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domingo, 30 de enero de 2022

La mia intervista per l'Associazione Rosso Ambientalista di Arnaldo Maurino.

Focus #Ecologismointernazionale, Latinoamerica, #Ecuador



Intervista a #DavideMatrone Docente di Analisi politica, Facoltà di Comunicazione, dell’Università Salesiana Politecnica di Quito.
COME #RossoAmbientalista, STIAMO PROVANDO A FARE UN FOCUS SULLE LOTTE AMBIENTALI INTERNAZIONALI. L’AMERICA LATINA E’ SEMPRE STATO UN LABORATORIO, SI PARLA DI ECOLOGIA DELLA LIBERAZIONE O DEI POVERI. IN ECUADOR, DOVE INSEGNI DA ANNI, CHE ACCADE?


-Il tema necessita di una premessa, che ha a che vedere con i paradigmi ecologisti che si sono sviluppati negli ultimi anni. In particolare, dal 2007 al 2017 in Ecuador, con #Correa sono state messe in campo politiche dal carattere neo-keynesiano, che si allineavano al vento del cosiddetto Socialismo del XXI secolo. E' stato un periodo florido per lo sviluppo, le nuove infrastrutture, per le risorse redistribuite, i diritti dei lavoratori, il recupero della sovranità nazionale... Ma questo modello sviluppista, è stato foriero di contraddizioni, soprattutto in campo ambientale. Il mito sviluppista, basato sull'estrazione mineraria violava le nuove costituzioni emanate nel 2008 in Ecuador, o nel 2009 in Bolivia, che ad esempio ha vissuto le stesse problematiche. Questo ha creato uno scollamento con il #Movimentoindigenas, molto forte nel paese. Purtroppo, neanche con Correa si sono immaginate politiche ambientali basate su fonti alternative. Questa situazione di allontanamento dei movimenti dall’esperienza #Ciudadana ha aperto la strada agli attuali governi ultra-liberisti.
…E ADESSO?
-L’Ecuador adesso sta in pieno auge neoliberista, i governi di destra hanno sostituito il neo-keynesianismo con il neo-liberismo sfrenato, l’estrattivismo delle miniere e del petrolio è aumentato vertiginosamente, soprattutto nell’#Amazzonia, dove risiede la maggioranza delle popolazioni indigene; le politiche pubbliche sono state drasticamente ridimensionate, è stato abolito il ministero del #buenvivir istituito sotto Correa, che doveva occuparsi di coniugare la difesa dell’ambiente e le politiche di sviluppo, per un’idea di #Socialismoecologico.
IN QUESTO QUADRO I MOVIMENTI ECOSOLIDALI, COME SONO ORGANIZZATI?
- C’è da dire che i movimenti #ecosolidali cercano di riprendersi dopo una fase di retrocessione e frammentazione, seguita alle grandi mobilitazioni di ottobre 2019, che oltre all’Ecuador hanno infiammato gran parte del SudAmerica. La #Conaie, l’organizzazione del Movimentoindigenas, si ispira ad un modello di socialismo comunitario, totalmente alternativo al capitalismo neoliberale. L’intento è coniugare giustizia sociale e #giustiziaambientale, la socializzazione dei mezzi di produzione con il rispetto della #natura, ritenendo che sia questo paradigma a dover determinare le politiche di sviluppo e modernizzazione, teorizzando anche forme di #decrescita economica, dove ciò che si produce deve essre redistribuito a favore delle comunità e dell’ #ecosistema.
Poi all’interno della società civile, più presente nelle zone urbanizzate, ci sono collettivi meticci con istanze ecologiste, vicini al Movimento indigenas che si ispirano all’ecosocialismo.
QUALI SONO LE ATTUALI RIVENDICAZIONI?


-Ad esempio la Conaie con il gruppo di #Azioneecologica hanno portato avanti una piattaforma contraria alle politiche estrattiviste minerarie e petrolifere, che avvengono in maniera selvaggia in tutto il paese, inquinando senza controlli, distruggendo le #biodiversità e mettendo in pericolo la vita delle comunità indigene, soprattutto in Amazzonia. I movimenti le chiamano le #necropolitiche, le politiche della morte. In queste settimane si sono sviluppate forti mobilitazioni in varie zone del paese, dichiarate dalla Costituzione riserve naturali. C’è stata una massiccia raccolta firme, con la richiesta di un referendum contro l’estrazione mineraria nelle regioni che dovrebbero essere #ecoprotette. Nella regione della #Pichincha, dove sta la capitale Quito, 10 comuni si sono uniti per difendere una grande riserva ecologica, qui il Prefetto della regione sta affiancando le popolazioni in lotta nella richiesta del referendum popolare… questo sta accadendo anche nella regione dell’Azuay, e queste lotte stanno ricompattando il #fronteambientalista. Su queste tematiche e in opposizione al governo delle destre, #LeonidasIza Presidente della Conaie ha proclamato lo sciopero generale.
LA VITTORIA DI BORIC IN CILE APRE UN NUOVO SCENARIO PER TUTTA L’AMERICA LATINA, HA PRESENTATO UN PROGRAMMA BASATO SU GIUSTIZIAAMBIENTALE E CONTRASTO AI #CAMBIAMENTICLIMATICI


-La vittoria di Boric ha dato nuova linfa al progressismo sudamericano e alle istanze ecosolidali, questa arriva proprio dopo una ripresa in Cile, Colombia, Bolivia e Brasile dei movimenti per l’acqua, la terra, per i diritti dei lavoratori. A breve si voterà in Costa Rica, Colombia e Brasile, si possono aprire scenari interessanti. In Colombia il candidato della sinistra #Petro, ex sindaco di Bogotà, potrebbe andare al ballottaggio, in un’alleanza tra il partito Colorado e i partiti #Verdi, sfruttando l’onda lunga delle mobilitazioni dei #lavoratoriagrari, febbraio sarà un mese decisivo per capire il quadro politico-elettorale. Lo stesso Iza in Ecuador, dopo il risultato cileno, ha fatto appello al partito #Unes ( Union de la Esperanza) di Correa per arrivare ad un accordo elettorale per le amministrative con #Pachakutik, il braccio politico del Movimento indigena.
QUINDI SI PUO’ APRIRE UN NUOVO CICLO?
-Venti anni fa, nessuno poteva immaginare l’esperienza Venezuelana, Lula in Brasile, un sindacalista indigeno in Bolivia, un esponente della #TeologiadellaLiberazione in Paraguay. Il progressismo latinoamericano deve riconfigurare un nuovo programma imparando dagli errori degli anni scorsi, per poter cominciare una nuova stagione. Basandosi sul conflitto Capitale – Ambiente-Lavoro - Genere, ascoltando le comunità, in una connessione forte con tutte le realtà territoriali e le istanze dell’#ecologiadellaliberazione. Anche in ambito accademico si sente che questi temi sono prioritari, basta pensare che gran parte delle tesi dei ragazzi sono incentrate sui temi #ambientali.

domingo, 19 de diciembre de 2021

Sfruttamento e schiavitù moderna in Ecuador: il caso Furukawa.

 

Sfruttamento e schiavitù moderna in Ecuador: il caso Furukawa

di  | 14 Dic 2021 | 


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di Mishell Mantuano* – 

(traduzione di Davide Matrone)

Pagine, Esteri, 14 dicembre 2021 – Il 25 luglio del 1851, il Generale José María Urbina firmò il decreto di abolizione di schiavitù in Ecuador consentendo a tutti gli afrodiscendenti di godere del diritto alla piena libertà. Ma è vero che a partire da allora gli afroecuatoriani godono della piena libertà e degli altri diritti riconosciuti nella Costituzione politica vigente?

Nonostante siano trascorsi oltre due secoli, in Ecuador ci sono centinaia di afrodiscendenti costretti alla schiavitù all’interno degli stabilimenti dell’impresa Furukawa Plantaciones C.A dell’Ecuador.



La multinazionale Furukawa Plantaciones C.A funziona in Ecuador dal 1963 con sede principale nella città di Santo Domingo ubicata nella zona sub-tropicale del paese. In Ecuador la multinazionale giapponese dispone di 32 stabilimenti che occupano approssimativamente un territorio pari a 2.300 ettari nelle regioni di Esmeraldas, Los Rios e la già menzionata Santo Domingo de los Tsachilas. L’impresa si occupa in particolare di lavorare l’abacà, conosciuta volgarmente con il nome di canapa di Manila. L’Ecuador è il secondo paese al mondo con il più alto tasso di produzione di questo materiale naturale. È secondo solo alle Filippine.

Nel 2018 dall’Ecuador verso gli Stati Uniti e l’Asia, si sono esportate 7.233 tonnellate di fibra di abacà, registrando un introito di 17.2 milioni di dollari. Tuttavia, dietro queste cifre impressionanti e positive per l’impresa c’è un quadro disumano di sfruttamento della mano d’opera e pura schiavitù di carne umana. I circa 200 operai afrodiscendenti, contadini e analfabeti lavorano nelle istallazioni in condizioni disumane con interminabili giorni di lavoro, bassissimi salari, senza contratti e nessun beneficio di legge come contributi e previdenza sociale. Per non parlare del diritto allo sciopero e di reclamo verso l’azienda. Quest’ultima, secondo testimonianze dei lavoratori, non somministra nemmeno gli strumenti adeguati e necessari per la lavorazione dell’abacà generando negli anni mutilazioni corporali agli operai delle fabbriche. Il caso di schiavitù venne alla luce nel febbraio del 2019 quando la Difensoria del Pueblo raccolse una serie di testimonianze dirette di lavoratori e pubblicò un rapporto nei quali emergevano le violazioni dei diritti umani e lavorativi realizzate dalla multinazionale giapponese. Centinaia e centinaia di lavoratori, finalmente, avevano avuto il coraggio di denunciare gli orrori a cui erano sottoposti da intere generazioni. Di lì in avanti si sono susseguiti una serie di esposti a tutti i livelli fino a giungere al Presidente della Repubblica. I lavoratori hanno chiesto e continuano a chiedere che si faccia giustizia e che l’impresa indennizzi i danni causati sulla pelle dei lavoratori (uomini, donne e bambini). Inoltre, chiedono che l’impresa non venga chiusa ma che rispetti lo Statuto dei Lavoratori e che vengano migliorate le condizioni di vita e lavorative di tutti gli operai.

Dopo le denunce dei lavoratori, le autorità governative hanno realizzato una serie di sopralluoghi ed hanno potuto verificare le inadempienze gravi della multinazionale in termini di: sfruttamento del lavoro, sfruttamento minorile del lavoro, forme di schiavitù, contributi non pagati, violazione dei diritti umani, mancanza della previdenza sociale, assenza dei servizi basici. A questo si aggiungono le malattie croniche che presentano i lavoratori e le condizioni di estrema povertà in cui versano.

Cosa succede ora?  

Nonostante i reclami presentati dai lavoratori e da altri organismi che hanno potuto evidenziare il caso di schiavitù, la Furukawa continua ad operare come sempre. Nel 2019 si multò l’impresa con 42.880 dollari e con una chiusura temporanea di un mese e mezzo da parte del Ministero del Lavoro, però dopo la fabbrica abacalera non ha ricevuto nessun’altra sanzione e chiusura per gli stessi abusi.

Nel gennaio del 2021 si è ripresa l’audienza del caso Furukawa denunciando anche lo Stato dell’Ecuador per non procedere in modo corretto ed evitare che il caso fosse insabbiato. Nell’ottobre dello stesso anno si sono processate tre persone coinvolte nel caso alle quali vengono accusate di tratta di persone e sfruttamento lavorativo.

L’udienza si tenne il 28 ottobre trascorso, nel tribunale di Santo Domingo de los Tsáchilas.

Il giudice Susana Sotomayor diede misure alternative alla prigione per i tre imputati obbligandoli a non uscire dal paese e di presentarsi periodicamente di fronte ad un’autorità giudiziaria. Inoltre, il magistrato ha ordinato il blocco dei beni mobili ed immobili dell’impresa Furukawa.

Nonostante gli sforzi realizzati dai lavoratori ed ex lavoratori delle piantagioni di abacà, gli avvocati ed altri organismi di controllo nel paese, non riescono a stabilire sanzioni chiare contro l’impresa, pertanto si attende che il Governo risponda alle richieste di indennizzo a favore dei lavoratori.

 Pubblicato in: 

https://pagineesteri.it/2021/12/14/mondo/sfruttamento-e-schiavitu-moderna-in-ecuador-il-caso-furukawa/

lunes, 29 de noviembre de 2021

Cile. Il popolo scende in piazza ma diserta le urne elettorali.

 

Cile. Il popolo scende in piazza ma diserta le urne elettorali