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sábado, 13 de febrero de 2021

Intervista a Francesco Maniglio, sociologo e docente di economia política in Ecuador.

Intervista a Francesco Maniglio, sociologo e docente di economia política in Ecuador

di Davide Matrone 

Come analizzi i risultati delle elezioni Presidenziali in Ecuador?

I dati non sono ancora defintivi, tuttavia abbiamo Arauz al primo posto con un 32% dei voti, al secondo posto si registra un pareggio tecnico tra Lasso, il candidato della destra, e Yaku Pérez del partito indigenista di Pachakutik. A grande sorpresa, al 4° posto troviamo Xavier Hervas che si attesta intorno al 16%. Questi i dati a disposizione per il momento. Nel frattempo il CNE si è dato due settimane di tempo per dare i risultati definitivi. Quindi, in questo momento non si possono fare speculazioni sul secondo posto. Tuttavia, possiamo realizzare un analisi evidenziando tre grandi vincitori e un grande perdente.

Chi ha vinto e chi ha perso, secondo te?

I tre grandi vincitori sono Arauz, il partito Pachakutik ed Hervas. Il primo, nonostante la persecuzione politica che ha sofferto il Correismo negli ultimi 4 anni, nonostante l’esilio di quasi tutti i suoi lider e nonostante le esigue risorse per la campagna elettorale, è riuscito ad attestarsi intorno al 32%. Questo significa che mantiene il voto conseguito nella Consulta Popolare del 2018. Arauz riesce a condensare il voto duro del Correismo contro il blocco anti-correista che si è creato nella stessa consulta del 2018. E’ molto importante la questione dei blocchi per comprendere meglio la presenza del secondo candidato costituito dal partito Pachakutik.  A mio avviso, in una forma poco complessa, la vittoria di Pachakutik è stata interpretata, dalla stampa internazionale, come la vittoria della protesta dell’ottobre del 2019. Dal mio punto di vista e da altri dentro dello stesso movimento indigeno della CONAIE, quest’interpretazione potrebbe essere falsa. Diciamo che Pachakutik è cresciuto come partito dentro del blocco di cui parlavo prima, conformatosi durante la consulta popolare di circa tre anni fa. Il risultato elettorale di queste elezioni è un calco di quello del plebiscito popolare. Un calco sia dal punto di vista elettorale, ma anche un riflesso delle divisioni regionali. Il correismo ha vinto nel 2018 nella regione costiera, a gran maggioranza montuvia, mentre nella Sierra e nell’Amazzonia, ad alta coesione e identità indigena, si è conformato un blocco anticorreista. Questo blocco attuale, nel passato era composto da Lasso, Nebot, Pachakutik e Lenin Moreno. Tuttavia, non c’è dubbio che la protesta di ottobre abbia portato la questione indigena alla superficie e soprattutto abbia visibilizzato la questione razziale molto spesso nascosta dai mezzi di comunicazione e dall’opinione pubblica dell’Ecuador. Finalmente la questione razziale si pone nel piano piú centrale dell’opinione pubblica. Anche se la protesta di ottobre è stata capitalizzata dalla destra del movimento indigeno rappresentata da Yaku Pérez nel blocco con Lasso, Moreno e Nebot, finalmente la stessa mobilitazione popolare ha portato avanti quei discorsi e quelle rivendicazioni che altrimenti non sarebbero potute emergere. Al quarto posto, dicevamo, troviamo il candidato Xavier Hervas che frettolosamente è stato etichettato come il candidato tiktokero che prende un voto trasversale dai giovani. Riguardando i precedenti di Hervas e la sua campagna elettorale direi che questo candidato non rappresenti una novità, bensí il suo voto proviene dall’ambiente della destra di Lasso-Nebot. La destra storica ecuadoriana di Creo e PSC ha cercato un accordo con il candidato social-democratico. In quest’accordo, evidentemente, alcune componenti sono uscite ed hanno appoggiato Hervas che, nonostante si presenti con un partito di Sinistra, ha un discorso vicino alla destra imprenditrice, ai giovani laureati e parla anche ad una categoria che in Ecuador era sconosciuta e cioé, la componente giovane acculturata. Hervas spesso tocca in questa massa laureata e acculturata che non si avvicina piú ad Arauz e nemmeno a Yaku Pérez. Hervas ha cavalcato il cavallo di battaglia della lotta alla corruzione e all’efficienza e ha cosí conquistato, da destra, oltre il 15% dei voti. Se osserviamo i blocchi, dopo questa premessa, notiamo che Hervas, Lasso e Pachakutik hanno insieme il 65% dei voti, mentre il Correismo ha il 35%. Quindi, in Ecuador l’analisi del voto va fatto in base all’analisi di questi tre blocchi.

Lo sciopero nazionale dello scorso ottobre, in che forma ha influito in queste elezioni? e perché?

Lo sciopero ha sancito una rottura abbastanza dura dentro del movimento indigeno che spiego in due punti. Il primo si associa all’attuale candidato di Pachakutik che è parte del blocco neoliberista che non voleva assolutamente una protesta in ottobre. Il secondo aspetto è che la sollevazione indigena nasce come una dura protesta contro le politiche neoliberiste imposte dal Fondo Monterario Internazionale ma soprattutto come una protesta della base indigena contro i propri lider che avevano firmato le proposte neoliberiste di Moreno. Infatti, Leonidas Iza, che è il lider indigena della mobilitazione popolare, porta in piazza la dura critica non solo contro Lenin Moreno ma anche contro i lider del Pachakutik in quanto parte del blocco neoliberista. Un mese dopo il famoso ottobre 2019, Yaku Pérez irrompe dentro il movimento indigena e si prende Pachakutik. Quindi la protesta paradossalmente fortifica la persona Yaku Pérez e marginalizza Leonidas Iza. Tuttavia, la rottura avviene all’interno delle relazioni di forza del partito, ma non nel campo del potere pubblico perché gli indigeni hanno votato a livello coeso la figura di Yaku in quanto indigeno.

Però esistono delle contraddizioni al suo interno.

Sí, certamente. Nello scenario attuale il blocco indigeno si può rompere perché Leonidas Iza porta avanti un’opposizione interna al suo movimento ed ora con l’attenzione mediatica rivolta al movimento, lo stesso Iza concentra la sua campagna politica su tre punti principali: 1) il non estrattivismo, 2) no al Trattato di Libero Commercio con gli Stati Uniti, 3) nessun accordo con il FMI. Penso che nel blocco odierno Yaku Pérez non possa portare avanti questi tre principi e quindi nel futuro s’intravede una lotta interna che farà bene allo stesso movimento per visibilizzare maggiormente una serie di rivendicazioni sociali importanti. Nonostante ció, Yaku Pérez ha una possibilità storica: la rivendicazione della plurinazionalita come politica pubblica di Stato. Questo metterebbe al centro dell’attenzione il problema strutturale del razzismo in Ecuador. Il blocco composto da Lasso, Yaku ed Hervas si puó rompere solo ed esclusivamente da dentro del movimento indigena. Non verrà da Hervas perché non ha base sociale, non verrà dalla destra perché non ci sono le condizione al momento. Queste rotture permetteranno al movimento indigeno di svegliarsi e rompere con le elite di destra presenti al suo interno.

Perché questo non avviene ancora?

Dobbiamo spiegare qualcosa che in Europa non si comprende facilmente. Questa rottura difficilmente si da per questioni di carattere culturale. Nella cosmovisione indigena non è facile creare il conflitto e la rottura con le gerarchie.  In Europa quando all’interno di un partito ci sono delle rotture incolmabili, si genera la scissione del partito e la nascita di uno nuovo. Ultimo caso italiano è la rottura di Renzi con il PD che ha poi formato un nuovo partito. Qui, non funziona cosi, altrimenti il movimento indigena in questo momento storico sarebbe fuori da Pachakutik che non ha nemmeno la maggioranza all’interno della CONAIE. Qui, invece di rompere con le gerarchie si aspettano momenti migliori per portare avanti le proprie idee. Pachakutik è governato da una elite minoritaria di destra ma con un elettorato a maggioranza di sinistra eppure resta unito. Incomprensibile per noi europei, peró la cosmovisione indigena determina questa situazione.

Andiamo al campo internazionale. Secondo te, quali sono le alleanze internazionali in gioco per il futuro dell’Ecuador.

A livello internazionale con la vittoria di Biden è cambiata la tattica ma non la strategia degli Stati Uniti. Con Biden si aspetta un colpo di stato blando per la riappropiazione del potere dentro di uno schema piú soft che abbiamo già visto, tra l’altro, con il periodo di Moreno. Yaku in questo senso rappresenta il personaggio adatto perché nel campo sociale ferma il conflitto sociale in Ecuador ma dall’altro lato da passo all’intervento della banca privata, al FMI e al TLC con gli USA. Qunidi è l’ideale a livello internazionale come un attore di riappacificazione sociale e di unità dentro del blocco anti- correista che un Lasso diversamente non riuscirebbe perché non appacificherebbe socialmente. Qundi non è in dubbio che gli Stati Uniti appoggino Yaku. Inoltre, quest’ultimo si è espresso contro Evo Morales in Bolivia, a favore di Almagro e dell’OEA.

Facciamo una critica al correísmo. Arauz riuscirà a vincere al secondo turno? Come?

Il correismo non è avanzato oltre il 32% perché non è riuscito a proporre un tema nuovo se non lo stesso di sempre e cioé: maggiore investimento dello stato, il recupero della Patria, un’economia piú autarchica. Il Correismo non è andato oltre questo e al suo interno non sono state assunte una serie di lotte per i diritti civili che oggi sono senitite all’interno della societá civile con maggiore maturità. Questi temi li ha cavalcati in campagna elettorale Yaku Pérez che ha un discorso sui diritti civili piú progressista rispetto a quello di Arauz. Dal mio punto di vista il correismo deve produrre un discorso piú progressista che guardi alla plurinazionalità, che non accetti accordi con il FMI e il TLC con gli USA. E che cominci a fare soprattutto autocritica.

In questa disputa che si è aperta tra Lasso e Yaku Pérez, che cosa prevedi?

Sembra che i due attori si uniscano in questo schema denominato Ecuador Unido. Secondo me, questo riconteggio è una scenata ed un modo per creare tensioni e aumentare l’isolamento politico al correismo. Di fatti, inmediatamente il candidato Hervas ha già detto di appoggiare Lasso per combattere il modello correista. Quindi, si sono già dichiarate le forze in campo. Rispetto a Yaku Pérez bisogna stare attenti alle mosse di Leonidas Iza e alla base del movimento che stanno giá prendendo le distanze da Yaku per il dialogo intavolato con Lasso. Questa corrente interna al movimento indigena potrebbe essere l’ago della bilancia e capire quanti voti andranno verso Arauz e quanti verso Lasso.

In definitiva c’è qualcosa di strano. In Ecuador, in queste elezioni ha vinto la sinistra che non vuole il neoliberismo peró, paradossalmente, invece di costruire un’alleanza organica al suo interno, si parla di divisioni e di accordi addirittura con la destra. Forse ci sono interessi geopolitici alti che non vogliono che questa sinistra sia unita.   

jueves, 29 de octubre de 2020

Entrevista a Leonidas Iza.

Entervista a Leonidas Iza

de Davide Matrone

Leonidas Iza - Foto de Davide Matrone 

¿Cuál es la situación general de Covid-19 en las comunidades?

A partir de una falta de planificación cuidadosa por parte del Estado en el manejo del COVID-19, nuestras comunidades indígenas han actuado de manera independiente implementándose en cuatro frentes: 1) fortalecimiento del uso de la medicina ancestral que nos ha ayudado psicológicamente y para aliviar los síntomas leves; 2) nunca dejamos de producir más bien se incrementó la producción, en el sector agrícola que generó una ruptura con el sistema de comercialización, en donde se profundizó la especulación exclusiva y excluyente; 3) impulso del control comunitario en materia de prevención y aplicación de protocolos de prevención en salud; 4) difusión de campañas de bioseguridad en los medios y redes sociales en al menos 10 idiomas de las nacionalidades indígenas del Ecuador.

En octubre de 2019, millones de latinoamericanos se levantaron contra las recetas del FMI. Los primeros en rebelarse fueron los movimientos indígenas de Ecuador. ¿Por qué?

Paro Nacional. Octubre de 2019. El Comercio

El levantamiento del mes de octubre en Ecuador no se originó exclusivamente por la promulgación del Decreto 883 (eliminación de los subsidios a los combustibles) sino también por la aplicación de las políticas económicas de carácter neoliberal extractivas que se impulsaron antes. La flexibilidad y la precariedad del trabajo; la privatización de las empresas públicas; la reducción del gasto corriente en salud y educación; había sancionado el fin del diálogo con el gobierno por la nula respuesta a los problemas presentados por la CONAIE en los dos años de dialogo con el gobierno. El retorno del paradigma neoliberal al continente, ha provocado una grave crisis económica que ha empujado a la rebelión de los pueblos de Haití, Chile y Colombia.

Luego de 12 días de lucha, llegaron a la mesa de diálogo de la que se obtuvo la derogación del Decreto 883. Sin embargo, había otros 11 reclamos. ¿Por qué se detuvo el diálogo?

El gobierno está bajo el chantaje del FMI. Si hubiera aceptado dialogar con nosotros, no habría tenido acceso a los recursos económicos que le otorgan los Organismos Multilaterales que han condicionado la agenda política y controlan la economía. Sin embargo, somos conscientes de nuestros errores en la fase posterior al diálogo y que se debía seguir presionando para que se tomaran en cuenta las propuestas; pero días posteriores vino la pandemia de la cual también aprovecharon para imponer otras medidas. Mientras tanto, el gobierno ha seguido aplicando la estrategia del “divide y vencerás”, polarizando su discurso fragmentando el movimiento en pacíficos y violentos. Además, el mismo Decreto 883 fue reenviado con otro decreto, de forma engañosa, a partir de marzo de 2020 a través del sistema de rango de precios. Este último, con un incremento del 5% mensual, conducirá a la eliminación del 100% de los subsidios a los combustibles en un año y medio. En los últimos 6 meses de aplicación de este sistema de rango de precios, se registra un incremento del 20% del precio de la gasolina.

¿Qué hacer?

Tenemos que pasar al “Qué hacer” y a la fase de propuesta. En primer lugar, abordar el problema del extractivismo. El 15% del territorio nacional – del cual el 70% se concentra en nuestras zonas de territorios indígenas – sigue siendo afectado por las políticas extractivistas. Otros temas como: el transporte comunitario, el reconocimiento de la educación bilingüe, el cambio de matriz productiva y la justicia indígena deben abordarse. Continuaremos luchando por un entendimiento y una solución orgánica de los problemas levantados en los últimos años.

Estamos en campaña electoral. El nuevo presidente y el nuevo Parlamento serán elegidos el próximo febrero de 2021. ¿Qué está pasando en este momento?

notimundo.com.ec

El oficialismo actual tiene una baja legitimidad popular y para continuar con el modelo de desarrollo neoliberal apoya al candidato de derecha Guillermo Lasso al cual están anclados, todo el bloque del poder político y económico, realmente existente del Ecuador, el cual ha venido cogobernando mediante un pacto político. Por lo mismo, está utilizando los medios de comunicación (sus aliados) para construir una cortina de humo permanente con casos de corrupción que intentan ocultar la profunda crisis económica que azota al país. En nuestra Constitución, desde el año 2008, se reconocen tres formas de democracia: representativa, directa y comunitaria pero solo son formales, en mi opinión. Nosotros, como organización de masas, tenemos una tarea importante: aumentar la participación popular y criticar el sistema de partidos que debilita la democracia.

Pensaba que usted iba a ser el candidato del Movimiento Indígena en estas elecciones, pero es Yaku Pérez. ¿Qué pasó?

Personalmente, había declarado públicamente que luego de que los dirigentes nacionales irrespetaran el debido proceso de democracia interna en base a decisiones colectivas, no me postularé para ningún cargo. Con respecto a la candidatura de Yaku Pérez, desde el principio expresé mi critica a las modalidades en la que determinaron la candidatura del binomio presidencial del movimiento Pachakutik. Algunos compañeros de la dirección ejecutiva legitimaron la participación individual de los afiliados y no respetaron el proceso colectivo, como establece los diferentes espacios de toma de decisión de la CONAIE. Si la democracia comunitaria está reconocida en la Carta Magna, deberíamos ser los primeros en aplicarla. No hubo un proceso de primarias libres y democráticas.

Del 18 al 30 de septiembre estuvo por los Estados Unidos presentando su libro «Estallido: la rebelión de octubre en Ecuador». ¿Cómo le fue?

El principal objetivo de mí visita a Estados Unidos fue generar las condiciones de unidad para la lucha contra el racismo y la explotación. La Independencia de Estados Unidos, a partir del año 1776, se basa también en las luchas por la liberación de los esclavos; por eso hemos organizado una serie de encuentros con los hermanos afrodescendientes que hoy luchan contra el racismo. Esperamos poder presentar el libro también en Europa para incrementar los procesos unitarios de lucha y combatir la expansión de un orden mundial basado en la ideología fascista. Es fundamental la unión de los trabajadores del mundo. Pero además, la unidad con todos los migrantes que salen de nuestros países a ser aportantes en el desarrollo de los países centrales. 

Durante su gira por Estados Unidos se registraron maniobras políticas. La visita de Yaku Pérez a su región, la candidatura parlamentaria de su mano derecha Peter Calo y la de Jaime Vargas siguen en juego. ¿Cómo interpretas estos movimientos?

La llegada de Pérez a mi región indica un irrespeto a los procesos colectivos y esto es muy doloroso para todos los que sostenemos con firmeza lo colectivo. El 2 de octubre, Jaime Vargas fue ratificado candidato del colectivo adherente que representa a los pueblos y nacionalidades indígenas, pero los dirigentes de Pachakutik una vez más no dieron acceso a la decisión colectiva. Sin embargo, dijimos que apoyamos la agenda política del movimiento indígena de Ecuador.

Las encuestas de hoy dan a Arauz en primer lugar y a Lasso en segundo lugar. Si hay balotaje, ¿cómo se comportará el movimiento indígena?

Lasso, Pérez, Iza y Arauz. Revista Crisis

En este momento los que pertenecen estructuralmente a la CONAIE y a Pachakutik sostienen y apoyarán el proyecto político del movimiento indígena. Hay tres escenarios que pueden suceder. Si hay un balotaje entre el candidato Arauz y Lasso, mi colectivo no apoyará un proyecto político de la derecha. En un probable balotaje entre Pérez y Arauz, pues sostendremos decisiones colectivas y no queremos que se compromete nuestro proyecto político en base al acuerdo con la derecha que buscará influir en un candidato. Finalmente, hay un tercer escenario, el balotaje entre Lasso y Pérez. En este caso el proyecto político del movimiento tiene que anclar en esta idea del progresismo convocando a los sectores de izquierda que apoyen el proyecto de transformación y respetar al movimiento indígena y no perseguirlo como se dio en el pasado reciente. En definitiva, en cualquier caso, no estamos dispuestos a disolver el proyecto político del movimiento indígena con ningún tipo de acuerdo con la derecha.

El 18 de octubre el MAS ganó las elecciones presidenciales. ¿Cuál será el mayor desafío de Arce?

 

El neo - presidente de Bolivia Arce. Fuente: El Español


El pueblo boliviano ha demostrado una gran valentía. No se dejó intimidar por las políticas racistas y denigrantes del gobierno de derecha. Los movimientos indígenas de Bolivia han logrado elevar el conflicto a la esfera política y calificar el programa del nuevo presidente Arce. La mayoría dijo basta al modelo de desarrollo neoliberal. Sin embargo, hay que criticar y aprender de los errores del pasado. El binomio Arce – Choquehuanca ganó gracias al apoyo de las organizaciones sociales y a los movimientos indígenas, por lo que la acción política del gobierno tendrá que manejarse en base a estas alianzas. En el pasado hemos criticado el modelo de desarrollo que atacaba los territorios de las nacionalidades indígenas como en el caso del TIPNIS. A partir de esto, es necesario generar una propuesta que permita un equilibrio de desarrollo con una visión también de los pueblos originarios. Necesitamos volver a discutir las consecuencias negativas de las políticas económicas centradas en el extractivismo. El progresismo latinoamericano aún goza de un apoyo popular que representa la resistencia a las recetas de treinta años del FMI que han implementado las crisis que enfrentamos hoy. En última instancia, debemos trabajar en todo el continente por la unidad de la izquierda contra el neoliberalismo.

publicado en: 

https://ilmanifesto.it/leonidas-iza-estrattivismo-in-ecuador-no-grazie/?fbclid=IwAR0xJqj6TvKQwmO6GRaKUIY8lBJm78TMycsbmqb_PsTs1oGpKI-VpbXXyt8

https://enretrospectiva23.blogspot.com/2020/11/leonidas-iza-ecuador-movimiento.html

http://indi.ups.edu.ec/blog/dmatrone/?p=137

https://www.elsaltodiario.com/mapas/entrevista-leonidas-iza-ecuador-movimiento-indigena-coronavirus-conaie

https://www.revistacrisis.com/debate-critica/leonidas-iza-debemos-trabajar-por-la-unidad-continental-contra-el-neoliberalismo

https://bloglemu.blogspot.com/2020/11/ecuador-el-retorno-del-paradigma.html

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-ecuador_intervista_al_leader_indigeno_leonidas_iza_lavorare_in_tutto_il_continente_per_lunit_della_sinistra_contro_il_neoliberismo/5694_38169/

https://global.ilmanifesto.it/ecuadorian-organizer-leonidas-iza-the-government-is-under-blackmail-by-the-imf/

https://www.resumenlatinoamericano.org/2020/11/15/ecuador-leonidas-iza-el-retorno-del-paradigma-neoliberal-en-america-latina-ha-empujado-a-la-rebelion-a-los-pueblos/

https://qoshe.com/il-manifesto-global/davide-matrone/ecuadorian-organizer-leonidas-iza-the-governme/91747784?getQID




sábado, 23 de mayo de 2020

Se agudiza la crisis en Ecuador.

Profundización de las políticas neoliberales en Ecuador

La restauración neoliberal en Ecuador se ha impulsado en los últimos dos años. El proceso de privatizaciones sigue su curso y sin interrupciones. El Estado ecuatoriano está de venta y al mejor oferente. En el mes de mayo se dio una aceleración a las aplicaciones de las políticas económicas neoliberales que se traduce en: venta del patrimonio estatal, mayor reducción del gasto público, incremento de los despidos masivos e injerencia del capital extranjero.

En los últimos días se ha anunciado un plan de recorte impresionante. Las principales empresas públicas tienen vida breve. Algunas se cerrarán y otras se privatizarán. En ambos casos se registrará un aumento de desempleo, un incremento de la pobreza y de consecuencia más inseguridad social. Con los decretos 1055, 1056, 1057, 1058, 1059, 1060, 1061, 1062 la Presidencia de la República del Ecuador ha sancionado la venta o la privatización de: TAME (compañía de avión nacional), Ferrocarriles (transporte), Correos del Ecuador (servicios y comunicaciones), Ecuador TV, El Telégrafo, El Tiempo y Editogram (medios públicos de comunicación), Enfarma (Empresa de Medicamentos), Fabrec (Empresa de Textil y Calzado) y Cementera del Ecuador (Empresa de Construcciones).


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El acuerdo con el FMI y sus efectos

En el mes de febrero del 2019, Ecuador y FMI alcanzaron un acuerdo sobre un apoyo de 4.2 mil Millones de dólares. 

"Me complace anunciar que el personal técnico del FMI y las autoridades ecuatorianas han llegado a un acuerdo en apoyo del plan de política económica de Ecuador. Nuestro objetivo ha sido y sigue siendo apoyar los esfuerzos de las autoridades para mejorar el nivel de vida de todos los ecuatorianos. El acuerdo anunciado hoy es parte de un esfuerzo más amplio de la comunidad internacional que incluye un apoyo financiero de casi US $ 6,000 millones en los próximos tres años del Banco de Desarrollo de América Latina (CAF), el Banco Interamericano de Desarrollo (BID), el Fondo de Reserva Latinoamericano (FLAR) y el Banco Mundial. (Comunicado de prensa NO.19/52).

En la fecha 11 de marzo del 2019 el Directorio del Fondo Monetario Internacional (FMI) aprobó el acuerdo a favor de Ecuador en el marco del Servicio Ampliado del FMI (SAF). El acuerdo brinda apoyo a las políticas económicas del gobierno ecuatoriano en los próximos tres años. Tras la reunión del Directorio Ejecutivo, la Directora Gerente del FMI, la Sra. Christine Lagarde, hizo la siguiente declaración:

“Las autoridades ecuatorianas están implementando un amplio programa de reformas con el objetivo de modernizar la economía y allanar el camino para un crecimiento sólido, sostenido y equitativo. Las políticas del gobierno están destinadas a reforzar la posición fiscal y mejorar la competitividad y contribuirán así a disminuir las vulnerabilidades, a robustecer la dolarización y, con el tiempo, a fomentar el crecimiento y la creación de empleo”. (Comunicado de Prensa NO. 19/72)

 
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Palabras que no tienen resultados hasta ahora porque el incremento sólido, sostenido y equitativo no hay. Tampoco se ha fomentado el crecimiento y la creación del empleo, más bien. Entonces: ¿Cuáles son los efectos hasta ahora? En el sector de educación, los recortes suman en dos años más de 1.200 millones de dólares -entre educación básica, secundaria y superior. Un incremento de la pobreza de 500.000 personas en un año. El despido a servidores públicos, entre los cuales se supone el despido a más de 2.500 profesionales de salud y más de 70.000 docentes, solo en el 2019.

En el 2020 se ha calculado el despido de casi 70.000 trabajadores. Los datos los dio a conocer el pasado 6 de mayo la Comisión de Derechos de los Trabajadores de la Asamblea Nacional. En estos días se han registrado despidos de otros trabajadores como los de los 3000 colaboradores de la empresa UBER y hay otros gremios laborales que están realizando plantones para que no se pierden sus puestos: 352 trabajadores del Ferrocarril, 700 trabajadores del Servicio de Gestión Inmobiliaria del sector público (Inmobiliar), 932 trabajadores de TAME y 910 trabajadores de Correos del Ecuador entre otros.

El FMI y el neoliberalismo en América Latina

Una vez realizado el préstamo con el FMI: ¿Hasta qué punto deberíamos preocuparnos? ¿Cuáles son los efectos en términos económicos? ¿Por qué hay voces contrarias?

El ex Consejero Económico y director del Departamento de Estudios del FMI (hoy Docente de Economía y Política de la Universidad de Haward) respondía en el año 2002 a las críticas que hablaban de “un riesgo moral” entre los contrayentes del préstamo. El “riesgo moral” generaría y agravaría el tipo de crisis que, la Institución (el FMI ndr) debería precisamente evitar y mitigar. Según el mismo académico no es fácil demostrar que haya este riesgo en cuanto los préstamos del FMI siempre han sido rembolsados íntegramente y de manera previsible. En la historia de América Latina el FMI intervino innumerables veces y a partir desde la década '50. En 1954 el FMI firmó los primeros acuerdos stand-by (SBA según sus siglas en ingles) con Peru y México, los cuales dieron su puntapié inicial a una serie de 54 acuerdos en 18 paises.   

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En la década '70, los créditos del FMI apoyaron a las dictaduras militares latinoamericanas que promovieron reformas neoliberales. El FMI entregó controvertidos desembolsos a Chile, Argentina y Uruguay, poco despúes de los golpes de Estado. Entre 1974 y 1975 el FMI apoyó al gobierno de Pinochet con un préstamo de 450.000.000 de dólares. En Chile el neoliberalismo tendrá un sustento teórico gracias a la publicación del texto de política económica “El Ladrillo” escrito por Sanfuentes, Villarzú y Zabala Ponce; unos economistas chilenos que estudiaron en la Escuela de Chicago de Milton Friedman considerado en gran gurú del movimiento en favor del capitalismo del libre mercado. Friedman refutó el keynesianismo y explicó los errores de los marxistas que piensan que el capitalismo es inherentemente inestable y que requieren del gobierno para estabilizar la economía (Ravier, 2016).

El neoliberalismo promovió en el continente: las reducciones de impuestos, el libre mercado, la privatización de los servicios, los recortes en el gasto social y una liberalización y desregulación generales.

La socióloga canadiense, Naomi Klein, realizó unos estudios sobre la Escuela de Chicago y la aplicación del neoliberalismo en los distintos continentes. Sus análisis comprobaron que este paradigma económico - una vez aplicado - aumenta la concentración de riquezas y poder en pocos grupos y se incrementan las desigualdades económicas.

"En todos los países en que se han aplicado las recetas económicas de la Escuela de Chicago durante las tres últimas décadas, se detecta la emergencia de una alianza entre unas pocas multinacionales y una clase política compuesta por miembros enriquecidos; una combinación que acumula un inmenso poder, con líneas divisorias confusas entre ambos grupos" (Naomi Klein, 2008)

Davide Matrone 

Bibliografía: 

https://confirmado.net/2019/10/08/a-desmitificar-el-mercado-y-eliminar-el-recetario-fondomonetarista-en-el-ecuador-analisis-marcelo-varela/ (FOTO 1)

http://www.scielo.org.mx/scielo.php?script=sci_arttext&pid=S1405-22532018000100275 (FOTO 2)

https://www.elespanol.com/invertia/economia/macroeconomia/20200312/lagarde-bce-no-puede-gobiernos-actuar-coronavirus/474203667_0.html (FOTO 3)

https://www.katari.org/pdf/shock.pdf 

file:///C:/Users/user/Downloads/Dialnet-ElPensamientoDeMiltonFriedmanEnElMarcoDeLaEscuelaD-6268037.pdf 

https://www.imf.org/es/News/Articles/2019/02/21/pr1952-ecuador-and-imf-reach-staff-level-agreement-on-extended-fund-facility

https://www.imf.org/es/News/Articles/2019/03/11/ecuador-pr1972-imf-executive-board-approves-eff-for-ecuador

https://www.celag.org/lenin-y-la-restauracion-neoliberal-en-ecuador/

https://www.imf.org/external/pubs/ft/fandd/spa/2002/09/pdf/rogoff.pdf

https://www.revistacrisis.com/editorial/el-gobierno-contra-el-pueblo

https://www.elcomercio.com/actualidad/despidos-desempleo-trabajadores-emergencia-sanitaria.html

http://www.scielo.org.mx/scielo.php?script=sci_arttext&pid=S1405-22532018000100275