Il 30 agosto ho presentato il mio libro presso la Libreria "Phlegraea Socialbookbar" di Pozzuoli. È stato un piacere realizzare tale iniziativa nella città in cui ho vissuto dal 1994 al 2008 e dove ancora risiedono i miei. Inoltre, sono molto legato a questo luogo in quanto ci sono ancora parenti, amici e conoscenti con cui è sempre un piacere rivedersi e trascorrere del tempo nelle vacanze estive.
Inoltre, farlo in una libreria che oggi si trova nella centralissima Piazza della Repubblica è pura felicità per il sottoscritto che ha visto, purtroppo, chiudere alcune librerie a Pozzuoli negli anni passati.
La presentazione ha visto la partecipazione di Dario Parisi, professore di Storia e d'Italiano presso l'ITIS Guido Tassinari di Pozzuoli che ha moderato l'incontro con riflessioni e domande e di Guido Piccoli, sceneggiatore, regista e conduttore per Radio Rai e collaboratore da oltre 20 anni con la Radio Svizzera che ha partecipato con analisi e commenti
Durante l'incontro è intervenuto anche il professore e ricercatore Fabrizio Chiodo.
Con Guido Piccoli
Con Dario Parisi
Con Fabrizio Chiodo
Hanno assistito all'evento 20-25 persone in una piacevole serata estiva.
Un ringraziamento alla Libreria e ai suoi componenti: Alessandro, Francesco, Luca e Marta.
Pubblico un resoconto con foto della presentazione del mio libro a Savona in data 26 agosto del 2022 presso la sede di LA Usei.
Questo pomeriggio, 26/08/22, presso la sede dell'USEI-APS, si è svolta la presentazione del libro di Davide Matrone “𝗙𝗶𝗱𝗲𝗹 𝗶𝗻 𝗘𝗰𝘂𝗮𝗱𝗼𝗿, 𝗹𝗲 𝗿𝗲𝗹𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝘁𝗿𝗮 𝗱𝘂𝗲 𝗣𝗮𝗲𝘀𝗶 𝗮𝗺𝗶𝗰𝗶”.
La presentazione, organizzata dall'associazione USEI-APS (Unione di Solidarietà degli Ecuadoriani in Italia) in collaborazione con l'associazione Italia Cuba - Circolo Granma di Celle e Savona, si è avvalsa dell'intervento video di Alessandra Riccio che ha curato la prefazione del libro, Ex corrispondente da Cuba per l'Unità e Docente all'Università l'Orientale di Napoli e del giornalista cubano Pedro Martinez Pirez di Radio Havana, giornalista ufficiale di Fidel Castro nelle sue visite all'estero. .
Alba Barrabino dell'USEI APS ha svolto il ruolo di moderatrice di questo incontro, che ha incluso commenti sui quattro viaggi di Fidel Castro in Ecuador in tempi diversi.
Nella presentazione si è fatto particolare riferimento al pittore ecuadoriano Oswaldo Guayasamin, oltre che ad altre personalità che fanno parte della storia dell'America Latina.
Era presente Davide Matrone, autore del libro, che al termine dell'incontro ha firmato la propria adesione all'USEI.
Il commento degli organizzatori: "𝑆𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑜𝑟𝑔𝑜𝑔𝑙𝑖𝑜𝑠𝑖 𝑑𝑖 𝑎𝑣𝑒𝑟𝑒 𝑢𝑛 𝑠𝑜𝑐𝑖𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑖𝑡𝑎̀ 𝑑𝑖 𝐷𝑎𝑣𝑖𝑑𝑒 𝑀𝑎𝑡𝑟𝑜𝑛𝑒".
Se desiderate ottenere una copia del libro, contattateci al numero 3408348953 o scrivete a info@usei.it.
Riporto l'intervento di Alba Barabino - Usei di Savona e Moderatrice dell'incontro.
Questo libro “Fidel in Ecuador – relazione tra 2 Paesi amici” è del Prof. Davide Matrone oggi docente all’Università di Quito capitale dell’Ecuador. Il prologo è di Gianni Minà, a noi tutti noto.
L’autore del libro si presenta come un militante della Sinistra con la passione per Cuba.
Nel libro si parla dei 4 viaggi di Fidel Castro in Ecuador ( 1971 – 1988 – 2002 – 2003).
Il 1° viaggio (1971) è uno scalo di poche ore durante il quale il Presidente dell’epoca Velasco Ibarra volle comunque incontrarlo;
Il 2° viaggio avviene in occasione dell’insediamento del Presidente socialdemocratico Rodrigo Borja;
Il 3° per l’inaugurazione della Capilla de El Hombre, museo d’arte creato su iniziativa dell’amico di una vita Guayasamin al quale si devono i pochi ritratti di Fidel; viaggio questo non ufficiale;
Il 4* avviene per l’insediamento del Presidente Lucio Gutierrez, vicino alle posizioni della Sinistra latino-americana, il quale poi virò decisamente a Destra.
Il libro termina con l’elenco delle numerose onorificenze assegnato dall’Ecuador a Fidel e con un importante elenco di testimonianze di chi era presente in occasione dei suoi viaggi.
Queste visite risultano compiute da Fidel in qualità di leader della Stato cubano non già quale dirigente del Partito comunista.
Del libro mi ha colpito la storiografia particolarmente accurata; emerge inoltre come le relazioni tra Cuba ed Ecuador siano rimaste pressoché costanti anche quando i governi (in Ecuador assai mutevoli) non erano esattamente di Sinistra.
Numerosi riconoscimenti vennero dal Governo ecuadoriano a Fidel per gli aiuti nel campo dell’istruzione e della sanità.
Il collante tra i 2 Paesi sembra essere il comune desiderio di non venir considerati il cortile di casa degli USA, anche nella prospettiva bolivariana di un’unità del Continente peraltro mai realizzata.
Oltre alla sua abilità oratoria, trascinante ed universalmente riconosciuta, in questo libro Fidel è descritto come persona colta e disponibile al confronto soprattutto con i giovani (qualcuno ha detto che quando parla Fidel c’è sempre qualcosa da imparare)
"Fidel in Ecuador. Le relazioni tra due paesi amici"
Edizione Città del Sole
Il testo ripercorre le 4 visite di Fidel Castro in Ecuador realizzate
negli anni 1971, 1988, 2002 e 2003 in contesti politici e sociali molto
diversi. Si tratta di una narrazione storiografica in cui vengono analizzati i
momenti più importanti e significativi delle 4
visite con il contributo, inoltre, di testimonianze dirette che danno un’ulteriore
visione dei fatti.
·Il 1° capitolo ripercorre la visita “tecnica” del Comandante Fidel all’aeroporto
di Guayaquil con il Presidente dell’Ecuador Velasco Ibarra che lo invitò approfittando della visita fatta a Salvador Allende in Cile. L’incontro
durò poche ore però intense. Il Presidente dell’Ecuador che aveva svelato indirettamente a
Fidel i piani d’invasione a Baia dei Porci, dopo poco fu destituito con un
colpo di Stato per aver difeso la sua autonomia in politica estera e non aver
accettato le imposizioni dal governo degli Stati Uniti.
·Il 2° capitolo narra la II visita del Presidente Fidel Castro durante
l’insediamento del Presidente Socialdemocratico Rodrigo Borja. I due si erano
già conosciuti all’Avana nel 1985 durante l’Incontro internazionale sul debito
estero dell’America Latina e i Caraibi. Fidel aveva previsto la sua elezione a
Presidente dell’Ecuador con 3 anni d’anticipo. Lo racconta lo stesso Rodrigo
Borja all’autrice ecuadoregna Neira. Inoltre, in questo stesso capitolo si racconta
del festeggiamento a sorpresa dei 62 anni di Fidel in casa dell’amico Oswaldo
Guayasamin e dell’anomala amicizia con l’ex Presidente dell’Ecuador Febres
Cordero della destra conservatrice costegna.
·Nel 3° capitolo troviamo la visita non
ufficiale ma “sentimentale” di Fidel in Ecuador in occasione dell’inaugurazione
della Capilla del Hombre del fratello Oswaldo Guayasamín già defunto
nel 1999. Fidel viaggia a Quito per omaggiare il suo caro amico che gli regalò 4
ritratti durante la sua vita. Il primo nel 1961, come racconta il giornalista
cubano Pedro Martínez. Alla cerimonia ci fu anche l’arrivo a sospresa del
presidente venezuelano Hugo Chávez.
·Nel 4° e ultimo capitolo la visita
durante l’insediamento del Presidente Lucio Gutiérrez. Una visita inspiegabile
per alcuni, positiva per altri ma che non produsse molto, in termini di
relazioni bilaterali, tra i due paesi. Fidel anni dopo etichettò Gutiérrez
come un farsante per aver tradito il suo popolo.
Nella parte finale del libro, troviamo
delle Appendici relative alle condecorazioni e riconoscimenti istituzionali che
lo Stato dell’Ecuador ha conferito all’ex Presidente di Cuba durante gli anni.
Note dell'autore
Davide Matrone (Napoli 1978).
Laureato in Scienze Politiche all'Orientale di Napoli. Master in
Comunicazione e Opinione Pubblica alla Facoltà di Scienze Sociali (FLACSO –
Ecuador).
Ha scritto e scrive articoli sull’America Latina per: Il Manifesto,
Revista Crisis Ecuador, LEFT Avvenimenti, El Salto, Pagine Esteri e
l'Antidiplomatico
Già autore del libro: "Il mio sogno era essere pittore". Una
biografia del teologo della liberazione ecuadoregno, il Monsignore Leonidas
Proaño. Edizione Abya Yala, Quito-Ecuador.
Da 10 anni è Docente e Ricercatore alla Facoltà di Comunicazione Sociale
all'Università Politecnica Salesiana di Quito.
Appassionato per la storia e la cultura del continente latinoamericano sin
da giovane e da 15 anni ha deciso di vivere in sudamerica.
Contatti
twitter: @Davidem281
email: dmatrone@yahoo.com
LE PRESENTAZIONI DEL LIBRO ESTATE 2022
Savona - 26 agosto - Sede Associazione USEI - APS (Unione di Solidarietà degli Ecuadoriani in Italia - APS)
Pozzuoli (Na) - 30 agosto - Libreria Mondadori Bookstore
Santa Maria delle Mole (ROMA) - 1 settembre - Biblopop
Napoli - 2 settembre - Lazzarelle bistrot Galleria Principe di Napoli
Intervista/Il partenopeo Davide Matrone: «Così racconto in un libro le visite di Fidel in Ecuador. Con un contributo di Gianni Minà»
Una foto dello sciopero nazionale in Ecuador del giugno 2022
Nelle librerie indipendenti italiane sta per arrivare un libro fresco di stampa. S’intitola: “Fidel in Ecuador. Le relazioni fra due paesi amici”, edito da La Città del Sole. L’opera è stata scritta da Davide Matrone, studioso originario di Pozzuoli, che è un docente universitario in Ecuador, dove lavora all’Università politecnica salesiana di Quito. Laureato in Scienze politiche all’Università L’ Orientale di Napoli, dopo aver conseguito un master in comunicazione e opinione pubblica, da molti anni vive in America Latina. Nonostante questo, Matrone non ha reciso le radici con la propria terra e collabora come corrispondente dall’estero per numerose testate e riviste, fra cui il Manifesto, l’Antidiplomatico, Left, Revista crisis, Pagine esteri. Lo abbiamo intervistato per avere un’anticipazione sul libro e chiedergli informazioni sullo sciopero generale che ha recentemente investito il paese in cui vive, provocando morti e feriti fra i manifestanti. Come nasce quest’opera? L’idea mi venne due anni fa. Stavo approfondendo il tema della cooperazione fra l’Ecuador e Cuba. Ho cominciato a dare una certa attenzione alle visite che Fidel Castro compì qui. Come mai hai scelto un tema così particolare? Sono stato un militante della sinistra comunista italiana, mi sono sempre occupato di esteri, in particolare dell’America latina. Ho fatto parte per sei anni dell’Associazione nazionale Italia-Cuba, divenendone il segretario del circolo di Pozzuoli. Poi, da 14 anni, per varie ragioni, ho deciso di venire a vivere in Sud America, stabilendomi prevalentemente in Ecuador.
Il frontespizio dell'opera
Il libro cela anche una trama della tua vita?
In un centro senso, sì. Vi sono due temi legati che fanno parte del mio percorso: la passione per Cuba – narrata attraverso la figura del leader maximo – e l’interesse per la storia del paese che mi ha adottato. L’ispirazione per questo sincretismo mi nacque una notte in cui venni invitato alla presentazione di un libro. Questo testo venne presentato in concomitanza con la commemorazione della morte di Castro e parlava delle relazioni fraterne fra i popoli cubano ed ecuadoregno. Da lì, avviai la ricerca e la documentazione. In cosa differisce il tuo libro rispetto ad opere simili? La sua originalità consiste nel lavoro storiografico e sulla divulgazione inedita dei riconoscimenti che lo stato ecuadoregno ha dato al compianto Presidente di Cuba. In particolare, documento i premi che due università conferirono a Fidel per i meriti e gli sforzi fatti dal governo cubano nel settore dell’educazione, che è uno dei capisaldi della Revoluciòn. Com’è strutturato? Nella mia ricerca, ho ricostruito le visite compiute da Fidel in Ecuador nel 1971, 1988, 2002, 2003. A ciascuna di queste date corrisponde un relativo capitolo. Il primo, si concentra sulla visita tecnica, di sole 7 ore, che il Comandante della Rivoluzione cubana compì all’aeroporto di Guayaquil. Quella fu una sosta lungo il tragitto che avrebbe portato Fidel in Cile, con l’intento di abbracciare Salvador Allende. Il presidente ecuadoregno dell’epoca, Velasco Ibarra, sapendo dello scalo, lo volle incontrare. Ibarra aveva una politica indipendente dagli Usa e grande era in lui il desiderio di conoscere il leader dell’insubordinazione continentale. Pochi mesi dopo, non a caso, venne destituito da un colpo di stato voluto dagli Stati Uniti d’America. Di cosa parlano gli altri capitoli? Il secondo, narra della visita durante l’insediamento del presidente socialdemocratico Rodrigo Borja. Qualche tempo prima, Fidel aveva previsto la sua ascesa alle elezioni e aveva visto in lui un punto di riferimento per il rafforzamento delle relazioni tra i due paesi. Il terzo capitolo, si concentra sulla visita non ufficiale, ma sentimentale, di Castro in occasione dell’inaugurazione de La Capilla del Hombre, museo d’arte costruito su iniziativa del caro amico Oswaldo Gauyasamín. In questa circostanza, si registrò anche la visita a sorpresa di Hugo Chavez, presidente del Venezuela, che si incontrò così per la prima volta col leader maximo. L’ultimo capitolo, invece, è legato alla visita definitiva di Castro in Ecuador per l’insediamento di Lucio Gutierrez. In un primo momento, Gutierrez si disse vicino alle posizioni della sinistra latinoamericana, ma poco dopo cambiò la posizione e virò a destra. Dopo qualche anno, Fidel definì Gutierrez un ingannatore del popolo ecuadoriano. Nella ricca appendice, infine, figurano i numerosi riconoscimenti dati dalle istituzioni ecuadoriane al capo della rivoluzione cubana.
Uno scatto dello sciopero nazionale in Ecuador nel giugno 2022
Il prologo della tua opera è scritto da Gianni Minà… Sì, il libro è impreziosito da alcuni contributi molto importanti. L’introduzione è stata curata dalla professoressa Alessandra Riccio. Tramite lei, con cui ho sempre avuto un ottimo rapporto, sono riuscito a entrare in contatto con Gianni Minà, che è un faro del giornalismo italiano nel mondo. A dire il vero, il suo contributo è stato inaspettato. Gli scrissi nel novembre 2020, anche se sapevo che non sarebbe stato facile ricevere un suo scritto. Temevo che non mi rispondesse. Poi, nel gennaio 2021, mi contattò inviandomi il suo contributo, che consisteva in un testo sulla figura di Fidel come paradigma del rivoluzionario. Questa cosa mi ha dato uno slancio enorme. Infine, attraverso compagni e amici italiani ed ecuadoregni, sono riuscito a entrare in contatto con il giornalista di Radio La Habana, Pedro Matrinez Pirez, accompagnatore ufficiale di Fidel in tutte le visite in Ecuador. In cosa consistono i contributi raccolti nel tuo libro? Minà descrive Castro come uno dei personaggi più importanti della storia contemporanea. Dà un senso alla sua persona, all’uomo d’azione, al pensatore di una prassi ideologica integralmente dedicata alla causa dei lavoratori, dei proletari, degli ultimi. Gianni ha narrato meglio di chiunque altro il contributo che ha dato Castro alle masse lavoratrici e all’autodeterminazione dei popoli. Il contributo di Alessandra Riccio, invece, oltre ad essere un sunto del testo, si incentra sulla costruzione delle relazioni bilaterali tra il popolo ecuadoregno con il popolo cubano e sulla loro hermandad. Pedro Martinez Pirez, infine, traccia un parallelismo fra due figure iconiche: Jose Martì, per Cuba, ed Eloy Alfaro, per l’Ecuador, legati da sentimenti di amicizia e solidarietà per un’idea di indipendenza. In Ecuador si è tenuto un imponente sciopero generale. Qui in Italia se n’è parlato pochissimo. Ci puoi dare qualche elemento in più? Ci sono stati 18 giorni di sciopero convocati dalla Conaie, la confederazione dei popoli indigeni in Ecuador. Si parla dell’organizzazione più grande del 7% della popolazione ecuadoregna, vale a dire un milione e mezzo di persone. La Conaie ha un peso rilevante nelle aree interne, nelle campagne, in acune aree della Sierra. Riesce sempre a mobilitare un gran numero di persone. In sintesi, questa struttura equivale un po’ ai nostri sindacati, con la differenza che, nel 2022, la Conaie ha ancora la capacità di mobilitare la gente che i nostri sindacati hanno perso da almeno 20 anni. Quali sono state le ragioni della protesta? Lo sciopero è nato come atto di ribellione al neoliberismo, le cui ricette vengono applicate in Ecuador da cinque anni anni, grazie ai governi Moreno e Lasso. Sono stati smantellati quei pochi diritti dei lavoratori esistenti e quel po’ di stato sociale che si era costruito con 10 anni di governo Correa. Inoltre, è aumentato lo sfruttamento delle risorse minerarie e delle risorse naturali nei territori indigeni (cosa però portata avanti anche dallo stesso Correa). In breve, sono state introdotte una serie di politiche che hanno aumentato diseguaglianze, povertà, disoccupazione. Vi sono stati scontri violenti e ci sono stati anche morti tra i manifestanti… In diciotto giorni di sciopero, si è registrata una risposta brutale delle forze dell’ordine, equipaggiate fino ai denti, che hanno violato i diritti umani. Certo, vi sono stati anche atti di vandalismo, compiuti da minoranze spoliticizzate e criminali, che sfruttano questi momenti pensando di fare ciò che vogliono. Tuttavia, l’elemento centrale è che i settori popolari che più hanno subito le politiche neoliberiste, hanno risposto massicciamente all’appello alla mobilitazione. I punti salienti su cui si è incentrata la protesta sono stati: lo stop alle privatizzazioni, l’aumento delle risorse per l’educazione e la salute, lo stop allo sfruttamento delle risorse minerarie, maggiori opportunità di lavoro soprattutto per i giovani. L’Ecuador non è nuovo a queste lotte. Nell’ottobre 2019, vi furono 13 giorni di sciopero con 7-8 morti. Oggi, si registra un numero appena inferiore. Eppure, la nostra stampa ha trattato pochissimo il tema. Fa male il silenzio della comunità internazionale di fronte alle ragioni di una protesta che ha paralizzato completamente un paese importante dell’America latina. Cè stata più attenzione in Inghilterra e Francia, da parte di quotidiani di destra o conservatori, che in Italia dalla Repubblica e dal Corriere della Sera. Il Sud America si conferma un laboratorio per l’avanzata delle sinistre? Bisognerebbe contestualizzare ragioni storiche, politiche, sociali, economiche. Ma, in definitiva, sì. Negli ultimi tempi, le vittorie di Boric in Cile e di Petro in Colombia raccontano della costruzione di una nuova unità popolare, nata dal basso, posata su questioni lavorative, ambientali, di genere, passando per temi come l’educazione, i diritti degli animali, la salute. Cosa ti lega ancora a Pozzuoli? Il primo legame è familiare. Ogni anno, ritorno a casa dei miei genitori e trascorro con loro le vacanze estive. Poi, mantengo un legame affettivo col territorio in cui sono cresciuto e in cui mantengo ancora rapporti di amicizia. In futuro, mi piacerebbe ritornarci, magari per godermi la pensione, quando mio figlio sarà grande. Magari portò dare un contributo con la mia esperienza in America latina nel settore dell’associazionismo, della politica, dell’editoria, trasmettendo esperienza ai più giovani.
L’autore del libro [Photo credit: Davide Matrone, che si ringrazia per l’amichevole collaborazione]
Prima raccontavi che hai un passato militante. Che differenza trovi fra l’Europa e l’America latina?
Ci sarebbero molte distinzioni da fare, perché parliamo di continenti distanti e differenti sotto molti punti di vista. Però, vi sono degli elementi su cui riflettere molto. Guardando il mondo in cui ci troviamo, rammento un dibattito in cui a sinistra ci siamo cimentati. Ai tempi di Bertinotti, nel 2008, molti si opposero al suo tentativo di liquidare ciò che rimaneva del comunismo in Italia, dissolvendo quel po’ che rimaneva dell’idea di Partito in un movimento moltitudinario. All’epoca, fui fortemente contrario a quel processo.
La pensi ancora così?
Osservando quanto accade in America latina, forse bisognerebbe essere un po’ pragmatici e realisti coi tempi. In passato, mi piaceva l’idea di ritornare alla prima Rifondazione Comunista del 1991 o alla parte iniziale del mandato di Bertinotti come segretario di partito e leader della sinistra italiana. Però, quella storia ha avuto un esito diverso rispetto ai nostri auspici. Recentemente, a seguito delle vicende del Cile e della Colombia, ci siamo confrontati nella comunità dei militanti e attivisti italiani emigrati in Ecuador e nel Sud America. Guardando all’Italia, visti gli attacchi delle destre, l’idea di ricostruire un partito comunista risulta purtroppo residuale e non attecchisce. Così come in Sud America, parlare solo di lavoro non funziona. Ci si deve abbinare anche l’ambiente, l’educazione, le questioni di genere. La formula che sta funzionando in America latina è questa, senza discostarsi troppo dalle questioni di classe.
Quindi, per superare la crisi della sinistra bisognerebbe puntare all’unità di settori politici e sociali contro il neoliberismo?
La frammentazione delle sinistre non ha senso. In Italia, dovremmo rifondare tutto ciò che c’è a sinistra del Pd e archiviare la cosiddetta sinistra di D’Alema, Fratoianni, ecc. Tutti i segmenti dispersi dovrebbero unirsi. Bisognerebbe fare una grande assemblea popolare e rilanciare l’idea di una confederazione sociale e politica, che non incida solo sul piano elettorale. Qui, ad esempio, questa unione dal basso si crea per i referendum, le lotte per difendere l’acqua o la terra. Questa esperienza va portata ai sinistrati e ai sinistroidi nostrani: basta coi personalismi. Bisogna rimuovere cavilli e clausole, creando un ampio progetto in comune. Partendo dalla distribuzione delle risorse, dal difendere i diritti nel campo della salute, del lavoro, dell’ambiente.
Occorrerebbe, dunque, avere un approccio più pragmatico?
L’Europa, che è la culla delle teorie, ha dato molto alle scienze sociali in termini teorici ed epistemologici. Ma, nella pratica, questo portato viene meno. La sinistra da cattedra, i dirigenti della sinistra europea, delle socialdemocrazie o delle sinistre rivoluzionarie, fanno sempre i gradassi sulle teorie delle rivoluzioni poi, nel concreto non combinano nulla. La sinistra sudamericana, al contrario, nella pratica mette in campo ciò che in Italia si prova a dire con documenti e comunicati molto belli, che non legge nessuno. L’America latina produce lotta di classe, politiche di distribuzione delle risorse, difende i territori, contrasta le multinazionali, cerca di dire no alla Nato e all’impero. Presidenti come Chavez, Lula, Morales, Boric, Petro sono persone in carne e ossa che, con la lettura dei propri territori, stanno dando un contributo importante per sconfiggere le destre e fare politiche a favore dei contadini e dei lavoratori. Temo, invece, che in Europa si faccia molta accademia e zero pratica.
Quando presenterai il libro?
Dal 12 agosto a 6 settembre tornerò in Italia. Il libro è in pubblicazione. Abbiamo già delle date di presentazione: la prima, si terrà il 14 agosto a Savona, durante una festa dell’associazione Italia-Cuba. Il 30 agosto sarò a Pozzuoli, alla libreria Mondadori bookstore. Infine, il 2 settembre a Napoli, presso il Lazzarelle bistrot. Tutti questi eventi verranno realizzati grazie a compagni che appartengono a differenti organizzazioni. Speriamo che sia un buon inizio di lavoro, oltre che per il libro, per tutta la sinistra.
Il 25 novembre
del 2016 è morto Fidel Castro. Un uomo che ha segnato la storia di Cuba e di
tutta l'America Latina. Quattro anni fa se n'è andato davvero. Quando giunse la
notizia della sua morte c’era incredulità.
Dovemmo aspettare che giungesse una conferma dalle fonti prossime al governo
locale. Fu il fratello Raúl a comunicarlo in maniera ufficiale a tutto il
mondo. L’incredulità della
morte del Comandante era cresciuta negli anni, perché a Fidel l’avevano dato
per spacciato tante volte che alla fine lo consideravamo immortale.
Dal 1959 al 2008
i governi nord americani hanno cercato di fermarlo, di eliminarlo fisicamente
preparandogli 638 attentati. Lui è scampato sempre con le sue 7 vite da felino.
Ben 10 Presidenti degli Stati Uniti (Eisenhower, Kennedy, Johnson, Nixon, Ford,
Carter, Reagan, Bush senior, Clinton, Bush junior) hanno applicato migliaia di
strategie per abbatterlo, ma Fidel era sempre lì, in piedi, a sfidare il grande
Impero e a testa alta. Alla fine ha vinto lui. Come negarlo?
Se n’ è andato
di vecchiaia alla veneranda età di 90 anni nella sua Cuba, amato e rispettato
dal suo popolo.
Questo mese sono
in corso una serie di attività per ricordarlo, celebrarlo e commemorarlo. Anche
in Ecuador c'è un'agenda di incontri virtuali che rendono omaggio all’ ex
Comandante. La prima commemorazione si è tenuta il 18 novembre con la
presentazione del libro "Le visite di Fidel in Ecuador" degli
autori Pepe Regato (ex direttore del quotidiano "El Pueblo" del
partito comunista dell'Ecuador) di Alfredo Vera (ex ministro dell'Istruzione
del governo socialdemocratico Borja) e con la prefazione del giornalista Pedro
Martínez Pírez.
Un testo
semplice, ricco di foto, dettagli, ricordi, aneddoti che narra anche le vicende
storiche nei contesti politici delle epoche passate.
Fidel Castro ha
visitato l'Ecuador quattro volte: nel 1971, nel 1988, nel 2002 e infine nel
2003.
Nell'anno 1971
si trattò di
una "sosta tecnica", narrano le fonti ufficiali
dell'epoca. Il comandante della rivoluzione cubana era di ritorno dal Cile dopo
aver visitato il suo amico Salvador Allende. Fu invitato dall’allora presidente
dell'Ecuador, Velasco Ibarra che ruppe con gli ordini degli USA e s’incontrò con il
lider máximo della Rivoluzione cubana all’interno dell’aeroporto di Guayaquil.
Un incontro,
inoltre, che ripristinò le
relazioni bilaterali tra i due Paesi interrottesi dal 1962 dopo l’incontro
della OEA a Playa del Este, in Uruguay. In quell’incontro si votò l’esclusione
di Cuba dall’OEA (VI capitolo dell’atto finale) e l’interruzione di tutte le
relazioni economiche con Cuba da parte degli stati membri della stessa OEA
(VIII capitolo degli atti finali). A dire il vero, nella votazione finale
l’unico paese ad astenersi contro queste misure fu proprio l'Ecuador
rappresentato dal Ministro degli Esteri Francisco Acosta Yépez.
La seconda
visita si realizzò nell’anno
1988 durante la possesione del neo-presidente dell'Ecuador, Rodrigo Borja. Nel 2002,
Fidel fu invitato dalla famiglia Guayasamín a celebrare l'inaugurazione
della Cappella dell'Uomo del già defunto
Oswaldo Guayasamín, intimo amico del Comandante, a cui dedicò quattro
opere d'arti. E infine, la sua ultima visita si ebbe nell’anno 2003
durante la possessione del colonnello Lucio Gutierrez come nuovo presidente
dell'Ecuador.
Alla
presentazione del libro hanno partecipato le autorità dell’Ambasciata
Cubana in Ecuador, i rappresentanti della Provincia del Pichincha e molti
simpatizzanti e sostenitori della Rivoluzione Cubana.
Bibliografia
Acta oficial del año 1962 de la
octava reunión de consulta de Ministros de Relaciones Exteriores de la
OEA.
Regato, P. Vera, A. (2020). Fidel:
cuatro visitas a Ecuador. Prefectura del Pichincha, Ecuador.