciare la politica di gestione comunitaria dell’acqua, sostenere i programmi che favoriscono l’occupazione, i crediti per l’edilizia e l’accesso dei giovani al mondo del lavoro.

Si intende inoltre garantire il diritto alla salute gratuita con investimenti pubblici negli ospedali e garantire anche, nel breve periodo, l’educazione gratuita di qualità con investimenti urgenti sulle infrastrutture delle scuole e delle università del Paese.

SI TRATTA di un progetto politico ambizioso, con proposte progressiste che rompono nettamente con le politiche degli ultimi tre governi neoliberisti, che hanno colpito i diritti dei lavoratori, generato maggiore povertà, incrementao la descomposizione sociale, aumentato la disoccupazione, promosso le privatizzazioni e distrutto l’ambiente.


Davide Matrone

Docente e ricercatore universitario in Ecuador. Latinoamericanista


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https://ilmanifesto.it/ecuador-pachakutik-e-revolucion-ciudadana-vogliono-tornare-a-battere-la-destra

jueves, 27 de febrero de 2025

El final abierto de las elecciones en Ecuador.

El final abierto de las elecciones en Ecuador

El 13 de abril, la correísta Luisa González y el multimillonario y actual mandatario Daniel Noboa se disputan la presidencia de Ecuador en la segunda vuelta de las elecciones presidenciales. Todas las miradas están en la posición del poderoso movimiento indígena.


27 feb 2025 05:30

El próximo 13 de abril Daniel Noboa y Luisa González se disputarán la presidencia de Ecuador en el balotaje tras las elecciones del pasado 9 de febrero en el que Daniel Noboa, el empresario del grupo Exportadora Bananera Noboa de Guayaquil, llegó primero con el 44,17%; y la candidata del correísmo, Luisa González, segunda con el 43,97%. 

En la práctica, hubo un empate técnico: la diferencia entre los dos principales candidatos ha sido de apenas 19.756 votos, apenas un 0,20%. En tercer lugar, se posicionó Leonidas Iza, el candidato del Movimiento de Unidad Plurinacional Pachakutik, con un digno 5,25%, casi 540.000 votos que ahora podrán ser determinantes para la elección del próximo binomio presidencial.

Iza se pronunciará solo a mediados de marzo, después del Consejo Político Ampliado de la Conaie, tras haber escuchado a las bases territoriales de esta organización indígena. Además, hay que tomar en cuenta un sustancioso 6,8% de voto nulo y más de dos millones de ecuatorianos que no votaron en la primera vuelta, que también pueden ser decisivos para la segunda vuelta. En síntesis, hasta el último momento el veredicto final será incierto.

Estado de excepción

Las elecciones presidenciales de 2025 se desarrollan en un contexto social y económico muy difícil para el país. Desde el 8 de enero de 2024 sigue vigente en Ecuador una situación permanente de Estado de excepción por grave conmoción interna después de la declaratoria del Decreto Presidencial n°111 en el que se ha declarado “el conflicto armado interno” con las 22 organizaciones criminales y actores no estatales beligerantes. Todo eso después del famoso asalto por parte de unos sujetos armados al canal televisivo TC de Guayaquil que se hizo viral a través de las redes en todo el mundo. 

El mes de enero de este año ha sido el más violento de los últimos tres años. Según las cifras de la Policía Nacional, se registraron 732 muertes violentas hasta el 31 de enero, mientras que en el año 2024 se contabilizaron 428 homicidios. Las seis provincias más afectadas del país son Guayas, en la que se contabilizaron 357 asesinatos —casi el 40%—, Manabí, El Oro, Santa Elena, Sucumbíos y Tungurahua. En lo que va de 2025, 61 de las personas asesinadas han resultado ser menores de edad. Esta última cifra nos lleva a un fenómeno muy preocupante que viene confirmado por el Ministerio de Interior y por Unicef, que muestran un descontrolado aumento de asesinato de niños y niñas, por el incremento de la de violencia de las bandas delictivas del país.

A la crisis social y de seguridad hay que sumar una crisis económica en el país, fruto de los nuevos ajustes neoliberales después del renovado acuerdo con el Fondo Monetario Internacional (FMI)

Según el informe de Unicef, en 2023 en Ecuador se han contabilizados 770 niños asesinados, lo que representa un aumento del 640% con respecto a los 104 del 2019. Además, este mismo organismo de la ONU declara en un informe que con el empeoramiento de la situación de seguridad se ha provocado el cierre temporal de escuelas privando a más de cuatro millones de niños, niñas y adolescentes de los servicios educativos adecuados. El mes de diciembre de 2024 se cerró con el dramático caso del asesinato de cuatro niños afrodescendientes en el barrio popular de Las Malvinas de Guayaquil. Un caso que ha generado mucha indignación no solo en la población afrodescendiente del Ecuador si no en todo el país y que traspasó las fronteras de Ecuador y que también alimentó protestas por parte de la Comisión Interamericana de Derechos Humanos (CIDH), que condenó la desaparición y el posterior asesinato e incineración de los cuerpos de los cuatro niños: Steven (11 años), Josué (14 años), Saúl e Ismael (15 años). 

A la crisis social y de seguridad hay que sumar una crisis económica en el país, fruto de los nuevos ajustes neoliberales después del renovado acuerdo con el Fondo Monetario Internacional (FMI). 

En 2024, el FMI aprobó un nuevo crédito de 4.000 millones de dólares convirtiéndose en el principal acreedor externo del país. junto con el Banco Mundial, estas dos instituciones representan dos tercios de toda la deuda multilateral del país.

Entre los efectos negativos del ajuste neoliberal del último año de Gobierno de Daniel Noboa, el economista ecuatoriano Pablo Dávalos demuestra en su última publicación —“Lo que entráis en el ajuste, perded toda esperanza: los acuerdos del FMI y el Ecuador 2019-2024”—, que el mismo ajuste provocó la pérdida de empleos para al menos 1.245.000 personas en términos de Población Económicamente Activa, según datos del INEC del 2024. 

Además, esta situación ha generado otro fenómeno: una nueva ola migratoria de ecuatorianos hacia al exterior, muchos de ellos utilizaron una de las rutas más peligrosas del mundo para hacerlo, la ruta del Darién en el istmo de Panamá-Colombia. Según el economista Dávalos, de fondo hay un incremento de la pobreza: “El programa de ajuste estructural del FMI y el Banco Mundial habrían empujado a la pobreza al menos a un millón de hogares. Son hogares que, si el programa de ajuste estructural no se ponía en marcha, habrían mantenido su ingreso”. 

Además, Unicef estima que la tasa de pobreza se incrementó en diez puntos porcentuales en 2020, empujando a 1,8 millones de personas en la pobreza”. Recordemos que la pobreza en Ecuador alcanza la tasa más alta desde la pandemia del covid-19, según los datos hasta el mes de diciembre del 2024. En Ecuador, hay 5,2 millones de personas viviendo en la pobreza con ingresos menores a 91 dólares, según los datos del Instituto Nacional de Estadísticas del Ecuador. Aumenta también la tasa de pobreza extrema en un año: desde diciembre de 2023 hasta diciembre de 2024 la pobreza extrema se incrementó en un 2,9%, de un 9,8% hasta el 12,7%. Con otras palabras y cifras, 432.581 personas pasaron a la pobreza extrema en 12 meses. 

Análisis del voto

Analizando el voto territorial del pasado 9 de febrero, Noboa ganó en 14 regiones, en particular en la zona interna de la Sierra en las provincias de Azuay, Bolívar, Cañar, Carchi, Cotopaxi, Chimborazo, Loja, Pichincha, Tungurahua. En el caso de esta última provincia se registró el mejor resultado de Noboa, en donde consiguió el 61% de los votos. Ganó en las provincias de la Amazonía de Morona Santiago, Napo, Pastaza y Zamora Chinchipe y, además, en las islas Galápagos. Noboa prevaleció también en las provincias con las concentraciones más altas de población indígena del país como: Chimborazo (38%), Cañar (40%) y Cotopaxi (22,1%). Por primera vez, después de las últimas tres elecciones presidenciales el correísmo perdió el voto fuera del territorio nacional en detrimento de Noboa que se posicionó en primer lugar en las tres secciones del exterior, es decir: Europa, Oceanía y Asia; Canadá y Estados Unidos, y  Latinoamérica, El Caribe y África. 

En cambio, la candidata Luisa González ganó en diez provincias, siete de las cuales están concentradas en la zona costa del país, dos en la Amazonía y solo una en la Sierra: El Oro, Esmeraldas, Guayas, Imbabura, Los Ríos, Sucumbíos, Orellana, Santo Domingo de los Tsáchilas, Santa Elena y Manabí. En esta última se registró el resultado más contundente para el correísmo, que ganó con el 63%. En el caso de la localidad de Jaramijo, la candidata Luisa González consiguió el 83% de los consensos. 

El candidato Leonidas Iza no conquistó la mayoría de los votos en ninguna provincia del país. Sin embargo, obtuvo un satisfactorio resultado en su provincia, Cotopaxi, en donde se ubicó en el segundo lugar con el 28,7%, mientras que en las provincias con una gran presencia de nacionalidades indígenas consiguió porcentajes más que aceptables: en Bolívar, el 18%; en Chimborazo, el 17%; y en Imbabura, el 14%. 

Con estos resultados la nueva Asamblea Nacional del Ecuador compuesta por 151 escaños —15 nacionales, 130 provinciales y seis del extranjero— se compone de 67 asambleístas de la Revolución Ciudadana, 66 asambleístas de Acción Democrática Nacional, nueve asambleístas del Movimiento de Unidad Plurinacional Pachakutik, cinco asambleístas del Partido Social Cristiano, dos asambleístas provinciales, un asambleísta del Movimiento Construye 25 y un asambleísta de Unidad Popular. Sin embargo, según algunas denuncias levantadas por Andrés Arauz, excandidato presidencial de la Revolución Ciudadana, hay una serie de pruebas a su disposición que evidencian un presunto fraude en la provincia de Esmeraldas. 

Una gobernabilidad estable del Ejecutivo necesita de 76 escaños, algo que los dos grandes partidos no tienen y, por ende, necesitarían de alianzas con otras bancadas

Según el economista de la Revolución Ciudadana hay unas actas llenas de inconsistencias que han afectado los resultados de la provincia que perjudicaron en particular a la candidata a la Asamblea Nacional, Danna Olarte, de la Revolución Ciudadana, que no fue elegida. Al momento, las denuncias de Andrés Arauz fueron tomadas en cuenta por el Consejo Nacional Electoral (CNE), que aún no se ha pronunciado para evaluar la posibilidad de un recuento de votos en esta provincia. Si se comprueba el fraude, la Revolución Ciudadana ganaría un escaño más y pasaría a 68 escaños y el Partido Social Cristiano perdería un escaño quedándose con un solo asambleísta. 

En la Asamblea Nacional del Ecuador para una gobernabilidad estable del Ejecutivo se necesitan 76 escaños para la mayoría absoluta, que los dos grandes partidos no tienen y, por ende, necesitarían de alianzas con otras bancadas. Las alianzas son parte del proceso de estrategia política aún en movimiento entre los diferentes grupos parlamentarios. Sin embargo, hay que esperar a la mitad de marzo para saber con certeza dónde se posicionarán los nueve asambleístas del Movimiento de Unidad Plurinacional Pachakutik. 

La desinformación

En esta situación incierta, en donde cualquier resultado es posible, resulta clave lo que se genere en estos 45 días de campaña electoral, también en el espacio  de la comunicación. Las fakes news hoy son parte de la disputa política y de la construcción de narrativas mediáticas y viajan a la velocidad de la luz y muchas veces sin contrastes o una verificación inmediata, parcial o total de los hechos. Sin embargo, resulta interesante lo que genera la plataforma digital Lupa Media que ha desmontado —hasta la fecha— una serie de noticias falsas a través del fact-checking. 

Por ejemplo, una noticia desmentida ha sido la declaración del candidato Daniel Noboa sobre la salida del Ecuador de la “lista negra” de la Unión Europea de exportadores de droga. Lupa Media publicó que un funcionario de la Unión Europea había confirmado al medio digital que la Unión Europea no maneja una “lista negra” de países exportadores de drogas y que, además, otras agencias de la UE, como la Agencia Europea de Drogas y la Europol, recopilan datos estadísticos sobre incautaciones de drogas, pero esto no equivale a una “lista negra”. Por ende, se puede considerar falsa la afirmación de Daniel Noboa. Así como resultó falsa una supuesta propaganda que circulaba en las redes sociales desde el 19 de enero del 2025 en la que la candidata Luisa González promocionaba una tarjeta de beneficios sociales llamada “Así es”. Un análisis forense realizado por Sensity AI confirmó, con un 96% de probabilidad, que el video presenta manipulación facial.  

¿Qué hará el movimiento indígena?

El movimiento indígena, mientras tanto, se organiza y se reúne a nivel territorial para tomar postura para la segunda vuelta. Con creciente expectación, se espera la resolución final del Consejo Político Ampliado del 7 de marzo para saber si el candidato Leonidas Iza, mediante el mandato colectivo, apoyará a la candidata Luisa González o se adoptará la abstención. Según el presidente de la Confederación de Nacionalidades Indígenas del Ecuador, “hay tres posibilidades” frente a la segunda vuelta, pero ninguna de ellas es Daniel Noboa, ha declarado el máximo líder indígena  el pasado 17 de febrero en una entrevista en Radio Pichincha. Mientras tanto, en el artículo “La izquierda entre la socialdemocracia y el neofascismo”, escrito por el mismo Leonidas Iza y Andrés Tapia Arias y publicado por el medio digital Jacobin el líder indígena adelanta sus ocho puntos de una probable negociación con Luisa González: 

Declarar emergencia ambiental nacional, priorizando las zonas afectadas por la minería ilegal, como: Napo (Cantones Tena, Arosemena Tola), Orellana (Punino) Imbabura (Buenos Aires, Intag), Zamora Chinchipe (Parque Nacional Podocuarpus, Yacuambi, Zamora, Nangaritza), Morona Santiago (Zamora, Santiago, Makuma), Cotopaxi (La Maná, Pangua), Esmeraldas, Chimborazo (Pallatanga), Bolívar (Las Naves, Telimbela), Azuay (Sigsig, Ponce Enríquez), El Oro (Zaruma, Portovelo) Pichincha (Pacto) y demás territorios devastados por esta actividad.

El movimiento indígena, mientras tanto, se organiza y se reúne a nivel territorial para tomar postura para la segunda vuelta. Con creciente expectación, se espera la resolución final del Consejo Político Ampliado del 7 de marzo

Decretar moratoria minera a nivel nacional mientras se lleva a cabo una auditoría integral vinculante —incluyendo reversiones— a todas las concesiones, en especial a las licencias ambientales otorgadas para las distintas fases de explotación. Esto debe enfocarse en los proyectos: Mirador (Ecuacorrientes), Fruta del Norte (Lundin Gold), Curipamba (Curimining), la Plata (Atico Mining Corporation), Loma larga (Dundee Precious Metals Ecuador), Cascabel (SolGold), Buenos Aires (Hanrine), Napo (Terraearth Resources), Warints (Solaris). Asimismo, se debe impulsar la remediación y reparación de los pasivos ambientales en los cantones Eloy Alfaro (Esmeraldas), Arosemena Tola (Napo), Río Blanco y Ponce Enríquez (Azuay), Zaruma (El Oro), entre otros.

Declarar la emergencia ambiental en las zonas afectadas por minería ilegal, emprender procesos de auditoría y remediación de pasivos ambientales, y ejecutar un ordenamiento territorial participativo para regularizar la minería artesanal y de pequeña escala.

Otorgar amnistía e indulto a las personas luchadoras sociales de las Pampas, Palo Quemado, Pangua (Cotopaxi), Las Naves (Bolívar), Ventanas, Puebloviejo (Los Ríos) y otros territorios, criminalizadas por defender el agua, la memoria, la semilla y la vida.

Impulsar la gestión comunitaria de la Educación Intercultural Bilingüe, bajo la dirección de sus legítimos beneficiarios: pueblos, nacionalidades, comunas y comunidades indígenas, montubias y afrodescendientes. A la par, transversalizar la interculturalidad en el sistema educativo ecuatoriano.

Reformar el Código Orgánico Integral Penal para eliminar las figuras jurídicas empleadas en la criminalización de la protesta social (terrorismo, rebelión, paralización de servicios públicos), hoy usadas contra líderes populares.

Restituir las tierras campesinas expropiadas por la expansión de la agroindustria y el extractivismo, junto a la garantía plena de los derechos laborales: sindicalización, organización por rama de trabajo y derogación de reformas regresivas en materia laboral.

Respetar de manera irrestricta la autonomía de las organizaciones populares y rechazar la corporativización de la sociedad civil. Estas demandas no constituyen una agenda de cogobierno.

A pesar de su declaración, en algunos sectores del movimiento indígena se levantan dirigentes territoriales que no han esperado a la proclamación del Consejo Político Ampliado de la Conaie. Es el caso del Consejo Ampliado del Movimiento Indígena de Chimborazo (Comich), parte de Ecuarunari —confederación de los pueblos quichuas de la región interandina de Ecuador— y de la Conaie. Su líder, Fernando Guamán, declaró que han resuelto no apoyar a la candidata del correísmo, Luisa González. Steven Freire, coordinador de la Juventud de la Amazonía, llamó a “unir fuerza” para dar respaldo a Noboa. También el coordinador de Organizaciones Sociales del Ecuador (OSE) del Chimborazo, Klever Cepeda, del pueblo puruhá, manifestó su intención de apoyar a Daniel Noboa en la segunda vuelta. 

Mientras, la candidata Luisa González por el momento ha recibido el apoyo de la Confederación de Pueblos y Organizaciones Indígenas Campesinas del Ecuador (FEI) hoy presidida por Wilman Sarango, quien ha destacado que los diez años de Gobierno de Rafael Correa han marcado un antes y después en la historia nacional. En cambio, resultó ser una fake news el apoyo de la Federación Nacional de Organizaciones Campesinas (Fenoc) para Luisa González que la misma candidata había publicado en su cuenta de twitter. Aunque Marcelo Ushiña elaboró un comunicado respaldando a Luisa González, la Fenoc aclaró que él no es su presidente ni representante legal legítimo.

Publicado en: https://www.elsaltodiario.com/ecuador/daniel-noboa-luisa-gonzalez-leonidas-iza-final-abierto-elecciones-ecuador