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domingo, 10 de enero de 2021
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domingo, 13 de diciembre de 2020
Intervista a Sixto Silgado Paito: l'ultimo gaitero dell'Isola del Rosario di Cartagena (Colombia)
L'ultimo gaitero dell'Isola del Rosario di Cartagena
(Colombia)
Quito, 13 dicembre del 2020.
Correva l'anno 2010.....
Ero con alcuni amici in Colombia. Avevamo deciso di trascorrere il Natale ai Caraibi, come il titolo di un fil di Carlo Vanzina. Da Cartagena de las Indias prendemmo un ferry boat per raggiungere il delfinario situato su una delle Isole del Rosario.
Dopo aver visitato il delfinario e la splendida isola dell'arcipelago, decidemmo di contattare un pescatore locale con l'intenzione di proseguire verso il mare aperto e raggiungere la più grande delle isole del Rosario. Alla fine ci riuscimmo.
Giunti su quest'isola paradisiaca ci restammo per 4 giorni. Tra i tanti ricordi da condividere, eccone uno.
Un giorno mentre passeggiavo sull'isola, fuori la porta di una casetta di legno vidi un musicista suonare una gaita. Mi fermai ad ascoltarlo. Durante un momento di silenzio, mi avvicinai e cominciai a conversare con lui. Mi cominciò a raccontare della sua passione per la musica, per la gaita e dei suoi concerti per il continente. Dopo alcuni minuti uscì dalla casetta sua moglie che mi offrì qualcosa da bere e la chiacchierata si fece ancor più piacevole. Quella storia mi aveva già catturato e cosí li interruppi per un momento perché avevo bisogno di andare a prendere il mio tacquino e di realizzare un'intervista al gaitero. Sixto e Wilma mi attesero con gioia.
Andai alla mia capanna, coinvolsi la mia amica Alessandra (ottima fotografa) che mi accompagnò in quella che poi divenne l'intervista all'ultimo gaitero dell'Isola del Rosario.
Da quel 27 di dicembre del 2010 non ho più saputo nulla di questo tenero signore. Oggi dovrebbe avere 80 anni. Spero sia ancora vivo e che continui a suonare la sua gaita negra nella meravigliosa isola paradisiaca del Rosario di Cartagena.
Vi ripropongo quest'articolo scritto 10 anni fa.
Buona lettura!
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| Il musicista Sixto Silgado Paito - Foto di Alessandra Del Carmine |
di Davide Matrone - Isola del Rosario di Cartagena (Colombia)
dicembre 2010
“Quando iniziai a suonare la gaita negra avevo appena 12 anni….” cosi ha inizio l’incontro con Sixto in un caldissimo pomeriggio di fine dicembre.
Sixto, oggi sessantanovenne e membro attivo del Consiglio Comunitario Afrocolombiano delle isole del Rosario è nato a Flamenco de Maria,
Sixto Silgado Paito, oggi vive sull’isola del Rosario che è una delle 27 isole dell’arcipelago caraibico colombiano di fronte alla splendida città di Cartagena, sede di un prestigioso Festival Internazionale di Cinema Latinoamericano.
Quando l'abbiamo incontrato era seduto sotto un albero secolare presente in questo paradiso terrestre incontaminato del mar dei Caraibi. Il silenzio veniva interrotto di tanto in tanto dagli scatti della macchina fotografica della mia amica Alessandra testimone dello storico incontro.
Paido giunge su quest'angolo di paradiso nell'anno 1962, quando vi erano pochissimi nativi e l’attività principale era quella della pesca e della coltivazione del cocco. Quest’ultima cancellata con l’arrivo dei gringos (statunitensi) che con l’avvento del turismo hanno espropriato senza rimborsi gran parte delle terre agli abitanti locali. Oggi sull’isola vivono circa 600 persone. Nel frattempo, alla pesca si è aggiunta l’attività artigianale e quella della costruzione di abitazioni in legno. Sixto ci racconta che la sua capanna - dove da rifugio alla sua amata compagna di vita Wilma - l’ha fabbricata e costruita lui con le sue mani.
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La sua cinquantennale attività di gaitero l’ha portato in giro per
“ho suonato a Medellin, a Bogotà, a Calì, a Cartagena, a Barua e sono stato sull’isola di Fidel Castro (a Cuba) dove sono stato ospite delle istituzioni per tre mesi. Lì ho visto un popolo unito che ha praticamente tutto ma nonostante ciò non abbandonerei mai la mia isola. A maggio poi andrò a suonare a Parigi in compagnia di una cara amica francese che vive a Bogotà”.
La sua musica si ascolta con buoni consensi in tutta
Sixto Silgado Paito è un validissimo esponente di un genere musicale che racconta la storia e le vicissitudini di un popolo che ha subito una deportazione di massa sin dal secolo XVI. I testi delle sue canzoni ripercorrono la diaspora degli africani che dalle sponde del continente nero approdavano alla città di Cartagena delle Indie per essere smistati per l’intero continente sudamericano.
Con la sua gaita e il suo tambor, Paido, interpreta generi musicali differenti come il merengue, il vallenato, la salsa, il son e il porro. Una tradizione che si tramanda di generazione in generazione. Nella sua famiglia cominciò suo nonno, poi suo padre ed oggi lui cerca di trasmetterlo al suo ultimo figlio che è l'erede di una tradizione antica e prestigiosa. Prima di salutarlo gli chiedo come vive oggi sull’isola e con un tenero sorriso pieno di calore mi risponde:
"con la passione per la musica gaitera e di ciò che la terra mi regala ogni giorno".
Poi silenziosamente si alza, ci regala una papaia e ci saluta con un sorriso.
sábado, 28 de noviembre de 2020
Maradona: un intellettuale organico
Maradona: un intellettuale organico
"Tutti gli uomini sono intellettuali, però non tutti gli uomini esercitano nella società la funzione dell'intelletuale"
Con quest'affermazione Gramsci voleva ridimensionare la figura del colto, del dotto, del letterario, dello studioso cercando di ampliare il concetto d'intellettuale ad altre figure che convezionalmente non sono considerate tali. Dal filosofo all'impiegato, dall'accademico al manovale, la categoria d'intellettuale può essere piú amplia.
Non è anche intellettuale l'operaio in quanto essere umano creatore d'idee?
Le attività manuali non hanno bisogno dell'esercizio e dell'elaborazione del pensiero?
Detto ciò, Gramsci però fa una distinzione tra coloro che ricoprono il ruolo specifico d'intellettuale nella società, cioè coloro la cui attività è quella di produrre contenuti ideologici che generano coerenza e consapevolezza della classe sociale a cui sono articolati.
Questi sarebbero quelli che Gramsci chiama intellettuali organici. Un operaio che emerge dalle file dei lavoratori può svolgere la funzione sociale d'intellettuale organico della classe operaia da cui proviene costruendo una sorta d'egemonia entrando in contatto con gli altri lasciando da parte il proprio sé e difendendo gli interessi della classe d'origine e d'appartenenza. Il compito dell'intelletuale organico è creare un'opera per la libertà della propria classe che rappresenta e non un vuoto e sterile proselistismo.
Un'egemonia emancipatrice non è - come si crede in alcuni circoli riduzionisti - un'imposizione rispettata felicemente o ipocritamente, ma l'interpretazione dei desideri di quel gruppo, della loro situazione nella storia di uomini creativi, e da lí avverrebbe la presa di coscienza, il carattere attivo dell'essere nel mondo. Ma prima bisogna mobilitare l'intellettuale organico.
Maradona e le sue origini.
Diego Armando Maradona veniva dal popolo. Era nato e cresciuto in un quartiere popolare e povero della periferia di Buenos Aires (Villa Fiorito) in una zona "privata". In un'intervista rilasciata alla televisione argentina, rispondendo alla domanda "quali sono le tue origini?", disse:
Sono nato e cresciuto in un quartiere privato. Privato d'acqua, di energia elettrica e di tutti i servizi basici"
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| Il quartiere in cui nacque e crebbe Diego Armando Maradona. |
La sua famiglia di origine era molto umile ed era composta da suo padre Diego Maradona (1927 - 2015), da sua madre Dalma Salvadora "Tota" Franco (1930 - 2011) e da sette fratelli. Lui era il quinto di otto figli. Don Diego o el "Chitoro" come lo chiamavano tutti, si guadagnava il pane lavorando nell'azienda di macinazione Tritumol, dalle 4 del mattino fino alle tre del pomeriggio. In un'intervista rilasciata al Corriere dello Sport, nel giorno della scomparsa di suo padre (2 luglio del 2015) racconta:
"Mio padre ha sempre lavorato per sfamare la famiglia. È la persona più bella che abbia incontrato nella mia vita. Era un combattente, nato a Corner, nel Corrientes, dov'è stato barcaiolo. Poi con mamma si sono trasferiti a Buenos Aires a lavorare, con casa a Azamor Fiorito. Lavorava nell'azienda di macinazione Tritumol, dalle quattro del mattino fino alle tre del pomeriggio. Erano tempi difficili, eravamo otto figli. Ero già consapevole della povertà. Quando ero piccolo, mi piaceva dormire appoggiando la testa sulla pancia del mio vecchio per ascoltare il suo ton, ton, ton e io dormivo serenamente, perché sapevo che lui si sarebbe preso cura di me".
Facendo un analisi con Pierre Bourdieu, Diego Armando non aveva acquisito un gran capitale culturale. Le misere condizioni della sua classe sociale d'appartenenza non glielo permisero considerando, inoltre, che in molti paesi d'America Latina l'educazione non è considerata un diritto, bensí una mercanzia. La mancanza di un capitale culturale limita notevolmente il successo nell'ambito scolastico, cioè i benefici specifici che i bambini delle differenti classi sociali o frazione delle stesse possono ottenere dal mercato scolastico in relazione alla distribuzione del capitale culturale tra classi e frazioni di classe. Al piccolo Diego poco importava entrar a far parte della competizione nel campo scolastico. Lui aveva due desideri sin dalla sua adolescenza:
"giocare un Mondiale di calcio e vincerlo"
Maradona: intellettuale organico.
Diego Armando Maradona, nonostante avesse toccato il cielo e il successo non aveva mai dimenticato le sue origini e poi non se la menava, anzi. L'umiltà è sempre stato un carattere distintivo del suo essere. Il suo cuore è sempre rimasto a lato degli ultimi e li ha sempre difesi. Le sue dichiarazioni poco diplomatiche e senza esitazioni erano mirate contro il sistema, contro il potere e i potenti del calcio e della politica e mai contro i poveri, gli ultimi o gli emarginati. Nelle sue esternazioni c'era l'affermazione delle sue origini, la denuncia e la coscienza di classe. Nella Napoli povera, proletaria, periferica e sempre sconfitta trovò le condizioni favorevoli per esserne organico intellettualmente. Rivendicò la sua classe proletaria d'origine, fece rivendicazioni di classe originando dei contenuti ideologici in base alla coerenza e alla consapevolezza della classe sociale a cui si articolava. Maradona esercitava la funzione dell'intellettuale organico del proletariato napoletano, povero, sfruttato, sconfitto e bistrattato nei campi da calcio soprattutto del nord, nella vita quotidiana dai possidenti dei mezzi di produzioni. Si rese conto del fenomeno del razzismo che esisteva nel calcio e contro i napoletani e il Napoli e lo disse nel 1984 in diretta televisiva durante il programma "La domenica sportiva". Qualcne anno dopo, alla vigilia della semifinale Italia - Argentina da disputare a Napoli disse:
"Solo oggi l'Italia ha scoperto i napoletani"
Queste e tante altre dichiarazioni molto dirette e sincere non piacquero ai benpensanti da salotto, ai bigotti, ai potenti e ai razzisti, ovviamente. Ma piacquero e continuare a piacere al popolo, ai lavoratori, agli antirazzisti, ai napoletani, ai tifosi del Napoli che l'hanno amato, l'amano e continueranno ad amarlo
Grazie DIEGO!!




